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27 agosto 2013

Pennacchi cammina sulla sponda del Canale Mussolini

Canale Mussolini é stato pubblicato nel 2010 e nello stesso anno vince il Premio Strega
Canale Mussolini è un romanzo storico. Lo dico come se fosse una sentenza al prologo del giudizio così da eliminare ogni tipo di dubbio al seguito.  

Protagonista della storia è la famiglia Peruzzi. Ma potrei dire tranquillamente che al pari livello di protagonismo c’è la palude pontina o l’altra famiglia vicina di podere col cognome diverso venuta dall’alta Italia a popolare le nuove città. La particolarità che subito viene alla luce dalla lettura delle prime pagine del libro è la scelta della narrazione da parte dell’autore. 

Antonio Pennacchi si rivolge direttamente al lettore, ma non ad un lettore qualsiasi, ma a “te che stai leggendo” immaginando pure che stia facendo delle domande a cui l’autore risponde spesso con ironia: “Come dice scusi? Che fa ride? Io riporto la storia come i miei zii l’hanno raccontata”. Il racconto scivola come se spinto su un giocattolo ad acqua nonostante le oltre 400 pagine che lo rendono un mattoncino utile pure per la costruzione di uno dei poderi segnalati al tempo della bonifica pontina. Anche se per raggiungere il pathos ricercato in molte letture bisogna attendere oltre la pagina 200, quando si comincia a narrare le vicende della guerra che raggiunge Littoria e zone limitrofe e quindi gli arruolamenti di figli – nipoti - zii delle famiglie considerate.  

Un altro elemento da segnalare che dà una grossa anima reale alla storia è l’utilizzo del dialetto nei – pochi - dialoghi. Un dialetto che è il veneto degli anni venti/trenta del novecento, ma differente da quello del Goldoni o del Veneto di oggi, come sancisce lo stesso Pennacchi a fine libro. 

Canale Mussolini non è il romanzo d’esordio dello scrittore di Latina. Prima della storia della palude pontina vissuta e narrata, Pennacchi ha dato alle stampe Il fasciocomunista (Mondadori - 2003) da cui è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico per la regia di Daniele Lucchetti, e i racconti di Shaw 150; Storie di fabbrica e dintorni (Mondadori - 2006) e altri. Con Canale Mussolini si è aggiudicato il Premio Strega 2010. 

Pennacchi è un personaggio molto particolare, uno che ha vissuto tanti anni da operaio in fabbrica prima di gettarsi a capofitto in politica, sponda destra e sinistra. E’ un personaggio ironico e che di certo non te la manda a dire da un qualsivoglia messaggero del nostro tempo. In questo lungo romanzo ci si trova con l’immaginazione a lavorare di braccia insieme ai “cispadani".

Si scoprono Benito Mussolini e Adolf Hitler che in maniera surreale acquisiscono l’uno la lingua dialettale dell’altro. Si contribuisce alla creazione delle città Littoria - Latina, Sabaudia, Aprilia e Cisterna come storia italiana che  racconta. Pennacchi fa’ il capostazione: suggerisce, fischia e invita a camminare sulle sponde del Canale suo.  

Dalla prima pagina:


Per la fame. Siamo venuti giù per la fame. E perché se no? Se non era per la fame restavamo là. Quello era il paese nostro. Perché dovevamo venire qui? Lì eravamo stati e lì stavano tutti i nostri parenti. Conoscevamo ogni ruga del posto e ogni pensiero dei vicini. Ogni pianta. Ogni canale. Chi ce lo faceva fare a venire fino qua?   

A cura di Daniele Campanari che ha letto per noi qualche pagina del romanzo di Pennacchi:

     


Canale Mussolini di Antonio Pennacchi, Oscar Mondadori, 460 pagg, 11 euro

Dal romanzo di Pennacchi é nato uno spettacolo teatrale, per la regia di Clemente Pernarella (andato in scena a luglio a Latina), e a dicembre sarà in libreria il graphic novel ispirato all'epopea di Canale Mussolini, edito Tunué,  con i testi di Graziano e Massimiliano Lanzidei e le tavole di Luigi Ricca, ecco un assaggio:





1 commenti:

Claudia Peduzzi ha detto...

Manca il voto finale e dal testo non si capisce se a Daniele Campanari, alla fine, il romanzo sia piaciuto o meno. Il libro l'ho letto quando è uscito, quindi è ormai qualche anno, ma lo ricordo molto bene, il che è un pregio. Sull'onda emozionale della lettura gli avrei dato anche 10, adesso mi limito ad un 8. Sono un'estimatrice dei romanzi storici e 400 pagine, lungi dallo scoraggiarmi, sono il minimo indispensabile. È vero che si prestano ad usi alternativi: New York di Rutherfurd, uno dei miei libri preferiti, lo uso come blocco per gli esercizi di yoga :-)

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