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9 luglio 2013

Axel Ardan – Parte II

Qualche giorno fa vi ho parlato di un nuovo fumetto e gli autori sono stati così gentili da inviarmi le tavole dei primi tre episodi per una recensione. Sono abituato... sì, beh, insomma, qualche volta capita che un autore o un editore ci invii un libro da recensire (per esempio questo, questo o quest'altro) e così ho accettato e ringraziato, come sempre... solo che dopo un po' ho pensato che un fumetto, in effetti, non l'ho mai recensito e che io non sono un esperto: so valutare una storia, ma non un disegno... magari una fotografia sì, ma non un disegno. 

Tuttavia, questo ragionamento l'ho già fatto a suo tempo con la poesia (ed anche allora si trattava di un omaggio dell'autore) e sono giunto alla medesima conclusione: non si deve necessariamente essere esperti di fumetto, per fruirne. Magari non si è in grado di apprezzarli a pieno, ma quanti possono dire di poterlo fare? E allora anche questa volta scriverò una recensione per chi non conosce bene l'argomento, ma vuole avvicinarsi a questa forma narrativa spesso sottovalutata.

Ambientato in un punto imprecisato del Nord America (a giudicare dall'ambientazione), la storia è narrata come se fosse tratta da un diario dei sopravvissuti all'invasione. Pare infatti evidente che i misteriosi aggressori, dotati da una tecnologia non nettamente superiori a quella comune, ma sostanzialmente differente (ad esempio le armi sono tutte elettriche, per questo avevo azzardato la definizione elettro-punk, una sorta di steam-punk con l'elettricità al posto del vapore), hanno lasciato ben poco scampo agli umani e che questi ultimi lottano per la sopravvivenza anche tra loro, per sfiducia e mancanza di risorse, un po' in stile “The walking dead”, per intenderci, solo che invece degli ormai strabusati zombie, il lettore si trova di fronte a dei misteriosi (presunti) alieni dotati di uno scafandro/esoscheletro protettivo e fucili a scarica elettrica.

Le tavole sono rigorosamente in bianco e nero, il che conferisce maggiore drammaticità alla narrazone, come anche il gioco di chiaroscuro, che rende l'atmosfera più cupa e tetra... o perlomeno questo è quello che penserei se invece di disegni fossero foto.

Il ritmo è incalzante e lascia poco spazio, perlomeno nei primi tre episodi che ho letto, alla riflessione: il nemico in questa storia concede davvero ben poco tempo per rifiatare ai nostri eroi. Già, perché oltre al capitano Ardan che dà il titolo alla serie ed a Jane, la ragazza che salva all'inizio della storia, presto si aggiungono alla vicenda altri personaggi (c'è perfino un ingegnere, per la mia gioia, ma non vi voglio anticipare troppo).

Che altro aggiungere? Che gli autori sono stati bravi a creare suspence e convincermi a girare tutta Latina (ahimé, senza successo) per trovare una copia di Skorpio? Se sapeste quanto sono pigro, sarebbe davvero una gran bella pubblicità per loro!

A cura di Diego Rosato


Skorpio anno XXXVIII n° 27” (e seguenti) di AA.VV., Editoriale Aurea, 120 pagg ca, 2,80 euro


Voto 9/10




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