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19 settembre 2013

Rosato vs Simoni al Culture Pop Festival


Buonsera amici sportivi e benvenuti alla cronaca in diretta del match valevole per la presentazione del libro L'isola dei monaci senza nome di Marcello Simoni al Culture Pop Festival. Questa sera lo scrittore di Comacchio affronta Diego Rosato, della scuderia Reader's Bench, in un match che li vedrà mettere in campo tutte le loro armi migliori.

Simoni si presenta infatti con il suo quarto successo editoriale, centinaia di migliaia di copie vendute ed una media di un centinaio di presentazioni all'anno, mentre il vice-direttore blogger, dopo diversi studi e ricerche tenterà alla sua prima vera presentazione di sorprendere l'avversario con l'imprevedibilità.

Arbitra l'incontro il signor Davide Donatelli di Cisterna, padrino della manifestazione e veterano di questo genere di eventi, ma ciò che più ci inquieta è che a segnalare le riprese, invece della solita ragazza in abiti succinti e cartellone c'è Claudio Turetta che mostra prodigo alle signore il link a Reader's Bench stampato sul retro della sua divisa di ordinanza.

Dopo un breve discorso dell'arbitro Donatelli, che introduce al pubblico i due contendenti e l'oggetto del loro contendere, il suddetto romanzo, apre l'incontro come c'era da aspettarselo Rosato che subito cerca di impensierire l'avversario senza esporsi troppo con un paio di jab morbidi, chiedendo di raccontare ai presenti, un gruppo di appassionati che hanno sfidato le intemperie per essere presenti al match, la trama del libro e la sua genesi. 

Simoni, ben attento ed esperto, non si lascia impensierire da una combinazione così banale e racconta di come durante una presentazione sia saltato fuori il tema del romanzo di appendice ed il suo editore gli abbia proposto di farne uno. La scelta della pubblicazione elettronica è nata da fatto che oggi non si usa più pubblicare i romanzi sui giornali o sulle riviste pulp. Poi, a seguito di richieste di pubblicazione (anche dal Brasile), si è deciso di pubblicare un'edizione cartacea.

Per quanto riguarda la trama, il pugi... ehm, lo scrittore di Comacchio racconta di come si sia imbattuto nella storia del giovane Cristiano d'Ercole, giovane figlio dell'ammiraglio Sinan il Giudeo e di una schiava poi liberata, tenuto come ostaggio dai cristiani sull'isola d'Elba e di come fosse incuriosito da tanta sollecitudine nel volerlo liberare e così nacque questo volume, scritto tra un romanzo e l'altro.

Rosato non demorde e tenta di confondere l'avversario portandolo su un terreno a lui noto, sperando di fargli abbassare la guardia: la domanda successiva è infatti sul perché, come precedentemente dichiarato, abbia voluto o dovuto rendere omaggio al mare.

Marcello Simoni e il nostro Diego
Simoni non si scompone minimamente e dichiara di essere di fatto un uomo di mare, perché la sua Comacchio è una sorta di piccola Venezia, piena di canali e che si affaccia sul mare. I suoi primi passi sono stati su una spiaggia e la sua casa è a cento metri dalla battigia, ma più di tutto è sempre stato affascinato da quel mare che si prende gli uomini e non li lascia per mesi, talvolta anni, da quei personaggi che avevano magari una donna a casa che li aspettava e che non vedevano mai, da quei marinai che avevano addirittura creato una sorta di lingua franca conosciuta solo sulle navi, tutte le navi. In particolar modo i corsari turchi chi sono? Da dove vengono? Ci sono arabi, sì, ma anche turchi, greci, spagnoli, in generale cristiani rinnegati, attratti dalla possibilità di migliorare la loro condizione, possibilità negata nella classista Europa medievale. Altro genere di personaggi che molto attrae lo scrittore sembrano essere quelli a confine tra occidente ed oriente, come lo stesso Cristiano d'Ercole, che rinnegherà la croce ed erediterà le navi del padre e lo stesso mozarabo Ignazio da Toledo.

Dato che è pressoché impossibile battere l'avversario sulla storia, Rosato prova allora con la tecnica e lo stuzzica supponendo che abbia dovuto fare molta ricerca tecnica per scrivere un romanzo marinaresco.

Il preparato scrittore-archeologo a questo punto comincia a fare sul serio e colpisce il malcapitato blogger con una serie di nozioni, non tanto sulla vita di mare in sé, ma sulle gerarchie delle truppe arabe e, soprattutto, sulle armi da fuoco da poco introdotte, sulla superiorità di queste sulle balestre e delle armi da fuoco arabe su quelle cristiane. Quanto erano efficaci e precise? Da quale distanza potevano colpire? Ed i cannoni? L'autore parla di questo ed anche dei duelli con le spade, combattuti all'epoca col supporto di daghe, pugnali ed anche lanterne nella mano sinistra.

Dato che sul passato c'è poco da fare, Rosato prova ad intimorire l'avversario col futuro e gli chiede se pensa mai all'eventualità che qualcuna delle sue storie un giorno possa essere verificata e dimostrata come vera da qualche documento storico. Il blogger pontino non ricorda che il suo avversario è un archeologo o forse non conosce l'archeologia sperimentale, quella pratica che porta gli studiosi a cercare di replicare pratiche antiche di cui non si conoscono la modalità. Simoni infatti fa l'esempio della bollitura della carne prima che fossero inventati i vasi e di come gli studiosi abbiano provato a gettare pietre bollenti in buche piene d'acqua per vedere se potesse essere quello un modo efficace usato dagli uomini antichi. Di fatto lo scrittore dice di praticare una sorta di archeologia sperimentale, di colmare con la sua scrittura alcuni vuoti, soprattutto emozionali (cosa provavano quelle persone). Del resto si sa che in epoca passata alcuni potenti massoni possedevano o sostenevano di possedere qualcosa di molto simile al Rex Deus, una reliquia utilizzata per ottenere privilegi dalla Chiesa, ma non si sa cosa fosse e, per lo scrittore di Comacchio, non è importante: la religione, in quanto spirituale, non dovrebbe basarsi sulle reliquie.

Con un rapido cambio di direzione Rosato rispolvera la passione dell'autore per l'horror e gli chiede se desidera o teme di scivolare in tale genere o nel fantasy, ma lo scrittore schiva, para, riprende posizione e riparte, perché le sue storie hanno sempre dei richiami, delle venature noir. Il nuovo capitolo della saga del Mercante avrà, ad esempio, una scena ambientata nelle catacombe di Napoli,  mentre “L'isola dei monaci senza nome” inizia nelle segrete, nell'oscurità, un riferimento alla Nigredo, la prima fase del processo alchemico. Anche al giorno d'oggi ci sono esempio di mistero come il sangue di San Gennaro, quindi la commistione è facile.

Rosato pensa di aver finalmente fatto fare un passo falso all'avversario e lo incalza chiedendo subito qualche anticipazione sul nuovo libro con protagonista Ignazio da Toledo, ma Simoni lo spaventa subito parlando di terzo capitolo della trilogia: sarà l'ultima volta che assistiamo alle avventure del mercante? Lo scrittore di Comacchio ci lascia un po' in sospeso sull'argomento, ma ci anticipa che in questo nuovo romanzo Ignazio sarà scambiato per il Magister di un professore aristotelico espulso dall'università di Notre Dame e perseguitato da una setta, su cui lo stesso mercante indagherà per sfuggirvi e, neanche a dirlo, ci sarà di mezzo un libro misterioso.

Ormai lo schema dell'incontro è chiaro: Rosato tenta l'attacco e Simoni schiva e contrattacca. Il nuovo affondo e sui personaggi: come nascono Ignazio da Toledo, Sinan il Giudeo, Vitale Federici? Sono le storie a richiedere loro o loro a generare le storie? Simoni non esita e risponde che i romanzi di successo hanno sempre grandi protagonisti, non uomini perfetti, ma eroi con difetti ed insicurezze, con un lato oscuro, come d esempio D'Artagnan, definito maestro d'inganni o Dexter il serial killer.

Sperando in un cedimento, Rosato insiste sull'argomento e chiede se c'è un personaggio, anche secondario cui potrebbe rinunciare, ma Simoni non cede di un millimetro e dice che sarebbe molto difficile, perché c'è un po' di lui in ogni suo personaggio. Per questo gli autori di thriller, come ad esempio Lucarelli, sono le persone più tranquille del mondo: sfogano il nero che è in loro nella scrittura.

A questo punto c'è lo scatto d'orgoglio di Rosato che, sulla scia di Lucarelli, riprende l'argomento della possibilità che gli eventi narrati nei romanzi si avverino e ricorda come alla risoluzione dela caso della Uno bianca, un giornalista notò le grandi somiglianze col romanzo “Falange armata” e l'autore Emiliano si ritrovò col telefono sotto controllo, ma lo scrittore di Comacchio non batte ciglio e rilancia con l'aneddoto dell'email di Avoledo intercettata dalla Digos, per una richiesta ad una sua amica fisica di quanto plutonio servisse per distruggere una città.

L'incontro procede con lo stesso ritmo, allora Rosato prova a pungolare il suo avversario su un terreno un po' più arduo e sfodera un mezzo gancio economico, ricordando che un libro è anche un prodotto commerciale e chiedendo a Simoni quanto scriva per se stesso e quanto per i suoi lettori. 

Simoni sorride sicuro di sé, sa di essere fortunato a scrivere ciò che piace ai lettori e lo dice, affermando che non riuscirebbe a lavorare su qualcosa che non gli piace e che col suo editore ha un accordo che prevede di presentargli dei progetti che possono essere accettati o rifiutati e per fortuna è sempre andato tutto bene. E qui, da consumato pugile esperto, l'autore di Comacchio lascia partire il secondo colpo decisivo della serata, annunciando come se niente fosse che c'è già un accordo per una nuova trilogia medievale.

A questo punto Rosato è frastornato, cerca di riprendere l'equilibrio, mentre pensa che presto avrà tre nuovi libri da leggere, oltre al terzo capitolo del Mercante, di cui ancora non è stato deciso il titolo e tenta di provocare l'avversario, citando un articolo in cui si afferma che i vari scrittori di intrighi storici vivono del riflesso del successo di Dan Brown e ricordandogli che lui stesso è stato spesso paragonato all'autore americano.

Di certo, se Simoni accusa il colpo, non lo dà a vedere e passa subito al contrattacco con una sequenza di tre colpi veloci, precisi e potenti:
  • Con un jab al mento dell'avversario, gli fa capire che certi critici dovrebbero leggere più libri, perché Dan Brown scrive storie ambientate ai giorni nostri, che attingono al passato, come se prendesse dei surgelati nel frigorifero e li mettesse nel microonde, mentre lui stesso scrive storie ambientate nel medioevo, con gli occhi di un uomo medievale ed i significati che nel medioevo si davano alle cose: per noi, ade sempio, la Luna è un satellite, mentre per un uomo del 1100 era anche la Madonna, Diana, la Musica delle Sfere con i suoi influssi, Lilith la luna nera, ecc
  • Con un rapido montante allo stomaco gli ricorda che la passione per il medioevo era già nata nel 1500, quindi circa seicento anni prima dei libri di Dan Brown e che dalla nascita della moderna investigazione con Vidocq la letteratura gialla e medievale sono sempre andate avvicinandosi. Lo stesso Umberto Eco, che comunque scrive gialli saggistici, più che thriller, è più vicino a lui di Dan Brown, come pure Salgari, il cui Corsaro Nero, ad esempio, a ben più di un'affinità con il pirata Nizzam
  • Con un ultimo gancio all'orecchio lo rintrona ed afferma che i narratori italiani sono superiori a quelli americani. Pur amando i libri di Glenn Cooper ad esempio, lo scrittore di Comacchio ritiene che le lingue romanze, come precedentemente il latino, siano intrinsecamente più adatte a descrivere qualsiasi cosa.

In un ultimo disperato tentativo di risollevare le sorti del match, Rosato tenta di rabbonire il suo avversario, ricordandogli che in Italia si legge poco, ma ci sono lettori che sfidano il temporale per una presentazione, librai come Davide Donatelli che si dannano per organizzare eventi culturali, blogger come i Readers che scrivono articoli e articoli per promuovere i libri e scrittori come lui che  non rifiutano mai un'intervista, un autografo, una foto. 

L'autore risponde che in Italia ci sono poche persone che leggono, ma quelle persone leggono molto, quindi pensa sia un dovere diffondere la cultura, anche perché ogni volta che si diffonde un libro, in realtà se ne diffondono molti, perché si diffonde la passione per la lettura. A livello personale, lo scrittore aggiunge di ricavare molto da questo contatto con i lettori, che fanno domande, danno spunti, scambiano contatti e gli fanno sentire il loro affetto.

In un ultimo disperato tentativo di salvarsi, Rosato invoca l'aiuto del pubblico ed una signora prontamente affronta Simoni chiedendogli il perché della scelta dell'isola d'Elba e se possa averlo influenzato la vicinanza dell'isola di Montecristo.

Simoni risponde che le storie e le leggende del posto hanno avuto una grande influenza, anche e soprattutto di Montecristo, spesso assediata dai Turchi che cercavano un tesoro, cui anche altri davano la caccia, fino a rinvenire una grotta contenente anfore piene di cenere, come se il contenuto fosse stato bruciato (tutto riportato nelle note storiche del romanzo). Anche lo stesso personaggio del Conte di Montecristo ha sempre incuriosito l'autore, perché è un eroe che, come Ulisse, si adopera e cambia il suo destino, non perché trova un tesoro, ma perché riceve un'istruzione dall'abate Faria.

Sorprendentemente anche Claudio, non solo presente come fotografo e ragazzo immagine, chiede all'autore un parere sull'iniziativa “live” della Newton-Compton.

Simoni racconta come il suo editore abbia voluto ricalcare le orme del padre che pubblicava i famiso “100 pagine 1000 lire” e allora lo abbia chiamato il 21 Dicembre per chiedergli un racconto breve da scrivere in una settimana (che poi diventò un romanzo breve da scrivere in quindici giorni). Per rispondere a Claudio che ha chiesto cosa ne pensa dei detrattori dell'iniziativa, Simoni dice che sa di librai che si rifiutano di esporli, adducendo come motivo, ad esempio, il fatto che l'espositore costi di più di quanto guadagnino con la vendita dei volumi, e che ognuno è libero di agire come crede, però lui gradisce l'idea di portarsi a casa un libro con un euro, che per gli scrittori è un ottimo modo per farsi conoscere, perché i lettori cercano la qualità, ma un buon prezzo di certo aiuta e poi per un editore può essere un'iniziativa più redditizia e accattivante di un paginone pubblicitario su una rivista.

L'arbitro sta per fischiare la fine dell'incontro, così Rosato cerca di salvare la faccia, dicendo che forse non può definirsi critico, ma di libri ne legge tanti e “L'isola dei monaci senza nome” è davvero un gran bel libro.

E così termina il match, con i due avversari che si salutano, si stringono la mano, si fanno fotografare insieme e Rosato si fa anche autografare una copia del romanzo.

Dalla biblioteca comunale di Cisterna è tutto. Buonasera e alla prossima telecronaca!

A cura di Diego Rosato

Per approfondire



L'isola dei monaci senza nome (eNewton Narrativa) di Marcello Simoni, Newton Compton, 336 pagg, 9,90 euro (4,99 in ebook)




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