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23 gennaio 2013

QUI NON E' HOLLYWOOD, HOLLYWOOD!

La scritta che sovrasta Los Angeles dal 1923



“Perchè lui è un matto autentico, e io troppo spesso mi dimentico che qui non è hollywood”, mi ricordano i Negrita, ma probabilmente anche noi troppo spesso ce lo dimentichiamo, è più bello e più facile credere che basti schioccare le dita per trasformare i tuoi desideri in realtà, ma andiamo per gradi.

Diversi anni fa ho comprato Hollywood, hollywood! di Charles Bukowski, avevo letto le prime pagine e non mi era piaciuto, così l'ho depositato nella mia libreria in attesa di tempi migliori, poi di recente sono stata ad un concerto dove, intorno al palco, erano affisse delle targhe con la data di nascita e di morte di cantanti e scrittori cosiddetti “maledetti” tra cui Bukowski, ed ho capito che i tempi migliori erano arrivati.


Chinaski è uno scrittore che ha superato i sessantanni con un passato turbolento alle spalle causato dalla dipendenza dall'alcool, ora invece è sposato con una donna più giovane, ha moderato il suo vizio di bere e trascorre una vita tranquilla senza dimenticarsi di dare da mangiare ai suoi gatti. Un giorno un amico produttore gli propone di scrivere una sceneggiatura per hollywood che riproduca la sua vita di ex alcoolista, e nonostante le perplessità iniziali decide di accettare.

E così, senza neanche scrivere una riga, arrivano i primi benefici con l'anticipo, investito nell'acquisto di una macchina di lusso e nella ricerca di un appartamento, va sul set durante le riprese, la gente lo riconosce e gli fa i complimenti per la splendida sceneggiatura e lo invitano alle feste dove c'è sempre qualcuno disposto a versarti da bere gratis. Poi il film esce nelle sale, non va più alle riprese e alle feste, nessuno lo riconosce, e non gli resta che acquistare un biglietto per andare al cinema e vedere sullo schermo un surrogato della storia della sua vita, dove sa bene che quegli attori sono di sicuro bravi, ma non trasmettono di certo quello che lui hai vissuto realmente.

Charles Bukowski
Cos'è hollywood allora? Prendiamo, per esempio, Francis Scott Fitzgerald, lui che ha vissuto l'affermazione incontrastata dello star system hollywoodiano, che si è avvicinato a questo folle mondo attratto dagli enormi guadagni che, scrivendo un romanzo, non avrebbe potuto ottenere, ed il potente desiderio piega la sua indole letteraria in adattamenti cinematografici, con scarsi risultati artistici ma ottimi profitti economici, legando il suo nome alla stesura di mal riuscite scenografie spesso neppure tradotte in film. 

Ma il destino è bizzarro, e nel 1941 esce postumo il suo Gli ultimi fuochi, romanzo che descrive l'illusione intrinseca dello stile di vita hollywoodiano che ha incastrato Fitzgerald, riscuotendo un buon successo di pubblico e, successivamente, la trasposizione a film. Finisce così che hollywood parla di sé stessa in terza persona, dei suoi vizi, del sistema industriale che la governa, ma chi si ricorda poi di Fitzgerald? Chi è andato a vedere al cinema “Il grande Gatsby” o, in anni recenti, “Il curioso caso di Benjamin Button”.


“I'll wait here, you are crazy, those vicious streets are filled with strays, you should've never gone to hollywood” (System of a Down).

A cura di Cristina Monteleone


Hollywood, Hollywood! di Charles Bukowski, Feltrinelli, Universale Economica, 233 pagg, 9 euro








2 commenti:

Claudio ha detto...

Io l'ho acquistato da poco perchè ho appena visto "Californication" in cui il personaggio principale interpretato da David Duchovny si inspira appunto a Bukowsky.
Non vedo l'ora di leggerlo.

Cristina Monteleone ha detto...

Sono sicura che non ti deluderà!

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