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20 maggio 2013

CHIST E' O PAESE D'O LIBRO



Prendete uno che di mestiere dicono faccia il giornalista free lance (leggasi: disoccupé). Prenotategli una stanza d’albergo per una notte e un treno superveloce Roma-Torino. Poi dategli un pass stampa e slegatelo all’ingresso del Salone del Libro edizione 2013. 

Altro che giornalista cane da guardia della democrazia! Quello inizierà a sbavare già dal primo padiglione davanti alle piccole – grandissime - case editrici. Tornerà a casa dopo due giorni con la lingua penzoloni e le borse sotto gli occhi piene di libri. Ma sarà una soddisfazione, specie se trattavasi di una razza di giornalista sguinzagliata da “Reader’s Bench”.

Si condensano così due giorni intensissimi al Lingotto, un week-end in cui si festeggia – per me - la primissima volta al Salone del Libro. Dopo 26 edizioni era venuto anche il mio momento. L’aveva detto pure Napolitano: «In Italia leggiamo poco». 

Effettivamente c’è legge e chi legge, e non sempre son d’accordo. Specie se chi fa legge ha ammesso candidamente una volta al quotidiano Bild: «Sebbene sia il titolare della più importante casa editrice italiana, devo ammettere che probabilmente da 20 anni non ho più letto un romanzo». Era il 2003, dunque a occhio e croce saranno ora 30 gli anni trascorsi a non leggere neanche un libro. Indovina indovinello: chi pronunciò tale bordello?

Ma la politica che c’entra, sempre a parlare di politica! E invece così si dovrebbe amministrare, se non le sorti di un intero Paese, almeno quella di un Salone del Libro e la vita di una cittadina molto aggraziata che oggi vanta una metro che si guida da sola e un cielo grigio come solo in London. 

Però che bello passeggiare sotto i portici di piazza XVIII dicembre e incontrare piccole librerie illuminate, una gioia senza pari. Se Torino fosse istantanea dell’Italia tutta vorrei che ripartissimo da qui come immagine nel mondo: freschezza, cultura, innovazione. “Dove osano le idee” forse riposa il futuro.

A cura di Simone di Biasio

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