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4 febbraio 2013

PAR LAGERKVIST: QUALCOSA IN UN CUI CREDERE


Par Lagerkvist
Tema insidioso quello che sto per affrontare, ma tuttavia molto affascinante e decisamente ricco di interesse, a mio avviso, per chiunque abbia voglia di fermarsi un attimo e rifletterci. Non ha importanza ciò in cui crediamo o ciò in cui non crediamo, quello che invece è importante sono le domande che ci poniamo e le risposte che proviamo a darci.

Par Lagerkvist ha percorso la sua intera carriera di scrittore facendosi delle domande e ha tentato di darsi delle risposte attraverso romanzi, poesie ed opere teatrali. Durante le letture che ho avuto il piacere di fare, “Barabba” e “Pellegrino sul mare”, mi sono chiesta se Lagerkvist fosse soddisfatto delle sue risposte che, pagina dopo pagina, coglievo, ma in fondo non sono sicura che lo fosse davvero, probabilmente perchè spesso mi è capitato di dargli ragione e non essere appagata della risposta trovata.

In Pellegrino sul mare ci sono due storie che si incontrano e si scontrano: Tobias, fedele devoto che tenta di raggiungere la Terra Santa imbarcandosi su una nave pirata, e Giovanni, marinaio della nave che ha trascorso molti anni viaggiando da un posto all'altro nell'inutile attesa che la sua sofferenza di alleviasse. Tobias sta cercando la sua pace interiore e decide di rischiare la sua vita su una nave piena di banditi nella speranza di incontrare finalmente Dio una volta arrivato in Terra Santa, mentre Giovanni ha tentato di scappare da Dio rifugiandosi su una nave errante per i mari con un equipaggio disposto a compiere sciacallaggi non appena c'è l'occasione. 

Giovanni, un tempo sacerdote, è fuggito per la vergogna che la passione per una donna gli ha provocato agli occhi degli altri, Tobias è in cerca della rivelazione divina capace di dare finalmente un senso alla sua esistenza. 

“Disteso sul ponte, pensava a ciò che vi è di più alto, di più sacro nella vita, cercando di capirne l'essenza. Diceva a se stesso che forse non esiste che come un sogno, che forse non sopporta la realtà, il risveglio. Ma che tuttavia esiste. Che l'amore perfetto esiste e la Terra Santa esiste, ma noi non la possiamo raggiungere. Che forse siamo soltanto in viaggio alla sua volta. Siamo soltanto pellegrini sul mare”.

Barabba invece ci porta ad uno strato ancora più profondo del pensiero di Lagerkvist toccando la tematica della crocifissione/resurrezione di Gesù insieme al controverso personaggio di Barabba. Tutti conosciamo la storia di Barabba, colui al quale è stata risparmiata la morte sulla croce per opera del sacrificio di Gesù, ma Lagerkvist va sicuramente oltre, sceglie di identificarsi con questo personaggio per dare voce concreta alla sua angoscia di ricerca metafisica. 

Barabba è un delinquente, è ladro e violento, eppure il martirio di quell'uomo al quale deve la vita non lo lascia indifferente, e quando viene a conoscenza di chi sia davvero nascono i primi dubbi nella sua testa ed inizia una battaglia interiore che lo tormenterà per il resto della sua esistenza. Incontra persone devote disposte a morire per non rinnegare la propria fede, e persone che professano un credo smentito dalle proprie azioni. Conosce l'amicizia, la morte, la sofferenza, eppure resta sempre in bilico tra il desiderio della ricerca e la consapevolezza del reale. 

Ma quando il governatore romano chiede a Barabba, schiavo dello stato, perchè portasse appeso al collo quello stemma con inciso il nome di Gesù, la sua risposta racchiude in sé tutta l'essenza della ricerca di Lagerkvist: “Perché desideravo di credere”.

Ognuno a suo modo desidera di credere in qualcosa, ovviamente non è semplice, però si può scegliere quale strada seguire, tutte degne di rispetto, io ho scelto la mia, spero che anche voi riusciate a scegliere la vostra.


A cura di Cristina Monteleone

Enya, “Pilgrim” dall'album A day without rain:




Pellegrino sul mare ed. Iperborea, 104 pagg, 11,50 euro


Barabba ed. Europos, 166 pagg,14 euro





2 commenti:

Anonimo ha detto...

La combinazione dei libri di Lagerkvist e la musica é perfetta! Clara :)

Cristina Monteleone ha detto...

Leggendo Pellegrino sul mare ho subito pensato ad Enya, si adattano bene insieme

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