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13 maggio 2013

AUTUNNO DI ELISABETTA FERRARESI


Questo mese non sono entusiasta del romanzo che ho scelto di recensire per il Correvoce di 0111 Edizioni. Il testo mi ha deluso sotto molteplici aspetti. 




Come migliaia di altre donne in tutto il mondo sono una fan di Jane Austen e adoro l'atmosfera dei suoi romanzi, ma non bisogna dimenticare che la Austen portava avanti una battaglia: quella per veder riconosciuto alle donne il diritto di essere padrone del proprio destino.

Per quanto l'argomento possa essere ancora di attualità, dimostrazione ne sono il perdurante successo sia editoriale che cinematografico dei suoi romanzi, scrivere oggi un romanzo sulla falsa riga di Ragione e Sentimento mi sembra un esercizio di stile e nulla più. 

La Ferraresi avrebbe potuto optare per il romanzo storico, invece lo sforzo per inquadrare la narrazione nel tempo e nello spazio è minimo. Dalla sommaria descrizione della quotidianità s'intuisce che siamo in un'epoca in cui ci si sposta ancora in carrozza e in cui le classi sociali sono un ostacolo insormontabile, ma non vi è l'accenno ad alcun avvenimento che possa aiutare ad inquadrare storicamente il periodo. 

Oltre al quando, anche il dove è indefinito. Siamo in Italia, in una zona collinare di produzione vinicola, ma cittadine e paesi sono indicati solo con l'iniziale. Il paesaggio è tratteggiato in maniera sommaria, come un elemento irrilevante al fine dello svolgimento degli eventi. Per la Austen invece i luoghi erano parte integrante della storia: la tranquilla e riservata vita di campagna forgiava i caratteri positivi, mentre la corrotta vita di città era il substrato che alimentava l'egoismo dei ricchi e l'avidità dei nobili. 

Oltre ai luoghi la Ferraresi mantiene nell'anonimato anche i protagonisti: Madame D., la contessa Anna Z... Questa scelta ha instillato in me il dubbio che si tratti della banale cronaca di fatti realmente accaduti. In effetti il romanzo ha il sapore dei “racconti della nonna”, ma visto che bene o male un paio di nonni con i loro ricordi toccano in sorte a tutti non mi pare il caso di andare a disturbare quelli altrui. Diverso sarebbe stato se il fatto reale (bene inteso, sempre ammesso che lo sia) avesse fornito lo spunto per un messaggio significativo, ma sinceramente io non ho trovato niente più che il nostalgico ricordo di un amore di gioventù.

A livello stilistico non ho particolarmente apprezzato l'anacronistico linguaggio scelto dall'autrice. Ribadisco che cercare di scrivere un romanzo sette-ottocentesco nel XXI secolo non ha alcun senso. Se posso giustificare il falso d'autore in campo pittorico (non disdegnerei un bel falso Turner da appendere in soggiorno), non lo capisco in ambito letterario. 

A cura di Claudia Peduzzi



Autunno di Elisabetta Ferraresi, 0111 Edizioni, 

VOTO: 5/10







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