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10 maggio 2013

I LIBRI NON SI BRUCIANO MAI

 Il 10 maggio 1933, in varie città della Germania, il nazismo organizza giganteschi roghi di libri svuotando le biblioteche delle principali città universitarie tedesche.
Io dico spesso che amo i libri, ma devo ammettere che non è del tutto esatto. Io amo alcuni, sicuramente molti, ma non tutti i libri. Anzi, detto tra noi, ci sono libri che mi sono indifferenti ed altri che detesto. Non farò esempi, non perché abbia problemi a discutere dei miei gusti letterari, ma non voglio uscire dal seminato e generare una discussione su un argomento decidamente secondario rispetto a ciò di cui voglio parlare.


Perché un libro si può detestare, ma non si può bruciare. Mai!

Oggi è l'ottantesimo anniversario del grande rogo nazista in cui il ministro della propaganda Goebbels ordinò di bruciare tutti i libri considerati anti-tedeschi o cultura degenerata.

Purtroppo la storia dell'umanità è piena di attacchi alla cultura, indici di libri proibiti, intolleranze verso culture diverse e non si pensi che il fenomeno sia da sottovalutare: da che mondo è mondo, dal bruciare libri a sterminare popoli il passo è sempre stato breve. 

Perché si brucia un libro? Per odio ed ignoranza, probabilmente, ma per me c'è dell'altro. Sono sempre stato dell'idea che, quando non si hanno argomenti per controbattere un'idea altrui, l'unica possibilità sia evitare che si diffonda. E se non c'è un Giordano Bruno pronto a morire per difendere le sue idee (diverso è il caso di Galileo, perché le verità scientifiche, anche se nessuno muore per loro, sono immutabilmente scritte nelle leggi della natura), tali idee rischiano effettivamente di essere cancellate per sempre.

Fortunatamente i libri sono molti più coriacei di quanto si pensi (non mi risulta che quei degenerati di Hitler ed accoliti vari siano riusciti a cancellare anche un solo libro): miei cari decerebrati, incapaci di un qualsivoglia confronto intellettivo, sappiate che sotto la nostra panchina ci sarà sempre posto per salvare un libro da voi!

Infatti un lettore, uno vero, non distruggerà mai un libro, neanche il più infimo, perché sa bene quanto gliele può essere utile una copia per dimostrare quante ca... ehm, confutare le idee sbagliate del suo autore.

Ed ora scusate, ma ho un piccolo volumetto poco noto da recensire.

A cura di Diego Rosato







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