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7 dicembre 2012

BOOKS ISN'T STUFF FER GOD-RESPECTIN' PEOPLE




Se dovessi dare un titolo a questa prima giornata a Più Libri, Più Liberi sarebbe: Incontro tra civiltà. E sì perché il primo, lungo appuntamento, con la fiera della piccola e media editoria a Roma, si é svolto all’insegna dell’incontro dei paesi, dello scambio di opinioni e idee sul mondo della letteratura. I libro come luogo d’incontro, di dibattito e momento in cui si può e si deve raccontare l’altro.


Lo sa bene Michael Sullivan che ha rischiato tutto puntando sull’autore, forse il più lontano, dal mondo anglosassone: Giuseppe Gioachino Belli.

Devo elencare tutti i nomi del poeta romano? Non credo! Almeno lo spero perché quello che mi preme raccontarvi é il modo in cui uno studioso e scrittore inglese decide di raccontare uno degli autori europei più importanti.

Un autore incredibilmente prolifico ma senza dubbio legato a doppio filo ad una lingua: il romanesco e alla sua città. Suoni, profumi, odori ed una buona dose di critica nei confronti del potere politico; ecco in poche parole gli elementi fondanti della poesia di Belli.

Oltre duemila sonetti sulla e della città eterna che ci restituiscono un ritratto nitido e preciso della capitale del diciannovesimo secolo.

Ma che cosa avrà trovato d’interessante Sullivan nella poesia di Belli? In una produzione immensa di cui i sonetti in romanesco sono una piccolissima parte (la produzione scritta in italiano é molto più cospicua ma, ai più, sconosciuta) cercare di rintracciare gli elementi comuni alle due civiltà (quella inglese e quella romana) sembra quasi un’operazione impossibile.

Eppure le poesie di Belli sembrano, a ben vedere, una diretta diramazione di quella letteratura inglese (da Shakespeare in poi) così attenta a disegnare un ritratto preciso della società britannica e sempre attenta e riflessiva sul ruolo e i compiti del potere politico.

Da qui alla vicinanza dell’humour inglese con quel modo giocoso e divertente del romano verace, il passo é davvero breve. Ed uno dopo l’altro i sonetti di Belli vengono declamati nel Caffé Letterario a Più Libri, Più Liberi. 

Michael Sullivan e Maurizio Mosetti si danno il cambio e le poesie di Belli vengono lette ed interpretate nelle due lingue. Eppure non sembrano nemmeno così distanti perché il romanesco é stato via tradotto con altre lingue di matrice inglese: il dialetto di Glasgow o l’inglese d’Irlanda che via, via si adattano alle diverse situazioni raccontate da Belli.

Considerazioni sulla vita, sulla morte e l’aldilà si intrecciano nella penna e nella lingua di Belli che, uomo dotto e garbato sfogava sulla carta tutte le sue frustrazioni, realizzando acquaforti dai colori contrastanti.

Belli come non l’avete mai sentito e letto in questo straordinario lavoro di Sullivan che da autore diventa interprete di un patrimonio culturale che lega due civiltà ed unifica gli uomini in un’unica visione del mono.

Una riflessione sul mondo del lavoro della traduzione, spesso dimenticato e poco conosciuto e che forse avremo la possibilità di raccontarvi nella sezione Per fare un libro.

A cura di Clara Raimondi

 

Vernacular Sonnets of Giuseppe Gioachino Belli a cura di Michael Sullivan, Brown Bear Book, 17.80 sterline 





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