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9 gennaio 2013

FANTASMI DEL NOVECENTO

Una carrellata degli scrittori più importanti del '900

Un minuto o una vita per dire di una vita o di un minuto. In letteratura la dilatazione logica e temporale si giustifica quanto l'improvvisa contrazione di spazio e di tempo, e trova interpreti per ogni sua mossa, ogni suo cambio di rotta. Autori di un solo libro e autori di serie infinite. 


Robert Musil e Georges Simenon, per esempio: due ricerche di salvazione in due percorsi distanti, tanto distanti da non avere nulla a che fare l'uno con l'altro, se non, appunto, nell'esercizio spietato della scrittura come pratica identitaria, degenerato poi in una coazione del tutto priva di scopo (la ripetizione come prova di esistenza). L'uomo senza qualità da una parte e una grandine di titoli dall'altra: i percorsi si divaricano sempre di più fino a dare l'impressione di due tortuosità simmetriche, come se le due esigenze (umane, intellettuali) finissero per specchiarsi, mostrandosi per quello che sono: una trama di possibilità e congetture. Risolta nel caso di Simenon, cerebrale e sconfinata in quello di Robert Musil. 


Robert Musil

Il parallelo tra i due autori nasce da un fatto numerico, come si diceva poc'anzi, ma ci sono numeri che qualificano una sostanza, in questo caso una densa materia letteraria condensata in un solo, abnorme tentativo (peraltro abortito) nel caso dello scrittore austriaco, e diluito fino alla serialità commerciale nel caso dello scrittore belga: eppure li definiamo entrambi scrittori, entrambi grandi, anche se parliamo di due unità di misura diverse, entrambi, soprattutto, particolarmente addentro ad un certo mood novecentesco, un sentore, un presagio di liquefazione dove la pagina scritta andava assumendo in modo incontrollato i connotati di una testimonianza irripetibile, dagli ultimi spasimi della belle époque fino alla rarefazione inquietante della guerra fredda. In mezzo, due conflitti mondiali, stermini, genocidi. In una parola orrore. La letteratura scopre che le grandi promesse dell'età della tecnica si sono tinte di sangue, e un continente intero ha perso il primato della civiltà, e con esso l'innocenza. 

C'è un prima e c'è un dopo nella dinamica del Novecento. C'è la grande rassegna del passato morente: Musil, Proust e Joyce, che nella summa sproporzionata delle loro opere campionano ed etichettano i valori e le coloriture di una società destinata a bruciarsi nel doppio olocausto bellico. Il dopo non potrà più essere uguale. Il dopo sono i lapilli luminosi di una letteratura che per forza di cose deve sparpagliare la propria massa solida in un rivolo di ipotesi e confutazioni: la letteratura diventa industria in senso proprio, e non senza conseguenze. 

Battaglie epocali ma oziose come quelle di Proust non sono più pensabili: l'obiettivo è vendere, è il qui e ora, e non c'è più spazio per gli interminabili riepiloghi storico sociali della Ricerca, è tempo di confezionare il presente in chiave fruibile, un po' alla volta. Maigret è il personaggio di famiglia, pipa, buonsenso, affidabilità: è l'uomo perbene, impiegato dello Stato, e poi ritorna in un numero impressionante di storie, tutte della stessa lunghezza, tutte incentrate su caratteristiche ricorrenti. Le grandi volute filosofiche di Ulrich, uomo senza qualità perché ingolfato da troppe qualità, non sono più legittimate, perché fuori dal ritmo produttivo. E poi perché Ulrich, Leopold Bloom e il narratore della Recherche non sono troppo alla mano: sono elitari, problematici, rosi dal dubbio, malinconici. Soprattutto sono inaffidabili: come intraprendono una strada la loro mente si disperde nei meandri della possibilità, fino allo scacco, al non poter più agire. Sono uomini che hanno aperto una crisi e non sono più capaci di chiuderla, in aperta contrapposizione con il modello borghese rassicurante e granitico dei loro padri e nonni. 
Contrazione e dilatazione. 


George Simenon
Le pagine di Musil sono tutte lì, in un monumento incompiuto all'incompiutezza. La parabola di Simenon (ma Simenon è solo un esempio eccellente, ognuno può scegliere l'autore seriale che preferisce, anche Ed McBain o persino Camilleri) è sterminata, ma con capitoli ben precisi, finiti in un numero limitato di pagine. Due testimonianze, ma basate su premesse diverse: ossia due esigenze storiche quasi opposte. Da un lato l'affresco agonizzante, dall'altro la rapidità commerciale del consumo: due istanze diverse sul piano culturale ma straordinariamente simili in quanto a narrazione di un gusto e di un'epoca. L'ambizione (contrazione) di raggrumare un tutto possibile in una sola soluzione, e la decisione pragmatica di valutare volta per volta, a piccole dosi, in accordo con un gusto sempre più difficile da decifrare e alla ricerca di rapide fruizioni. 

I due poli opposti che hanno animato gli ultimi cento anni. 

A cura di Ariberto Terragni, visitate il suo Quaderno Sepolto 

Leggete anche il suo racconto per la nostra collana Click:

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