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23 marzo 2013

BUK MODENA 2013: A cosa servono i libri



Tappa on the road da readers: siamo a Buk Modena dove la piccola e media editoria incontra il pubblico con le novità ed incontri con gli autori, che ovviamente stiamo seguendo in diretta, come  "A cosa servono i libri: tra il comodino, la zeppa e la rivoluzione".  Già, a cosa servono i libri, potrebbe aprirsi un discorso infinito, mi limito quindi ai punti salienti che sono di certo i più attuali nella società informatica in cui viviamo. 
Sono due gli aggettivi che meglio definiscono in nostro contesto storico, multimedialità ed interattività, con la certezza che il futuro intreccerà sempre più il nesso tra questi ed il libri. Tutti ormai sappiamo cosa sono gli i-readers, comodi, veloci leggeri, ormai anche economici, ma quello che molti non sanno è che il semplice file di lettura presto potrà subire delle evoluzioni e sarà quindi anche possibile, per esempio, disegnare, sviluppando in tempo reale l'immagine nata nella propria mente dalla lettura appena svolta, oppure ascoltare, come sono ora disponibili dei romanzi letti ed interpretati da attori.

Ma col cartaceo come la mettiamo? E torna la domanda che i lettori non possono evitare di farsi. Mattia Ferraro durante l'incontro ha detto una frase significativa, che il libro è come un amico, puoi addormentarti la sera mentre stai leggendo e risvegliati al mattino con il libro sul petto. La mia risposta è che la carta non potrà scomparire, il profondo contatto sensoriale che si crea tra il lettore ed il cartaceo non trova lo stesso terreno fertile con la tecnologia, ma si limita ad un passaggio di informazioni che spezza quel legame tattile ed olfattivo. 

Eppure esistono molti libri "zeppa", testi che riscuotono un notevole successo di pubblico e di stampa, però puntano solo all'incasso e non alla qualità,  e vi cito per esempio volumi tratti da programmi televisivi su ricette di cucina, arredare appartamenti o imparare a fare shopping con stile. Sono indice della richiesta da parte dei lettori, non realmente interessati alla sostanza, probabilmente solo alla notorietà degli autori. A mio parere ci troviamo davanti ad una realtà infelice, la pubblicazione al solo scopo di lucro devasta la ricerca che il vero lettore di aspetta nel momento in cui sceglie di affrontare un romanzo, inoltre pone in dubbio la motivazione degli autori alla scrittura. Non si decide di scrivere per diventare ricchi e famosi, la scrittura si sceglie per librare sé stessi, è una necessità di espressione per mezzo delle parole giuste, pensieri divenuti finalmente concreti e meravigliosamente anche condivisibili. Se poi qualcuno ci legge e gli piace, beh, è di sicura soddisfazione.

A cura di Cristina Monteleone



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