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3 dicembre 2012

NON PASSARE PER IL SANGUE



“Ed è giusto così, perché tu non sai quanta fatica per generare le generazioni, con un polmone solo, nella guera che segue guera, con i maschi che aferano e le femine che insultano. Quando Marcelo ha deciso di stare in esercito, tra me ho deto: questo qui deve dimostrare, ha il dirito di dimostrare, contro il destino, contro la natura, anche contro Dio, di dimostrare che noi vogliamo, vogliamo e vogliamo, e stiamo sopra le cose, non soto.” Prende un fazzoletto di cotone dalla tasca, tutto stropicciato e appallottolato, e si soffia il naso rumorosamente.

“…Questa è la verità, io per questo ero contenta che lui andava in esercito, ma poi mi chiedevo: E’ servito?”
“Ma a te cosa importa saperlo, ora?”. Luca siede sul letto, quasi di fronte a lei. Sembra implorarla di lasciar correre, di prendere in consegna la valigetta e basta.
“Io devo sapere. Devo perché è il mio sangue, per sapere se tuto è stato inutile… se lui era come io penso, forse è meglio così…”. Il tono di Agar diventa lamentoso, spezzato, un affanno piega le parole, ne ottunde la piena percezione, come se l’affogasse in una materia liquida. Luca è in piedi e la fissa dall’alto. Si passa le mani sui jeans, sente i palmi che sudano.
“E allora Agar, mi dispiace, che tu sei venuta fino a qui, che mi hai portato i fiori freschi, che hai cucinato per me. Perché ti dico che tutto è stato inutile, come dici tu, e che allora è proprio meglio che tuo nipote sia morto. Perché io e tuo nipote stavamo insieme. Come posso dirti? Eravamo fidanzati? Sì, diciamo anche così. Era così”.

Un passo, uno soltanto e già l’idea della complessità dell’esistenza affiora con forza, catapultando il lettore, l’uomo che legge e nelle parole cerca se stesso, in una dimensione di ricerca di senso. “Non passare per il sangue” di Eduardo Savarese è questo: la celebrazione del reale e della sua complessità, la ricerca di un’identità e della forza per accettare che la felicità non è appannaggio di alcuni, ma la conquista di tutti coloro che, con coraggio e lealtà, accettano il viaggio della scoperta di sé e le inevitabili ferite che esso comporta. 

Il romanzo scritto dal magistrato napoletano è la storia d’amore tra due uomini, Marcello e Luca, entrambi militari in Afghanistan ma è anche la storia di Agar, nonna di Marcello nonché donna con un complesso e difficile passato alle spalle. Luca ha il compito di consegnare gli effetti personali del compagno deceduto in guerra alla famiglia. L’incontro tra il giovane ufficiale dell’esercito e l’anziana donna sembrerà dar luogo ad uno scontro/confronto che culminerà nell’accettazione dell’identità individuale di ciascuno e nella comprensione che il valore di ognuno di noi risiede nella capacità di amare e comprendere l’amore. 

Un romanzo di guerre dunque ma anche di amore. Accanto alla guerra combattuta in Afghanistan e all’occupazione nazifascista a Creta evocata dai ricordi di Agar, si affianca lo scontro interiore dei personaggi. “Non passare per il sangue”: il titolo racchiude pienamente il senso profondo del romanzo. Da una parte troviamo infatti l’idea del necessario passaggio “attraverso il sangue” ossia la necessità di perpetrare la specie umana mediante l’unione di uomo e donna, il che sembrerebbe bollare come “contro natura”, inutile e insensato un rapporto d’amore tra persone dello stesso sesso. 

Analizzando però attentamente il titolo possiamo avanzare un’ulteriore ipotesi interpretativa, quella cioè del quasi obbligato transitare attraverso il dolore interiore e lo scontro per giungere alla comprensione e all’accettazione di sé e degli altri come se un amore omosessuale avesse diritto di essere accettato e riconosciuto solo dopo aver assorbito una certa dose di sofferenza. Lo scontro/confronto tra Agar e Luca è in questo senso emblematico: dopo un confronto reciproco che porta entrambi a scavare nella profondità della propria anima si giunge ad un punto d’incontro. Ecco dunque che “Non passare per il sangue” può essere letto anche come la preghiera che un uomo rivolge al resto dell’umanità. 

“Non passare per il sangue”, ossia, “Non costringere l’amore a dover soffrire per giungere a una piena legittimazione”; che senso ha continuare a parlare di amori di serie A e amori di serie B, di natura e contro natura? “Non passare per il sangue”, ossia: uomo, risparmia ai tuoi simili la sofferenza di una mancata comprensione perché non c’è nulla di peggiore di un amore che non può essere tale”. “Non passare per il sangue”, ossia, che senso ha parlare di “missione di pace”, di guerra per portare la pace? “Non passare per il sangue”, ossia, “contro natura sono solo la guerra, l’odio e la negazione dell’amore”. Il romanzo di Eduardo Savarese è dunque una storia necessaria, una lettura formativa e inevitabile qualora si voglia cresce come persona e come civis di una società complessa e in continua corsa. 

L’accostamento nel romanzo del profilo dell’omosessualità a quello della guerra è efficace e necessaria perché permette di evidenziare pienamente l’ipocrisia e la cecità di un mondo che reputa meritevole d’inferno due uomini che si amano e lotta con tutte le sue forze affinché questo amore cessi o quanto meno venga deriso e umiliato mentre nel mondo l’umanità muore ogni giorno sotto armi e odio reciproco. 

Che mondo è quello che impone “il passaggio per il sangue” per giungere alla pace o per riconoscere la dignità di un amore? Che mondo è quello che ammazza vite e nega la felicità, che augura l’inferno, un domani, e non fa nulla per creare il paradiso in terra, oggi, un paradiso fatto di una sola umanità che sappia solamente amare? Sicuramente un mondo che soffre e si avvia al declino. Perché l’amore è “A-MORS”: negazione della morte. Non uccidere l’amore, allora, “non passare per il sangue”.

Il linguaggio del romanzo è diretto e incisivo, il tono col quale vengono trattate tematiche così importanti è delicato e profondo. Le frasi che si riferiscono all’amore tra Luca e Marcello non hanno nulla di diverso da quelle che altri scrittori hanno riservato alla narrazione di una storia d’amore eterosessuale. L’opera di Eduardo Savarese è estremamente attuale e dannatamente necessaria. Lo scrittore parla con la sua storia ad ognuno di noi, parla alla politica, alla religione e soprattutto alla collettività, a noi persone che potremmo riconoscerci come parte  di un’unica umanità coesa e invece siamo continuamente e insensatamente pronti a frapporre ostacoli fra noi e glia altri. Fra noi e la felicità.

A cura di Claudio Volpe


Non passare per il sangue, Collana Sabotage di Edizioni E/O, 208 pagg, 16 euro, in formato e-book a 13.99 euro




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