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18 aprile 2013

SE LE LIBRERIE CHIUDONO E' COLPA DEI LETTORI?

Foto di Diego Rosato

Se c'è un argomento da prendere per mandare su tutte le furie un lettore è quello della crisi delle librerie, soprattutto se accosti le parole “libreria” e “indipendente”.


I lettori fondamentalmente sono dei romantici e quasi tutti considerano quella coi propri libri una (sorta di) relazione sentimentale: per alcuni l'acquisto on-line equivale ad un matrimonio per procura e l'e-book reader ad un surrogato stile sex-toys. Alzi la mano chi non conosce almeno un lettore che dice “E-book? MAI!” guardando schifato il lettore hi-tech, considerato di serie b.

Io sono un “pro-cartaceo moderato”, nel senso che preferisco il libro di carta, ma da buon seguace del vecchio motto aristotelico “primum vivere, deinde philosophari”, non disdegno e-shop ed e-book.

È facile infatti mostrarsi paladini della piccola libreria indipendente o in generale della libreria quando si vive in città ben attrezzate, ma, spero di non dover snocciolare dati a supporto di quanto sto per dire, l'Italia non è uno stato di metropoli e nei piccoli paesi le librerie possono contare su un bacino di utenti (lettori assidui al di sotto del 10%) troppo basso per sopravvivere.

Per questo io benedico l'e-commerce e non solo per i libri. Perché ci sono persone che dovrebbero fare decine di chilometri per acquistare ciò che desiderano e, poiché nei loro piccoli centri non c'è nulla, sono costretti a spostarsi spesso, dovendo magari rinunciare a portare con sé il libro preferito per problemi di peso o spazio, quando con un ebook reader è possibile portarsi dietro un'intera biblioteca.

Il perché di questo mio sfogo è dovuto alla recente notizia della chiusura di diverse librerie a Venezia e della nascita di un “movimento di resistenza”. Diciamo subito che la chiusura di una libreria non è mai un evento felice, se non altro perché si perdono posti di lavoro. Tuttavia vorrei porre l'accento su alcuni punti che non mi convincono del tutto nell'appello lanciato da alcuni autori della Serenissima.

Vivo in un piccolo paese che per nove mesi all'anno muore ed i restanti tre diventa invivibile per l'affollamento di turisti, quindi so bene quali disagi vive un residente in un paese turistico... a patto di non vivere di turismo. Ma pare evidente che non sono solo le librerie a soffrire della crisi, ma tutti gli esercizi commerciali. Del resto, provate a chiedere al proprietario di un piccolo negozio di generi alimentari cosa pensa di un supermercato.

Anche in luce di questo, è giusto chiedere sovvenzioni speciali per le librerie? In un paese in cui i pensionati sono costretti al taccheggio per sopravvivere, penso che se ci fossero fondi da spendere, forse sarebbe il caso di destinarli altrove, piuttosto che alla sovvenzione di attività commerciali private o, quantomeno, non vedo perché ai librai, piuttosto che ad altri esercenti in sofferenza.

E, se è vero che in Italia il 80% della popolazione è afflitto dall'analfabetismo funzionale e il livello medio della cultura scende drasticamente, non credo che la soluzione sia tenere aperte librerie in cui nessuno vuole più andare. Quando un organismo è malato, si può scegliere di alleviare i sintomi e prolungare l'agonia, oppure tentare di curare la malattia e guarire: troviamo un modo per riportare le persone nelle librerie e queste non avranno più bisogno di chiudere. Inneschiamo questo circolo virtuoso o almeno proviamoci! Non so come, un buon inizio potrebbe essere in alcuni dei punti proposti nel suddetto appello, come organizzare eventi, concedere spazi espositivi in punti strategici, ma credo che per ricreare un cultura del libro occorra un'operazione più strutturata e profonda che non dubito le menti firmatarie dell'appello siano in grado di imbastire.

Perché sia ben chiaro che non ho nulla contro le loro intenzioni e non nego che la situazione sia tutt'altro che rosea: ho solo dei forti dubbi sulla soluzione proposta, un palliativo che può dare una boccata d'ossigeno ad esercenti che diventeranno dipendenti dalle sovvenzioni finché la situazione non diverrà insostenibile.

Se acquisto i miei libri prevalentemente online, non lo faccio perché sono pigro, perché non mi piaccia entrare in una libreria, girare per gli scaffali, aspettare che un libro attiri la mia attenzione, “mi chiami”, ma perché sono un lettore, ma sono anche un lavoratore dipendente che a fine mese deve fare i conti e, se gli avanzano 20 € da spendere in libri e sa che il prossimo mese potrebbe non essere così, non ci pensa due volte ad approfittare del 25% di sconto del volume cartaceo o del prezzo stracciato dell'ebook.

Nessuno mi paga per lavorare per Reader's Bench, anzi, spesso ci rimetto soldi, tempo libero e fatica, ma lo faccio con piacere, per dirla come Machiavelli “mi pasco dello cibo che solum è mio ed io nacqui per lui”. Perciò, ve lo dico col cuore in mano e senza astio: vi prego di non accusare me e tanti altri come me di mandare in rovina la cultura perché, pur comprando una quarantina di libri all'anno (stima personale per difetto), lo faccio online.

E magari qualcuno mi spieghi perché un editore prima della legge Levi poteva permettersi di vendere un libro col 60% di sconto alle librerie online continuando a guadagnarci: quanto ricaricano i prezzi di copertina?

A cura di Diego Rosato

Per approfondire:


Aprire una libreria (nonostante l'e-book) di Giovanni Peresson e Alberto Galla, Editrice Bibliografica, 120 pagg, 13.50 euro






11 commenti:

Diego Rosato ha detto...

Piccolo refuso: le pagine del libro consigliato sono 120 ed il prezzo 23,50 euro.
Scusate.

Claudia Peduzzi ha detto...

Non sempre sono d'accordo con Diego, ma questa volta sottoscrivo ogni singola parola, compreso il fatto di vivere in una cittadina di provincia. Qui è rimasta un'unica libreria superstite, che non solo si limita ad esporre bestsellers, ma che, se osi sfiorarli o peggio ancora provi ad aprirli, non te lo impedisce ma ti guarda malissimo e si apposta a curarti come se fossi un criminale pericoloso

Ariberto Terragni ha detto...

Il problema toccato nell'articolo è verissimo. Molte piccole librerie chiudono per la semplice ragione che si pongono nei confronti del mercato e dei lettori in modo anacronistico. Come dice Claudia espongono best seller, e basta, e quando accettano una prenotazione (guardandoti male) sono capaci di impiegare settimane per procurare il titolo richiesto. E credo sia proprio il lettore forte, quello che non si limita a leggere il libro alla moda, quello che avverte di più il disagio.

Clara Raimondi ha detto...

Deciso sarà il prossimo argomento di Books Talk ed anch'io sono pienamente d'accordo con Diego!

FromAMadWorld ha detto...

Sono d'accordo! E ammetto che anche io prima ero diffidente nei confronti dell'e-reader: ora ne sono innamorata, risparmio tantissimo e posso leggere molti più titoli. Io, studentessa universitaria mantenuta da genitori, non me la sento di spendere 20 euro per un libro, nè tanto meno 13 o poco meno per un'edizione tascabile.

I Dukkha ha detto...

Buona sera sono Francesca Garau (prima lettrice e poi autrice indipendente di narrativa). Sono d'accordo con voi su diversi punti. La mia esperienza in breve è quasta... Io ordino libri online per il semplice fatto che, molti dei titoli e degli editori che vorrei leggere, non li vedrò mai esposti nelle librerie fisiche per me come per altri che acquistano online per la stessa ragione. Questa è la mia realtà quotidiana, dato che passo spesso davanti alle belle colorate vetrine ma che ahimè... tutte espondono gli stessi titoli e gli stessi Autori ed Editori. Sono da poco autrice di due romanzi di narrativa, tra cui un fantasy fino ad ora apprezzatissimo dai miei giovanissimi amici lettori. Ho scelto il cartaceo per le mie pubblicazioni perchè trovo che sia preferito da me e da molti miei amici essendo ancora quasi completamente sconosciuta al grande pubblico, ma non sdegno affatto i formati digitali, gran novità e punto di forza per chi viaggia e si vuole concedere la scelta della lettura della giornata come fosse in biblioteca.

Clara Raimondi ha detto...

Cara Francesca Garau,
ti informo che il nostro Giuseppe Rechie, che qui su RB si occupa di fantasy, sta cercando giovani scrittori fantasy da recensire. Scrivi a readersbench@gmail.com. Ti aspettiamo!

Anonimo ha detto...

ma per favore va, siete solo dei spreconi!! Si ammazzano intere foreste per la carta, il pianeta ha bisogno di ossigeno. Come fa a piacervi la carta che puzza e si ingiallisce col tempo??

ma abituatevi alle nuove tecnologie che manco inquinano. Lo so vi riesce difficile!! siete da medioevo!!

Diego Rosato ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Diego Rosato ha detto...

Noto con piacere che hai letto con interesse e appreso a pieno l'articolo. Comunque, tanto per esser chiari, io non ho bisogno di adattarmi alla tecnologia perché per lavoro lavoro la creo.
Ah, un'ultima considerazione: tu che credi di essere ecologico, sappi che la carta è biodegradabile: non credo si possa dire lo stesso degli ebook reader.

Anonimo ha detto...

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