Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

8 maggio 2013

LA POESIA NON E' MORTA, I POETI (R)ESISTONO ANCORA

Alcuni dei maggiori poeti italiani contemporanei in una nuova interpretazione de Il Segno della parola di Rossella Frollà
In questa recensione parlano solo i versi e l’autrice dell’antologia che raccoglie alcuni tra i più apprezzati autori della contemporaneità.


A cosa serve la poesia? 
“La poesia non sempre dà risposte ma genera comunque sempre altre domande e tutto ciò che è dubbio, disperazione, dolore, si accompagna sempre all’incanto anche quando la precarietà delle cose mette a dura prova l’ingegno dell’animo”.

In che verso va il mondo?  
“La terza generazione italiana del secondo Novecento rappresenta la chiara definizione del tragitto che indica con le proprie radici storiche il luogo originario da cui prende vita il luogo poetico e diventa un notevole esempio artistico”.

Esempi, appunto/i
“Non sai/ che disfarsi dell’adolescenza/ è un lutto/ dal quale non si guarisce”. (Alessandro Moscé, “Istantanee”)

“Così la poesia diventa creazione/ di nuovi rapporti conoscitivi/ (…) il poeta deve innanzi tutto essere le proprie parole”. (Fabio Doplicher, da “Premessa: figli della parola”)

“Miei 40 anni messi di traverso/ che un eros ostinato affatica/ la vita è un pomo rosso e mi dispiace/ che ad ogni morso un poco s’assottiglia”. Di Umberto Piersanti, da “I quarant’anni messi di traverso”, il cui “culto del verso che contatta d’urgenza la terra sovrasta ogni cosa”.

“La meccanica dei rapporti intorpidisce… ecco/ il dilatarsi, l’interagire degli strati e poi…// non c’è più storia, evolversi. I gesti/ si ripetono, si ghiacciano.” (Maurizio Cucchi, “Le meraviglie dell’acqua”) in cui “il dolore originario resta nascosto come «le briciole nel taschino del gilè»”.

“Ogni porta,/ ogni lampadina, ogni spruzzo della doccia dicono/ che si è rotta l’alleanza”. Milo De Angelis, qui in “Hotel Artaud” si avvicina a Marina Cvetaeva per “l’inseguimento avido per la finezza, l’intuizione puntuta, il temperamento inquieto, il gioco con l’immediato, con la quotidianità e con la perfezione”.

“Tempi,/ che stabilite i comandi sulle cose” (Giancarlo Pontiggia). “La poesia si fa per Pontiggia un sentire straniero, che ci coglie di sorpresa”.

“Quella di Claudio Damiani è una poesia gioiosa e scalza, fiorita quando risale il corso di ogni cosa e amata quando la parola restituisce intatta la bellezza delle immagini originarie”. “Ho la sensazione che tutto sia distrutto/ e tutto sia intero, perfetto” (Claudio Damiani, “Sul Monte Bello”). In fondo “Morire è come nascere/ qualcosa che non è che dobbiamo fare noi”.

La poesia di Giovanna Rosadini “è presentimento e poi accadimento”. “Ai gerani notturni/ fa difetto il colore/ (…) i rami confusi al buio, le foglie/ protese al nulla./ Una labile traccia olfattiva/ li mantiene presenti al mondo”.

“Scendi dove la terra bellissima si curva/ e la solitudine alza i suoi trofei” (Appunti per l‘arrivo di Clemente). In Davide Rondoni “ogni cosa si dispiega e ogni miniatura viene fuori fino alla grandezza dell’universo”. “Ma la città sull’acqua/ è stata così sola stanotte// avrebbe amato chiunque” (“Notturno da San Pietroburgo”, Davide Rondoni).

“Una sola volta hai aperto/ il rubinetto nel mio bagno,/ è passata un’eternità ingrata/ da quell’acqua a quest’acqua”. (Alessandro Moscé, “Uscir fuori”)

Arrivederci. “Per ogni poeta esistono tre diversi tempi di vita da raccontare: c’è un tempo del cosmo, un tempo del corpo e un tempo interiore”.



Da Il Segno della parola. Poeti italiani contemporanei, Rossella Frollà, 303 pagg., Interlinea, 20 euro

A cura di Simone Di Biasio



0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!