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6 marzo 2013

UNA MINCHIATA NON SI NEGA A NESSUNO



Intanto possiamo rilassarci. Chi di noi non è stato minchione nella vita almeno una volta? Non alzate lo sguardo dallo schermo cercando un compagno attorno a voi. Una minchiata nella vita non si nega a nessuno, nemmeno a se stessi.

E poi siamo in ottima compagnia: Benedetto XVI, Albert Einstein, Pino Daniele, il re di Sparta Leonida, Ronald Reagan, persino Seneca. Enrico Remmert e Luca Ragagnin non risparmiano nessuno ne “Il minchionario universale”, che giustamente reca la postilla “inevitabilmente incompleto”. Altrettanto giustamente – ohibo’ – completata da una fantastica nota della prefazione: “Chiediamo scusa a tutti quelli che, per questioni di spazio, non siamo riusciti a inserire in questo primo florilegio”. 

Accanto all’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers e a Le Garzantine questo libro spassosissimo non fa cattiva figura. Anche se agli autori è piaciuto giocare e vincere facile: approssimativamente una citazione su cinque appartiene ad un politico («Ma cosa volete che ne sappia un attore di politica?», si chiedeva un illuminato Reagan, più hollywoodiano o più Presidente?). 

Di queste ultime una gran mole proviene da quella grossa pancia della Lega Nord, sentite questa: «Fossi al posto del premier Monti venderei la Sicilia agli Usa o a qualche pool di miliardari russi o americani (…) ma prima ancora la Campania, perché siamo di fronte a zone completamente improduttive». Ma anche in questo frangente noi italiani potremmo magramente consolarci di fronte a questo scambio di battute: «Giornalista: “ Perché non avete catturato Osama Bin Laden?/ G. W. Bush: “Perché si nasconde”». Lapalissiano, qualcosa da obbiettare? Eppure un moto d’orgoglio ci farebbe saltare dalla poltrona quando Pedro Almodovar afferma che «Franco Zeffirelli mi è sempre sembrato un imbecille che vende santini».

Una delle sezioni più interessanti del libro è sicuramente quella relativa alle previsioni sul futuro, che in ogni tempo trovano spazio. Spassosissime quelle relative alla nascita della radio, dell’elettricità, dell’automobile, della televisione, del computer (che negli anni Sessanta era talmente evoluto da pesare una tonnellata circa) e di Internet. 

Che dire della crisi economica? Per capire da chi siamo governati, chi sta guidando questa «nave senza nocchiero in gran tempesta» (mi piace sottolineare che tra le minchiate citate non figura alcuna pronunciata da poeti), basta mettere a confronto alcune affermazioni del 1929 (prima grande crisi di Wall Street) e del 2008, anno dello scoppio della bolla finanziaria negli Usa. Partendo dai più recenti l’Oscar della minchiata va di diritto a Josè Manuel Barroso: «La crisi in Europa sarà attenuata». Ma date retta a John Maynard Keynes: «Non avremo più crolli finanziari nel nostro tempo». Era il 1927, una minchiata ci seppellì.

A cura di Simone Di Biasio



Il minchionario universale (inevitabilmente incompleto) di Enrico Remmert e Luca Ragagnin, Espress Edizioni, 259 pagg, 9.90 euro





1 commenti:

Claudia Peduzzi ha detto...

Sul fatto di vendere la Sicilia, la siciliana Cristina Costa - ci ha scritto un libro intitolato Le arance di Dubai e dalle sue parole non sembrava trovarla nemmeno una cattiva idea.

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