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22 marzo 2013

VIRGINIA WOOLF E IL GIARDINO BIANCO


Dopo aver sfruttato per 10 anni – tra il 1996 e il 2006 – il nome di Jane Austen (in Italia la serie di indagini condotte dall'emula di Miss Murple è stata pubblicata tra il 2006 e il 2012) Stephanie Barron ha pensato fosse giunto il momento di cambiare celebrità. Non senza una buona dosa di ambizione e presunzione la scelta questa volta è caduta su Virginia Woolfe.

Non ho letto nessuno dei precedenti romanzi di S. Barron e quest'ultimo, costruito attorno al suicidio della celeberrima scrittrice inglese, non mi ha invogliato a riparare alla mia mancanza. Pur adorando la storia romanzata, anche ai limiti della credibilità come nella “Vita segreta di Giuseppina Bonaparte” di Erickson Carolly, o l'elaborazione di misteri attorno a fatti realmente accaduti, come in The mysterious death of Miss Austen di Lindsey Ashford, a mio avviso la Barron non ha saputo creare né un romanzo storico, né un thriller riuscendo al massimo a confezionare un mediocre romanzo rosa.

Dal punto di vista storico, a parte l'affettuosa amicizia tra Virginia e Vita Sackville-West che effettivamente a Sissinghurst Castle creò, insieme al marito, il giardino bianco in memoria dell'amica-amante, non vi è nulla di attendibile.

Non sarebbe un problema se la Barron non avesse infarcito tutta la storia con risvolti rosa alquanto stucchevoli. La protagonista, l'architetto-paesaggista americano Jo Bellamy, è concupita dal suo committente, un magnate americano, al quale Jo virtuosamente (lui è sposato) sfugge per finire tra le braccia di un esperto di Sotheby's. Ma questi è ancora follemente innamorato della moglie, che naturalmente è bellissima e intelligentissima, il cui unico, trascurabile, errore è stato tradirlo con il suo superiore alla casa d'aste. Va bene che l'amore muove il mondo e che la realtà spesso supera la fantasia, ma questo contorto intreccio invece di aggiungere pathos toglie credibilità alla storia intera. Peccato perchè la trama di base, probabile retaggio degli anni trascorsi dall'autrice alle dipendenze della CIA, era intrigante. 

Jo Bellamy viene mandata da un facoltoso cliente nel Kent, a Sissinghurst Castle, per “copiare” il famoso Giardino Bianco cheVita Sackville-West aveva dedicato all'amante. Jo parte con un peso sul cuore e un secondo fine: scoprire come mai la notizia di questo incarico ha causato la morte dell'amato nonno, suicidatosi lasciandole un ambiguo biglietto.

Giunta a Sissinghurst la giardiniera, come ama definirsi, sbriga in fretta il suo compito ufficiale per dedicarsi all'investigazione. In un capanno degli attrezzi rinviene un diario nel quale compare il nome del nonno e che sembra scritto da Virginia in persona. Il problema è che la data d'inizio del diario coincide con il giorno successivo alla sua morte

Da qui parte una roccambolesca avventura in bilico tra storia e spionaggio con accenti rosa troppo pesanti per i miei gusti. La parte migliore, almeno per gli estimatori del giardino all'inglese, resta la descrizione dei giardini di Sissinghurst, luogo che ho immediatamente incluso nella mia lavagna Pinterest intitolata “Place I'd like to go”.

A cura di Claudia Peduzzi 


Virginia Woolf e il giardino bianco di Stephanie Barron, TEA, 287 pagg, 12 euro, 9.99 in formato ebook



Voto 6/10







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