Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

21 luglio 2013

I “Cassetti” di un architetto possono celare poesie


“Nella sua casa cucina per te/ le parole le frigge le bolle le cuoce nel forno/ ti invita a mangiarne finché non sei sazio/ con quelle parole a volte fa il sarto/ le taglia le cuce ci fa dei vestiti/ degli abiti belli con cui passeggiare”. Grande musicalità, quasi una rima senza rime. Daniela Tomerini è un architetto, sa costruire versi dalle fondamenta solide.

“Dillo a tua madre/ che ti fece così bella/ con la pelle di seta/ e i capelli d’oro/ ti mostrava fiera a chi incontrava/ trofeo di vittoria della sua vita/ perduta”. È come una sfilata di cammei, oltre alle costruzioni le figure. “Ho visto un bambino/ parlava con un albero/ gli mostrava la sua bicicletta nuova/ e gli chiedeva - Ti piace? -/ era grande quell’albero/ era alto e sembrava forte/ il bambino lo abbracciava”. Una poesia che mi ricorda Damiani: tenera, piccola, anche se pronta a crescere.

“Il cielo è pieno di nuvole/ ali perse da angeli/ in fuga”. Ogni tanto mi sembra ci sia qualche caduta, seppur di stile. Non di angeli, proprio di poesia s’intende. Troppe nuvole disseminate qua e là a volte portano pioggia.

“La neve mi porta/ amici buoni/ / la città diventa un letto/ con lenzuola nuove/ per amanti impazienti”, punte elevate di poesia, che a volte cedono e pungono di retorica come in “fiocchi sacri cadono/ su mani devote/ in un giorno di pace”. Eccola, la natura: spesso impregnata di spruzzate cristiane, non sempre freschissime.
D’altronde: “Cosa vi aspettate/ da me/ che vedete/ per la prima volta/ che non sapete/ da dove vengo/ né quello che ho fatto// voglio dirvelo// nemmeno io/ mi aspetto nulla”.

“Cicatrici che restano sulla pelle dell’anima”: forse certi versi sono più da Rosamunde Pilcher. Ma la ripresa arriva subito, di nuovo poetica. “Quel fiume è miele sulle tue ferite aperte”. Deve far bene succhiare miele invece che sangue dalle ferite.

Sezione dei luoghi. “Giorno di maggio/ immenso e pesante/ c’è stato un amore/ in quella città/ tra i suoi muri di piombo”. È dedicata a Milano, forse la migliore perché sposta il focus sul tempo e non necessariamente sulla città.

Stessa riflessione per “Ci sono scale sentieri e cappelle/ piccole case di maestri del sogno/ e muri sbiaditi dal tempo imbianchino/ di patine dolci che velano l’anima/ forme perfette che consolano gli occhi/ che si levano nude come pallide carni/ splendide voci di architetti del nulla”: viene fuori una poetessa-architetto che scruta profondamente le forme. I marciapiedi New York sono meritevoli di attenzione tanto quanto i grattacieli perché “passano sagome/ veloci e mute/ come fossero controfigure di cartone”.

Infine questa poesia, “Creta”, sembra un calligramma, mi ricorda proprio la forma di un’isola. “Gli dei sono stati qui/ se ne sente l’odore/ se ne scorgono le dimore tra le rocce/ le loro orme/ sono rimaste sui monti”

A cura di Simone Di Biasio


Cassetti di Daniela Tomerini, “Cassetti”Moretti&Vitali, 110 pagg,  12 euro




0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!