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9 dicembre 2012

LA CINA E' VICINA?



A Più libri Più Liberi, per rimanere in tema di contatto tra civiltà e riflessioni  sul mondo dell’editoria, sbarca una delegazione cinese.

Quando dicevo, nell’articolo sulla crisi dell’industria editoriale, che questa potrebbe finire molto presto con una preparazione migliore da parte degli addetti, con gli investimenti nel digitale  pensavo anche  all’interesse che le nostre produzioni possono suscitare negli altri paesi.

Anche se la Cina non é un paese come gli altri: é la nuova super potenza mondiale con un desiderio sfrenato di adottare lo stile e i modelli di vita occidentali che passano, anche e soprattutto, attraverso i libri.

In questo paese poi l’Italia é la patria per eccellenza del buon gusto e dell’arte. Il luogo in cui cultura e storia si intrecciano e a correr dietro alle nostre bellezze sembrano trovarsi proprio le case editrici cinesi.

Perché, diciamo la verità, la Cina é un paese storicamente ed artisticamente molto importante ma ancora poco capace d’interpretare ed essere un motore trainante per quanto riguarda i gusti e lo stile. Gli stessi che per decenni hanno fatto la fortuna di un’altra super potenza: gli Stai Uniti d’America.

Hanno le idee chiare i giovani dirigenti cinesi giunti a Roma, amministrano grandi gruppi editorialie che, neache a dirlo, vendono centinaia di migliaia di copie ogni anno e sono qui con unico obbiettivo: acquistare idee e progetti del nostro paese.

All'inizio però non é subito chiaro per noi presenti il reale scopo della loro visita, il fatto é che in Sala Ametista si sono armati di grandi portatili  e nascosti dietro gli shermi cominciano a declamare, in inglese, una serie infinita di slide.

La lingua non é un problema, data la scarsa fluidità é facilmente comprensibile, quello che non si riesce a comprendere é se sono venuti per proporre le loro uscite editoriali o acquistare dal nostro paese. Qualche domanda all’interprete e si chiarisce immediatamente il loro obbiettivo: sono venuti per comprare e, come detto precedentemente, hanno idee ben precise su quello che vogliono.

Le case editrici cinesi, o almeno quelle intervenute al Palazzo dei Congressi, sono in Italia per acquistare i diritti di libri d’arte, di storia, fotografia e quelli destinati ai più piccoli.

Sono questi i generi che nel loro paese vanno per la maggiore e data la nostra vicinanza a questi temi e la nostra capacità di interpretarli e declinarli non potevano non rivolgersi a noi.Una piccola introduzione della situazione editoriale cinese e la presentazione delle singole case editrici può avere inizio.

Neanche a dirlo il mercato editoriale cinese smuove introiti da capogiro, non fosse altro per il bacino d’utenza a cui si rivolge. Diversi e numerosi i contatti tra il nostro paese e la Cina che importa tantissimi libri, soprattutto dal mercato anglosassone. Nel 2011 i libri italiani giunti in terra cinese sono stati solo 43 eppure i paesi hanno avuto e hanno tuttora continui contatti attraverso il Beijing International Book Fair e, nel nostro paese, il Bologna Children’s Book Fair.

Eppure questo non basta a rinsaldare il mercato fra questi due paesi. La classifica che viene mostrata é chiara: siamo, tuttora, l’ultimo paese dal quale importano novità letterarie e questo, fondamentalmente, per le difficoltà della lingua, per quelle legate agli scambi e il controllo statale.

Le due parole, insieme vengono citate, ma non viene specificato se questo sia dovuto al governo cinese o italiano ma, come al solito, non c’é tempo per intervenire e al microfono si posiziona il responsabile della People Publishing House, nanche a dirlo l’organo ufficiale di distribuzione dei document ufficiali del partito ma anche casa editrice che pubblica più di 1200 titoli all’anno e da lavoro a 500 persone.

Numeri da capogiro per una produzione incentrata sulla pubblicazione dei classici filosofici di Max e Engels, pubblicazioni ufficiali (come detto prima) ed una serie infinita di pubblicazioni storiche.

Le stesse che si ritrovano nella SDX Joint Publishing che si presenta a Roma con tutto il suo catalogo fatto di titoli dedicati alla storia dell’arte, al mondo dei più piccoli e anche qui, soprattutto, alla storia con un’attenzione particolorae alla rilettura dei grandi classici anche in chiave ironica. Una serie di testi che sostenuto anche produzioni televesive di grande successo.

L’ultima a presentarsi é la News Star Press sicuramente molto più vicina al nostro concetto di casa editrice giovane. Una presentazione più dinamica, arricchita dalle foto di redazione in cui sembrano davvero divertirsi ed un catalogo che esce un pò dal seminato aggiungendo, ai generi sopracitati, anche una particolare predilizione per i polizieschi, i libri che si occupano di scienze sociali e quelli destinati ai più piccoli.

Per il resto l’incontro in Sala Ametista é stato un susseguirsi di copertine imbarazzanti che da noi, per fortuna, non si vedono da un bel pò ed una serie di presentazioni che spesso davano solo prova di una buona pronuncia della lingua inglese più che la volontà di stabile un reale contatto (anche se la New Star Press ha fatto la differenza anche in questo campo).

Un interesse verso i nostri autori, magari anche quelli più giovani, o per generi come il graphic novel o semplicemente la saggistia e la narrativa non é mai trapelato. Così come non si é parlato di tecnologie digitali applicate all’editoria o più semplicemente dell’importazione, oltre che di titoli, anche di figure professionali (grafici, editor, art director) del nostro paese.

Hanno semplicemente chiarito il loro scopo a Più libri, Più liberi mentre, per quanto riguarda il tanto agognato sogno di avvicinarsi al nostro gusto estetico e modello di vita, direi che proprio sono, ancora, parecchio lontani dal raggiungere l'obbiettivo.

A cura di Clara Raimondi



3 commenti:

Claudia Peduzzi ha detto...

Nel bellissimo libro di Dai Sijie Balzac e la piccola sarta cinese mi aveva colpito il fatto che i due protagonisti cercano di salvare dai roghi maoisti proprio i libri. Le dittature sono sempre contro la cultura e soprattutto contro i romanzi, perchè la massa potrebbe capire che esiste anche una vita diversa... Quindi con tutti quelli che hanno bruciato adesso posto nelle librerie ne hanno di sicuro.

Reader's Bench ha detto...

La cosa terrebile é che si é parlato di libri come se fossero prodotti, nessuna menzione agli autori, alle linee editoriali. Semplice e puro mezzo di scambio.

هيثم فتحي ha detto...

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