Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

2 luglio 2013

LUI È TORNATO di Timur Vermes


La possibilità di viaggiare nel tempo, sia passato che futuro, credo sia il sogno che accomuna ogni essere umano, indipendentemente da sesso, razza, religione, posizione sociale, ecc. Lo dimostra il successo di  tanti romanzi e film, i cui autori hanno sfruttato questo escamotage per svelare un mistero,  modificare la storia o semplicemente per far ridere.

Per combinazione nell'ultimo mese mi sono capitati ben due romanzi aventi per tema il viaggio nel tempo (11\22\1963 di Stephen King e Lui è tornato di Timur Vermes). In entrambi inoltre la trama verte attorno alla figura di personaggi storici importanti: JFK e Hitler. 

Mentre King sfrutta il viaggio nel tempo in maniera classica, con un protagonista che trova un “passaggio temporale” grazie al quale può accedere al passato e provare a cambiare la storia impedendo l'uccisione di Kennedy, il tedesco Vermes lo declina in modo nuovo e originale. Il suo protagonista è Hitler medesimo che, per cause inspiegabili, si “risveglia” nella Berlino del 2011 convinto di essere ancora nel 1945, immemore del suo suicidio, della sconfitta in guerra della Germania e, ovviamente, del successivo quarto di secolo di storia. 

Vermes è uno scrittore noto per il suo umorismo e il suo Hitler è un vero spasso. Il redivivo capisce subito che i tempi sono cambiati e cerca di farsi un'idea del presente leggendo i giornali, pur conscio “che lo scopo prioritario della stampa non è mai stato quello di fornire una spiegazione storica veritiera dei fatti e che, naturalmente, non lo è neanche oggi”. 

Per comprendere fino in fondo i risvolti delle frecciate che l'autore lancia per mezzo dell'insolito protagonista servirebbe una conoscenza più approfondita dei personaggi politici tedeschi, ma quello che se ne deduce è comunque che “tutto il mondo è paese”. 

Appurato che il Reich ha lasciato il posto ad una “Repubblica federale” alla cui guida si trova una Cancelliera “ingenuotta, ma in fondo mansueta, che cammina impacciata tra un'orda di nani che cerca di ostacolarla”, Hitler osserva che “si sono formati di nuovo molti partiti che, naturalmente, hanno ricominciato con le sterili dispute che sempre li caratterizzano, mentre altri gruppi di politici si comportano da parassiti, sfruttando le risorse del popolo, come già avevano fatto in passato.”

Si rammarica che ai suoi tempi non esistesse un mezzo di comunicazione come la TV ricordando di aver spiegato a Goebbles che, in caso di necessità, bisogna essere disposti anche a fare i pagliacci pur di attirare l'attenzione del popolo“perchè se la gente non ti sta a sentire non puoi conquistarla”

I tedeschi del 2011 lo prendono proprio per un commediante, talmente bravo nella parte da ottenere immediatamente uno spazio in un format televisivo.  Per la serie Si stava meglio quando si stava peggio, grazie all'audience raggiunta su you tube, il network che lo ha ingaggiato gli offre una trasmissione tutta sua in cui non deve  far altro che essere se stesso … Er ist wieder da! (Lui è tornato)

Nella postfazione l'autore segnala che la canzone scelta per la sigla e intitolata appunto Er ist wieder da esiste davvero ed è stata scritta dal jazzista Christian Bruhn. Pare che in Germania sia un  autore di testi famoso a partire dagli anni Sessanta. Sono suoi i 3\4 delle hit tedesche degli Settanta , quasi tutte le sigle dei cartoni animati di successo degli anni '70\'80 (tanto per citarne uno Heidi) e molti jingle pubblicitari come quello del cioccolato Milka. 

L'umorismo di Vermes si nasconde anche in questa semplice annotazione: Bruhn è infatti un intransigente Sessantottino che difficilmente concederebbe la sua canzone ad uno come Hitler.

A cura di Claudia Peduzzi


Lui è tornato di Timur Vermes, Bompiani, 443 pagg, 18,50 euro


Voto: 8/10





0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!