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22 gennaio 2013

LE TROPPE QUALITA' DI MUSIL


Una delle prime edizioni inglesi dell'opera monumentale di Musil

Vienna, 1913. Ulrich è un uomo brillante, colto, di bell'aspetto. Buon boxeur, buon tennista, ama i lussi e l'arte della conversazione. E' un uomo senza qualità, perché di qualità ne ha anche troppe. Figlio di un padre benestante e autoritario, il ragazzo austriaco fatica a trovare la propria esatta collocazione nel mondo: studi scientifici che nonostante la strada spianata non proseguono in una carriera accademica, servizio militare che dura giusto qualche anno di ferma. 


Non è sposato, è amante di una donna che non ama e che non si decide mai a lasciare del tutto. Si invaghisce intellettualmente di una gran dama sposata con un funzionario statale, la fatale Diotima, flirta con la moglie del suo amico Walter, ma quando costei gli si offre per avere un figlio da lui, Ulrich la respinge. Alla morte del padre, conosce dopo tanti anni di separazione forzata la sorella Agathe, ventisettenne vedova con la mezza idea di divorziare dal secondo marito, pigra fata degli ozii, sballottata dal collegio ai matrimoni, dalle suore ai mariti, e intreccia con lei una relazione ambigua, sull'orlo dell'incesto. 

Sul versante pubblico, il caso e la noia lo portano a collaborare con la mastodontica e inconcludente macchina organizzativa dell'Azione Parallela, sorta di club iper esclusivo che si occupa di rinnovare lo spirito della nazione Austroungarica in occasione del settantesimo anno di impero di Francesco Giuseppe. Tra chiacchiere e feste, colti ragionamenti e aria fritta, si staglia la figura affascinante e sorniona di Arnheim, l'imprenditore filosofo ebreo prussiano che conquista la piccola corte di damazze e generali, sbalordendola con l'ampiezza del suo sentire. La torreggiante figura di Diotima regola il traffico e smista i sentimenti. Forse il destino di Ulrich è quello di andare a fare la spia in Galizia. 

Impossibile sintetizzare le milleduecento pagine abbondanti de L'uomo senza qualità. Monumento letterario oscuro e tortuoso, secondo molti critici il libro va a collocarsi a fianco della Recherche di Proust e dell'Ulisse di Joyce: nel percorso accidentato di questa antistoria c'è il sapore di un'epoca, tra sbandamenti e illusioni. E la caduta. Per Musil, inevitabile. Non c'è salvezza nel disordine di luoghi e parole che affollano ogni pagina del romanzo: i discorsi si sommano, si contraddicono, le finzioni occupano lo spazio della realtà fino a prenderne il posto, con la benedizione della logica ormai del tutto sganciata dalla realtà. I notabili dell'Azione Parallela parlano di anima e di spiritualità, ma intanto gli spettri della Grande Guerra incombono, e anche se gli elementi per prevedere il disastro ci sarebbero già, gli stanchi fantasmi di un impero sull'orlo dello sfacelo continuano ad elogiare l'Imperatore, immagine vivente della Patria. 

C'è tanta ironia in Musil. C'è anche cinismo però. Una luce di opaco nichilismo tinge lo sfondo di quasi ogni scena del romanzo: Musil genio isolato e solitario, “troppo intelligente per essere un poeta”, scrittore matematico con il vizio dell'assurdo, non fa sconti a nessuno, monta e smonta la realtà come se fosse un giocattolo e arriva alla conclusione che nulla è più irreale di ciò che crediamo sia tale. 

Robert Musil
Un vero relativista, in anni in cui questa parola ancora non esisteva: “Quando egli è in collera, c'è in lui qualcosa che ride. Quando è triste, si prepara a far qualcosa. […] Ogni cattiva azione sotto qualche aspetto gli apparirà buona. […] Per lui nulla è saldo, tutto è trasformabile, parte di un intero, di innumerevoli interi che presumibilmente appartengono a un superintero, il quale però gli è del tutto ignoto”. E su queste placche semoventi, sia Musil che Ulrich giocano la loro partita con la morte, con l'esistente, con gli altri: sciupano la vita perché questo è il loro modo di esserci. Il parallelo tra autore e personaggio è in questo caso autorizzato, almeno in parte: nella fitta, simbolica, casuale trama dell'USQ l'intelligenza si muove inquieta, alla ricerca di una spiegazione che sa di non poter trovare. 

Il lungo, estenuante tramonto di Robert Musil va di pari passo con la stesura della seconda parte del libro, un viaggio che non troverà conclusione (l'USQ è incompiuto) se non nella consapevolezza che le troppe ipotesi lasciate sul campo non possono essere ricondotte a un fine. 

Secondo lo schema La Capria siamo nel tipico caso di un “libro non riuscito”: un libro che è grande proprio perché ha sfidato gli dei, e ha fallito, come tutti i tentativi umani che vanno oltre misura, al punto che Musil stesso temeva di aver perso il filo, di essere finito alla deriva di se stesso con quel brogliaccio di fogli sempre più ingombrante tra le mani, mentre il senso delle cose andava stingendosi ogni giorno di più, e il mondo perdeva forma e colore, diventava il fondale anonimo e osceno di uno degli innumerevoli capricci del caso. 

A cura di Ariberto Terragni, seguitelo sul suo Quaderno Sepolto


L'uomo senza qualità. Ediz. integrale di Robert Musil, Newton Compton, 1137 pagg, 9.90 euro, in formato ebook a 4.99 euro


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