Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

29 luglio 2013

Il nuovo Codice Civile è scritto in versi


Il libro del poeta-avvocato Corrado Benigni è un appello ad una categoria per ripristinare un linguaggio puro e rilanciare la professione stessa: tutte le rivoluzioni sono anzitutto linguistiche

«Quale appello cerchiamo dentro le parole,/ quale dimora in questo tribunale/ che esibisce l’inganno». Sappiate che Corrado Benigni è prima di tutto un avvocato. Tribunale della mente è il suo secondo libro di poesie che – credo di poter azzardare – lui ha voluto dedicare ad una categoria in crisi non semplicemente perchè ci sono più avvocati in Lombardia che in tutta la Francia, piuttosto perché ci vorrebbe un’educazione all’esercizio di una professione delicatissima. Che affonda le radici nell’antichità: «”Antigone, è vero quello che dicono? E’ vero?/ Dove sono le prove?”».

 Questo libro è un appello ad una delle lobby che fa più uso machiavellico del linguaggio: «(…) Guarda/ le parole diventare cenere, qualcosa, forse,/ si ricompone tra chi resta e chi muore».

Questo libro è una denuncia sociale, altro che articoli sui tagli alla giustizia: «- Questi testimoni a colmare bocche/ di nessuna verità, un rito di toghe e rinvii -./ Accetta questo disordine, luogo che non ha luogo/ da un punto decrepito qualcuno ascolterà». Che poi «non c’è via di scampo/ da questa giustizia che sa solo se stessa».

Sappiamo stare su questo mondo (mia nonna dice sempre più o meno così) «dove leggi tentano una misura?» Ho incontrato per la prima volta un avvocato umilissimo. Se siete deboli di cuore, leggetelo: «Non c’è delitto perfetto,/ ogni presenza lascia traccia/ e non si sfugge alle prove./ Sei ciò che hai commesso»

E quando leggi certi versi si rimane folgorati: «Tutto è persuasione o preludio,/ ma quel che si vede è difficile/ da provare». Infine ricordate: «Sulle parole che non abbiamo detto/ saremo giudicati».

C’è una sezione che è più poesia delle poesie, anche se è prosa (vai poi tu a capire se è l’accapo che fa il verso o il verso che il capo). Un elenco di “sententiae”: «Che cos’è la verità, giudice? Questa corteccia che brucia ancora». E di domande incessanti: «Sole che secca il fango, che nome hanno le cose senza nome?». Ora pare che «Una lingua muta ci chiama, rosa sepolta, gravità di una forza» e che «La vita risplenderà al di là delle proprie ceneri, mentre la terra difende come un referto il nostro risveglio».

Qui risiede un codice civile rifondato: «Quale precedente ci salverà?». Il codice delle procedure fa penare: «Una corte ammutolita pronuncerà la sentenza/ incendio che asciuga tra le radici/ l’ultimo atto della giustizia umana,/ dove l’invisibile è il solo testimone». Radici, alberi, piante, Natura come primo comandamento della giustizia: la natura è uguale perr tutti: «Ma nelle pietre è scritta la ferita dell’acqua». Stavo per sanguinare, ma attenzione «perché non si può riparare/ una voce spezzata, ripristinare/ il bianco della domanda».

A cura di Simone Di Biasio


Tribunale della mente di Corrado Benigni, Interlinea, 88 pagg, 12 euro

Vuoi conoscere giovani poeti e scoprire nuove letture? Visita la sezione poesia di Reader's Bench!

A proposito di parole e della loro "manomissione" ti consigliamo La Manomissione delle parole dell'avvocato Gianrico Carofiglio


0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!