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10 luglio 2013

Il vero volto della più bella del Rinascimento


Solo per Reader’s Bench una anticipazione del testo Omaggio a Tiziano e a Giulia Gonzaga che l’artista di fama mondiale André Durand ha scritto all’interno del suo catalogo per la personale di pittura “Poesie dagli dei a Gesù Cristo” in corso a Fondi all’interno di Palazzo Caetani. Sabato 29 Giugno nella Cattedrale di San Cesareo a Terracina sarà esposto eccezionalmente anche il ritratto ufficiale di Papa Giovanni Paolo II realizzato originariamente dall’artista nel 1983 (Papa Wojtila posò in tre udienze da 20 minuti) e poi “rivisto” nel 2004.

Nel testo che proponiamo anticipiamo la scoperta di Durand relativamente al vero volto di Giulia Gonzaga, contessa di Fondi cantata dall’Ariosto nell’Orlando furioso come una delle più belle donne del Cinquecento e ritratta prima da Sebastiano Del Piombo e poi da Tiziano. Il dipinto più vicino al reale sarebbe quello oggi conservato al Museo Nacional d’Art de Catalunya di Barcellona ed attribuito erroneamente a Vittoria Colonna.

[“E poco appresso, essendo il cardinale Ippolito de’ Medici innamorato della signora Giulia Gonzaga, la quale allora si dimorava a Fondi, mandò il detto cardinale in quel luogo Sebastiano, accompagnato da quattro cavai leggieri, a ritrarla; et egli in termine d’un mese fece quel ritratto; il quale, venendo dalle celesti bellezze di quella signora e da così dotta mano, riuscì una pittura divina; onde portata a Roma, furono grandemente riconosciute le fatiche di quell’artefice dal cardinale, che conobbe questo ritratto, come veramente era, passar di gran lunga quanti mai n’aveva fatto Sebastiano infino a quel giorno. Il qual ritratto fu poi mandato al re Francesco in Francia, che lo fe’ porre nel suo luogo di Fontanableò.”]

Giorgio Vasari - LE VITE DE’ PIÙ ECCELLENTI ARCHITETTI, PITTORI, ET SCULTORI ITALIANI, DA CIMABUE INSINO A’ TEMPI NOSTRI (1568, Edizione Giuntina)

Ritratto di dama (Giulia Gonzaga)
Barcellona, Museu Nacional d’Art de Catalunya.
1532 Pannello in legno, 96 x 73.
Durante una visita a Palazzo Caetani , notai un pannello che mostrava una riproduzione in piccolo del ritratto di Giulia Gonzaga dipinto dal Tiziano, vero e proprio panegirico alla bellezza e alla sensualità della nobildonna. Nata a Gazzuolo nel 1513 , sposa appena tredicenne  a Vespasiano Colonna, conte di Fondi e duca di Traetto, questi, più anziano di lei di 33 anni, morì meno di due  anni dopo. La vedova, celebrata in vita per la sua bellezza, animò nel suo palazzo un vero circolo culturale che attrasse numerosi intellettuali contemporanei, tra le personalità letterarie più in vista dell’epoca, che rivaleggiarono tra loro nel proclamare in versi e in prosa le virtù e lo splendore della loro squisita anfitriona. 

La riproduzione, per quanto rendesse poca giustizia all’originale, mi affascinò e decisi così di realizzare un dipinto, un tondo, ispirato a ciò che riuscivo a scorgere del misterioso ritratto della contessa di Fondi opera del Tiziano, aggiungendovi tratti della mutevole vista che godevo dal mio studio nel palazzo di Giulia Gonzaga a Fondi. Iniziai quindi ad informarmi sul ritratto che Tiziano poteva aver usato per dar vita a tali incantevoli sembianze, sulle quali avrei probabilmente basato la mia opera, pur in modo indiretto, e quasi sei secoli dopo. 

Sebastiano Luciani, il pittore ricordato come Sebastiano del Piombo, scrisse due lettere a Michelangelo, che ci rivelano il periodo esatto in cui aveva eseguito il suo ritratto originale di Giulia Gonzaga.

Poster Mostra Durand
In una lettera dell’8 giugno 1532, l’artista scrive che lascerà Roma l’indomani per recarsi a Fondi a ritrarre una donna. In un’altra lettera datata 15 luglio 1532, egli informa Michelangelo di essere già rientrato a Roma. 

Se quindi il ritratto eseguito da Sebastiano (nato a Venezia nel 1485, probabilmente lo stesso anno di nascita di Tiziano ) era l’unico ritratto autentico di Giulia Gonzaga nel 1532, perché il seducente ritratto del Tiziano compare solo tre anni più tardi? E come si spiega il fatto che Tiziano ritrasse Giulia Gonzaga pur non avendola mai incontrata di persona, né essendogli stato mai da lei commissionato un suo ritratto? La soluzione la troviamo nella lettera che Giulia scriverà da Napoli il 25 aprile 156 2 in risposta ad una missiva ricevuta da un vecchio amico, Ippolito Capilupi, poi vescovo di Fano, in cui dice:

 “La sua de i X mi è stata tanto più cara, quanto da me era manco aspettata, et più desiderata; et in fatti voglio credere ch’ella m’ami et tenga memoria di me in silentio, ma l’opere esteriori non lo dimostrano, poiché ad anni intieri sta senza darmi nuova di lei.  Con tutto ciò mi acontento della sua comodità, et haverò per bene che mi scriva quando le torna più comodo.  Del guadagno che ha fatto di un mio ritratto, io non so quanto mi debba rallegrare, perciocchè essendo della bellezza che scrisse, non deve essere d’  naturale, oppure m. Titiano ha voluto mostrare la forza del suo ingegno formando una donna compitamente bella et come dovrebbe essere, non come io mi sia stata. Pure mi piace che il ritratto sia in potere di V. S. potendomi facilmente succedere ch’ella per mezzo della pittura havrà memoria delle persone vere, et per l’avvenire mi sarà più cortese delle sue lettere. Intanto me le offero et raccomando con tutto l’animo et le prego  ogni desiderio contento.”

L’enigma di quest’opera, olio su tela di cm 90x80 che appartiene attualmente ad una collezione privata, risiede nel durevole amore di Ippolito de’ Medici, nipote di papa Leone X,  per la soave vedova di Vespasiano Colonna. Vasari ci racconta come l’immagine creata per Ippolito “venendo dalle celesti bellezze di quella signora e da così dotta mano, riuscì una pittura divina”. Ora, sapendo che Sebastiano realizzò almeno due diverse composizioni del ritratto di Giulia Gonzaga, e forse altre ancora, dov’è la “pittura divina” che possa essere considerata ritraente le sembianze delle celesti bellezze della signora che posò nel 1532 per Sebastiano nel proprio palazzo a Fondi? 
Forse a Barcellona?

Durand con omaggio a Tiziano
In modo probabilmente un po’ frettoloso, la copia fu attribuita a Cristofano dell’Altissimo, da un ritratto perduto di Sebastiano. 

E tra i ritratti femminili esistenti di Sebastiano, quello conservato al Museu Nacional d’Art de Catalunya, realizzato su legno nel 1532 circa, che ritrae una solenne ed enigmatica sibilla che guarda serenamente l’osservatore mentre l’indice della mano sinistra è puntato su un libro aperto, non può non dirsi “divino”.

La persona ritratta è da alcuni identificata in Vittoria Colonna (benché mostri scarsa rassomiglianza con i ritratti di Vittoria Colonna su medaglia), da altri in Giulia Gonzaga, nonostante la cronologia del quadro getti una serie di dubbi su queste due assegnazioni. Quasi certo è che non si tratti di Vittoria Colonna, le cui poesie erano ancora di là dall’esser scritte. Il più autorevole studioso di Sebastiano, Michael Hirst (1981), azzarda che possa trattarsi di Giulia Gonzaga, descrivendo gli occhi della persona ritratta come compatibili con “la serenità degli occhi” di Giulia Gonzaga. Il che potrebbe anche corrispondere all’espressione tranquilla della donna nel ritratto del Tiziano. Nell’ottobre 1532, dopo che i Turchi erano giunti fino alle porte di Vienna, Ippolito de’ Medici fu inviato come nunzio presso l’Imperatore, entrando nella capitale de facto del Sacro Romano Impero (1483-1806) con tutti i crismi regali, nonché con una scorta di ottomila cavalieri. Ippolito portò con sé anche il ritratto dell’amata Giulia, dipinto su un pannello di legno (e forse anche alcuni disegni), che aveva commissionato a Sebastiano quello stesso anno. 

In occasione del suo trionfale ingresso, Ippolito indossò un’uniforme militare che continuò poi a portare dopo il suo ritorno, via Venezia, dove un personaggio grandemente influente nel mondo dell’arte dell’epoca, Pietro Aretino, gli presentò l’amico Tiziano Vecellio, forse il massimo pittore del tempo, oltre che di tutti i tempi.

Cosa poté chiedere Ippolito al famoso artista? Forse un’immagine di Giulia che fosse più sensuale, più provocante di quella, più austera, di Sebastiano? Chi meglio di Tiziano avrebbe potuto condensare nello sguardo del suo soggetto la carnalità dell’unione clandestina tra il cardinale e la contessa? Avrebbe così potuto crearsi una testimonianza più intensa della liaison di Ippolito con Giulia Gonzaga? In verità, possiamo immaginare che Ippolito abbia dato istruzioni a Tiziano di evitare le ovvie allusioni all’erudizione di Giulia, come il libro toccato o gli altri libri sul tavolo. Quel che chiede Ippolito è, infatti, un ritratto più intimo, più sensuale. 


André Durand

A cura di Simone Di Biasio

Il catalogo della mostra






2 commenti:

معاذ الاسكندرانى ha detto...


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