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20 giugno 2013

UN SUICIDIO DA MANUALE


La moderna società occidentale ha una posizione nettamente negativa sul suicidio, a causa di secoli di cultura cristiana e psico-analitica, ma non è sempre stato così e tutt'oggi non è dovunque così. Forse proprio per questo Giuseppe Galato utilizza il tema del suicidio per scrivere una satira sociale ed economica dei nostri tempi.

Nella sua Breve guida al suicidio il giornalista analizza i pro ed i contro del suicidio, le modalità più diffuse per porre fine alla propria esistenza, il rapporto tra suicidio e disturbi psichici (tanto in voga ai giorni nostri) e tra suicidio ed imprenditoria (anch'esso eccezionalmente attuale al giorno d'oggi). Seguono un'analisi delle lettere d'addio ed una disquisizone su cosa aspettarsi dopo essersi suicidato.

Come già detto, questo non è un vero manuale né tantomeno un'istigazione al suicidio (nessuno editore sarebbe tanto folle da pubblicare un'opera in chiara violazione del codice penale), quanto una satira dei nostri tempi, in particolare della società capitalista. Non mancano citazioni di opere di vario genere, come “Ritorno al Futuro” di Zemeckis e “1984” di Orwell, secondo lo schema classico della satira secondo cui si accosta un tema serio ad un altro frivolo, facendone risaltare le analogie.

Tutta l'opera è scritta con un approccio manualistico, con un linguaggio semplice e diretto: sembra di trovarci davanti ad un testo della collana “per negati”. Non mancano spunti divertenti e meccanismi narrativi ben utilizzati, anche se devo dire che non è proprio un libro esilarante, forse più vicino ai Monty Python che a Woody Allen, per restare nell'ambito degli autori cui Galato dice di ispirarsi, ma non centrando in pieno nessuno dei due.


A cura di Diego Rosato



Breve guida al suicidio di Giuseppe Galato, La Gru Edizioni, 100 pagg, 13,00 euro

Il libro ci é stato inviato dalla casa editrice.


Voto 7/10



1 commenti:

Claudia Peduzzi ha detto...

Sul suicidio è difficile ironizzare, soprattutto quando è abbinato alla parola "imprenditoria". In Giappone il suicidio è "onorevole" ed è la nostra classe politica che dovrebbe prenderlo in considerazione

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