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23 febbraio 2013

TRA CARTE E SCARTOFFIE


"Nella gigantesca macchina gerarchica fatta di ben quattordici ranghi che rovesciava da ogni angolo dell'Impero  di Pietroburgo valanghe di carta e fiumi di inchiostro, il singolo burocrate (grande, medio, piccolo) non era in grado di percepire il senso del proprio lavoro; egli era un ingranaggio del sistema, e il sistema non consentiva vie d'uscita"

In queste parole di Giovanna Spendel sono racchiuse la storia e i sentimenti di Jakov Petrovic Goljadkin, il piccolo burocrate protagonista de Il sosia di Dostoevskij. Un uomo schiacciato dalle sue aspirazioni sociali, un burocrate come quelli che poi hanno riempito le pagine dei nostri romanzi.

S'intitola Tra carte e scartoffie. Apologia letteraria del pubblico impiegato, l'ultimo libro di Luciano Vandelli che da Gogol a Stendhal, passando per Svevo, Dickens e naturalmente Dostoevskij  analizza e racconta l'impiegato nella letteratura.

Un excursus che tuttavia non tralascia l'immagine che la società di volta, in volta ci ha restituito dell'uomo in mezze maniche: lavativo o zelante, capace o inetto e sempre in grado di interpretare i vizi e le virtù di tutta l'umanità.

Di capitolo in capitolo scopriremo ogni singolo personaggio, la sua storia e quella dell'autore che l'ha concepita e poi i luoghi, le epoche per aver un ritratto ben preciso, netto della figura del burocrate che tante volte ci ha divertito o nel quale, spesso, ci siamo ritrovati.

Un viaggio che permette anche di fare accostamenti azzardati come quelli tra Balzac e Marx, Kafka e Weber o tra Tolkien e Asimov e di avere un compendio esaustivo com'é nello stile de Il Mulino.

A cura di Clara Raimondi


L'impiegato, il film di Gianni Puccini del 1959:





Tra carte e scartoffie. Apologia letteraria del pubblico impiegato di Luciano Vandelli, Il Mulino, 304 pagg, 22 euro



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