Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

8 maggio 2013

LE CRONACHE DELLA FAMIGLIA WAPSHOT

John Cheever ha vinto il National Book Award per la narrativa (la prima volta nel 1958 per il romanzo The Wapshot Chronicle), e ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa per la raccolta The Stories of John Cheever nel 1979

Le Cronache della famiglia Wapshot è un libro del 1957. Si tratta della prima opera romanzesca di John Cheever, scrittore di racconti e diari, alcolista irriducibile, bisessuale spaesato in un'America conformista e falsa puritana, scenario dove si muovono i personaggi delle Cronache: Leander, il padre, e i due figli, Moses e Coverly. 


Uomini normali potremmo provare a definirli, se per uomini siamo disposti a intendere persone in cerca di una propria dimensione e dignità; uomini cioè che sentono come un macigno il peso delle convenzioni borghesi e delle ipocrisie di paese. 

Uomini normali persi in scenari che non sono normali: matrimoni con donne sbagliate, penosi castelli popolati da fantasmi in carne e ossa, improbabili famiglie allargate. E' un sottofondo di pazzia il vero refrain della narrazione. Una nota di assurdo che sporca sistematicamente la ricerca di normalità e di equilibrio dei protagonisti, tutti vittime di una stramba concatenazione di eventi che pone padri e figli sullo stesso piano temporale: un piano senza dimensione, dove le esistenze dei tre rimangono prigioniere di uno stesso, incomunicabile labirinto. 

Leander, capitano d'acqua dolce, vive sotto le grinfie di una sua parente, la ricca e mattoide Honora, che lo ricatta e gli fa subire i suoi umori; Coverly sposa una donna solo all'apparenza ragionevole, per una serie di circostanze viene impiegato come civile presso l'esercito salvo poi trovarsi catapultato ai quattro angoli della terra senza motivo apparente, per puro capriccio del caso, di una forza superiore e soverchiante che lui non riesce, non può controllare. Moses trova anche lui un matrimonio alle soglie dell'irreale. Anche lui prigioniero di una donna, Justine, matrigna di sua moglie, che fa il bello e il cattivo tempo in un castello di memoria kafkiana, luogo non luogo dove il giovane Wapshot vede a poco a poco deteriorarsi il suo semplice sogno di equilibrio e serenità. 

Le Cronache sono un romanzo claustrofobico: la vera ricerca che i personaggi affrontano è quella di di aria da respirare per non morire soffocati in vite che non hanno scelto e che non gli appartengono. Potremmo provare a descriverlo come una storia figurata, dove i caratteri tracciati sono allegorie di un'America agonizzante, nata da premesse giuste ma ormai cristallizzata in una serie di compromessi che non hanno più nulla di umano. 

La Convenzione, ha sostituito la Ragione come ipotesi di etica e di socialità, e per chi si ritrova al di fuori di questo tacito patto non c'è che la solitudine e l'incompletezza. Facile intravedere anche un forte connotato personale negli snodi dei tre personaggi, con ogni probabilità altrettanti scorci da cui è possibile sbirciare la vita dello stesso John Cheever. 


John Cheever (Quincy27 maggio 1912 – Ossining18 giugno 1982
Il romanzo  ha una struttura semplice, necessaria. Parte come rivisitazione elegiaca che forse ricorda più Faulkner che Hemingway (il grande convitato di pietra della vicenda intellettuale di Cheever, che nei diari ne parla spesso, specie dopo il suo sconvolgente suicidio), e si ramifica lungo una traiettoria che a parere di chi scrive è in odore di Kafka, ma del Kafka più enigmatico e sanguinante de Il castello. 

Non so se Cheever lo avesse letto, ma è certo che gli spifferi che tirano - ad un certo punto e fatte le dovute proporzioni - sono gelidi nello stesso modo. 

E tutto questo con un impianto stilistico che vive di una propria misteriosa autosufficienza pur senza mai essere del tutto autonomo; è come se Cheever fosse alla disperata ricerca di un modello, e in questa corsa affannata scoprisse ad un certo punto di esistere solo a patto non fermarsi mai, di vagare ancora e ancora senza mai posare il piede a terra, pena la non esistenza, o la banalizzazione in uno dei tanti scrittori americani della fine del sogno. 

In questo senso il paradosso che rende questo autore significativo è abbastanza chiaro: siamo di fronte ad uno scrittore che è americano per formazione e competenze, ma non per vocazione. Americano per necessità e un po' per contingenza, ma non per spirito. Con una battuta possiamo dire che sarebbe stato un ottimo francese o un ottimo italiano, proprio lui che conobbe bene l'Italia e a suo modo la capì pur senza spiegarsela mai.

Perché la viveva ma non aveva gli strumenti per possederla; la percepiva come un istinto biologico, ma non la filtrava culturalmente. E questa divisione, io credo, va estesa alla sua vicenda di scrittore e al dramma che la lacerò. Le Cronache sono una sorta di testimonianza del tentativo tenace ma vano di ricomporre una frattura: quella tra un modo di essere e una prassi che non hanno punti di mediazione. Tra un anelito di libertà e la sua ottusa e costante negazione.  

A cura di Ariberto Terragni, seguitelo anche sul suo Quaderno Sepolto

Mentre vado via é l'ultimo romanzo di Ariberto Terragni, pubblicato in self publishing. Potete leggere la recensione di Claudia Peduzzi sulla vostra panchina.





Cronache della famiglia Wapshot di John Cheever, Feltrinelli, 378 pagg, in edizione cartacea a 10 euro, in e-book a 6,99 euro

Leggete la sezione dedicata agli AUTORI

Potrebbero interessarti:




0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!