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31 ottobre 2013

DI CHE MORTE VUOI MORIRE?


Nella nostra società il suicidio è considerato il sintomo o la conseguenza di una malattia mentale, forse perché la “normalità” la decide la maggioranza e la maggioranza non vuole suicidarsi. Ma, se invece non fosse così e la legge consentisse a chi proprio non volesse più vivere di farla finita, come si dovrebbe organizzare la cosa? Un aspirante suicida come potrebbe fare per togliersi la vita nel modo migliore? Maria Antonietta Usardi ipotizza la nascita di attività commerciali dedicate, con tanto di consulenti qualificati e specialità esotiche.

Nella Milano dei nostri giorni una coppia con due figli, più lugubri della famiglia Addams, con l'aggiunta di una nichilistica sfiducia per la vita e le sue sofferenze, gestisce un piccolo negozio specializzato in suicidi. Considerata l'impossibilità di fidelizzare i clienti, l'attività va piuttosto bene, finché non arriva in famiglia un nipotino che proprio non lo vuole capire che la vita è solo una dolorosa e sofferta attesa della morte e con i suoi buoni sentimenti metterà scompiglio nella vita e nell'attività commerciale della molto poco allegra famigliola.

L'idea è ciò che più mi ha colpito del libro. Nel nostro Paese argomenti come eutanasia e suicidio sono sempre un tabù ed il solo parlare, anche solo in un tono ironico e scanzonato, è già un passo avanti. Il meccanismo di per sé è quello supercollaudato della commedia: si prende un contesto e vi si inserisce dentro un elemento completamente fuori luogo. Tuttavia è il contesto ad essere la trovata originale: non un elemento lugubre in un contesto normale, ma un elemento normale in un costesto lugubre. Magari non ancora originalissimo, ma quantomeno insolito.

Quello che manca è un pizzico di estro, di dissacrante, di politicamente scorretto. Il libro è pervaso da un macabro umorismo un po' troppo buonista, come se l'autrice avesse pronto un colpo in canna, ma non osasse spararlo. Un Palahniuk, un Hornby, un Moore, mostri sacri del genere, ci vanno giù pesante ed è per questo che fanno ridere.

Senza questo pizzico di cinismo letterario, il romanzo resta una gradevole favola dalla morale scontata sulla lotta tra le delusioni e l'intrinseca gioia della vita, una storia che, lo ripeto, è tutt'altro che mal congegnata, ma non sfruttata a pieno.

A cura di Diego Rosato


Morire dal ridere di Maria Antonietta Usardi, 0111 Edizioni, 120 pagg, 13,50 euro (8,99 euro in ebook)



Voto 6,5/10




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