Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

8 novembre 2012

VIVA BOLLYWOOD!


Con 800 produzioni all'anno quella indiana è una delle  industrie cinematografie più prolifiche al mondo; collegata ad un pubblico di milioni di persone che vivono il cinema come un  importante momento di socializzazione e di divertimento.


Siete mai entrati in un cinema nel sud dell'India? Immaginate di trovare intere famiglie, anzi interi quartieri con nonni, anziani, giovani, bambini attrezzati con cucine portatili, cibo, vettovaglie e tanta voglia di danzare e cantare.

Si, cantare e danzare, perché quasi tutti i film (commerciali) di Bollywood sono musical ed il grosso degli incassi si fa vendendo le colonne sonore. Presentate mesi prima dell'uscita del film sono loro a dettare, in base alle vendite dei CD, la sorte del film. Al cinema il pubblico entra a far parte della storia, si appassiona, piange e ride, ama il buono ed odia il cattivo ed esce soddisfatto ballando a ritmo di musica hindi-pop.



La prima proiezione a Bombay avviene nel 1896 quando Maurice Sestier proietta alcune pellicole del repertorio Lumiere, mentre il primo film indiano viene proiettato nel 1913 e nel 1917, negli stessi anni nasce l' Hindustan Film Company che darà inizio alla cinematografia indiana, mentre il primo film sonoro indano è datato 1931. 

Il 15 agosto 1947 l'India proclama l'indipendenza e nonostante l'industria cinematografica perda gran parte del suo pubblico che confluisce nel nuovo Pakistan, il cinema vede una continua ed innarrestabile crescita con la produzione di bellissime pellicole presentate anche a film festival internazionali e molto diverse dagli odierni musical bollywoodiani.

E nasce una stella del neorelaismo indaino che tanto si è ispirato al "nostro" Ladri di biciclette, Satiyagit RayRay incontra Jean Renoir durante le riprese  di Il Fiume (Le fleuve, 1951) in Bengala e questo incontro gli darà lo stimolo per girare il primo film della sua leggendaria trilogia "Il lamento sul sentiero".

Seguiranno L'invito che vincerà il Leone d'oro nel 1957 e Il mondo di Apu del 1959, una trilogia che racconta il dramma dell'India del dopo indipendenza, povera  e ferita. 



Al centro della storia c'è una famiglia, quella di Apu, che abita con papà, sacerdote ma povero, madre e sorella, nella campagna indiana. La scomparsa della sorella e del padre porteranno lui e la madre a vivere la dura vita dei poveri sulle strade delle grandi città indiane. Un attimo di felicità gli verrà donato dalla carriera accademica e dalla giovane moglie che però morirà presto e da qui nascerà un delicato e problematico rapporto con il figlio. 


Il neo realismo indiano è davvero realista. Crudo e spietato nel raccontare la misera vita dei protagonisti che prendono parte alle storie. Meravigliose anche le colonne sonore curate dalla famiglia Shankar.




Vi consiglio anche Mother India del 1957 di Mehboob Khan, Sete Eterna di Guru Dutt dello stesso anno, Devdas di Bimal Roy del 1955 (Devdas e Parvati sono i Romeo e Giulietta dell'India), Fiori di carta di Guru Dutt del 1959, La stella coperta dalle nuvole di Ghatak del 1960 e Tre sorelle sempre di Ray del 1961.

La filmografia d'autore indiano prosegue fino agli anni settanta quando nasce anche il cinema popolare o commerciale con i suoi musical facilmente accessibili da tutte le classi sociali.

A cura di Nicoletta Tul 

Per approfondire:



Breve storia del cinema Indiano di Elena Aime, Lindau Edizioni, 247 pagg, 17.50 euro


0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!