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12 aprile 2013

LA VITA COME UN ROMANZO RUSSO



Nel risvolto di copertina dell'edizione Einaudi, Emmanuel Carrère spiega come la follia e l'orrore hanno ossessionato la sua vita e che, nonostante abbia affrontato questo binomio con la volontà di superarlo, i suoi sforzi sono stati vani conducendolo di nuovo in quel vortice dove si è  sempre sentito intrappolato. 

La vita come un romanzo russo è calato esattamente dentro il vortice che avvolge l'esistenza di Carrère tracciando il netto cammino dalla sua nascita fino ai tragici avvenimenti ed alle pesanti conseguenze che Carrère ha vissuto sulla propria pelle.

C'è da dire che per comprenderne a pieno la complessità non è sufficiente questa lettura, ma le sue pubblicazioni precedenti L'avversario e Facciamo un gioco sono collocate sullo stesso filone argomentativo, o meglio raccontano gli eventi successi prima che hanno portato Carrère all'esigenza  di scriverne ancora attraverso ciò che lui definisce un “percorso aleatorio”.

Diversi avvenimenti si articolano nel romanzo, ognuno dei quali si identifica singolarmente, ma vanno oltre la validità fine a se stessa. Il percorso aleatorio di Carrère inizia con un viaggio a Kotel'nič, un piccolo e remoto paese russo, alla ricerca di informazioni su un soldato ungherese creduto morto durante la seconda guerra mondiale e trovato invece vivo cinquant'anni dopo in questa sperduta cittadina in stato di apparente amnesia, dove appunto Carrère si reca con lo scopo di realizzare un documentario sull'accaduto.

Il viaggio però nasconde un significato più profondo, un segreto familiare legato al suo albero genealogico che la madre ha cercato di occultare a sé ed ai figli per l'intrinseco tema scottante e contemporaneamente rivelatore. Il nonno materno dell'autore era di origine russa e scomparve senza traccia nel '44, il suo corpo non è mai stato ritrovato, ma trascorse la guerra collaborando con il regime tedesco, perciò diventa ipotizzabile la ragione della sua sparizione improvvisa. 

La partenza di Carrère per Kotel'nič non è quindi casuale, ma si traveste nell'opportunità di guardare dentro se stesso per capire il potere che la Russia, nonostante la negazione materna, ha esercitato su di lui nel privato e come scrittore sciogliendo finalmente quel nodo stretto da troppo tempo.

E' qui che entra in gioco la pubblicazione su “Le Monde” del racconto erotico “Facciamo un gioco” che Carrère scrisse per la sua compagna, programmando l'esatto ordine degli eventi con cui lei avrebbe dovuto leggerlo, ammirarlo ed essere felice e lusingata. 

Ma la realtà ha decisamente infranto le aspettative, il desiderio di controllo e manipolazione di persone e situazioni ha travolto  Carrère distruggendo la sua relazione, e lo reso testimone di un atroce omicidio che ha contribuito a stringere il suo nodo invece di scioglierlo come sperato per mezzo del reportage girato Kotel'nič.

Autobiografia ma non solo, storia di un tentativo di comprensione della realtà attraverso le costruzioni mentali che ognuno si crea per provare a governarla, naufragate nell'amara consapevolezza che non è affatto controllabile, mentre è invece la realtà a dirigerci dove vuole.

A cura di Cristina Monteleone


La vita come un romanzo russo di Emmanuel Carrerère, ed. Einaudi, € 17.50, pag. 282





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