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7 dicembre 2012

LA CRISI DELL'INDUSTRIA EDITORIALE



Continua i nostro viaggio alla scoperta degli incontri di questa edizione di Più Libri Più liberi che si delinea sempre di più come una fiera a due livelli. Il livello uno (corrispondente al primo piano) ospita le case editrici, grandi e piccole, e svela il suo volto più commerciale e aperto nei confronti del pubblico.


Il livello due (corrispondente al secondo piano) é sempre aperto al pubblico ma capace, anche, di mostrare un’altra faccia. Quella più professionale, che approfitta degli spazi interni al Palazzo dei Congressi per interrogarsi, conoscersi e presentarsi.

Nuove collane ma anche e soprattutto iniziative che esulano e che non potrebbero interessare noi Readers. Una valutazione superficiale perché, in quanto consumatori, abbiamo il diritto e il dovere di essere informati.

All’interno della Sala Ametista si sono succeduti due incontri (Quando l’editore deve pensare in digitale e Reagire alla crisi con l’efficienza gestionale e un marketing efficace) durante i quali sono stai presentati nuovi servizi per le casi editrici, Incontri che a noi Readers svelano un mondo spesso sottovalutato nelle nostre considerazioni.

Le case editrici sono aziende e come tali producono, fatturano e vendono. Sembra qualcosa di poco poetico e che poco abbia a che con l’arte e la letteratura ma questa é la realtà. Un’industria che tra piccole, medie e grandi realtà da lavoro a migliaia di persone e che sta affrontando uno dei momenti più difficili della storia.

Da una parte la crisi ha ridotto considerevolmente i consumi e dall’altra l’era del digitale ha spiazzato e costretto a rivedere i piani editoriali di tantissime realtà.

E proprio in aiuto delle case editrici, spuntano come funghi, in lungo e in largo società di servizi che si occupano proprio di sostenere queste realtà, imbrigliate in una gestione approssimativa ed incapaci di comprendere le potenzialità degli e-book.

Da tutti gli studi, i dati portati da questi esperti emerge una situazione un pò disastrosa dove le piccole realtà editoriali sembrano gestite in modo approssimativo. Metodi di contabilità obsoleti e spesso senza nozioni di marketing e di gestione aziendale. 

A tutto questo possono pensare i servizi proposti da questi esperti, ma che cosa dire del rapporto dell’editoria italiana con il digitale?

Spesso condannato e mal giudicato (o meglio poco conosciuto), al digitale di pensa come una condanna inevitabile e non come un’opportunità che permette di allargare i propri canali di vendita, svuotare il magazzino, conservare, diffondere, personalizzare i propri prodotti alle esigenze del pubblico.

I dati della diffusione degli e-book nel nostro paese non sono ancora disponibili eppure abbiamo la certezza che siano insignificanti rispetto agli altri paesi.

Mi domando, allora, se questo sia dovuto solo alla diffidenza del lettore italiano o all’impreparazione delle case editrici nostrane.

I mezzi e le possibilità per uscire dalla crisi ci sono tutti e questo é possibile solo se editori o imprenditori non ci si improvvisa.

A cura di Clara Raimondi