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16 novembre 2012

Tra arte, cucina tradizionale e scoperte pittoriche



Quando una suggestiva location, dedicata all’arte della cucina tradizionale locale, apre le porte per ospitare nelle sue sale le opere di diversi artisti contemporanei, si crea, per me, il perfetto connubio dei sensi.


Degustare i prodotti locali, sorseggiando uno squisito e saporitissimo vino e poter apprezzare le creazioni di artisti attivi ed originali, invece di snobbare i soli quadri raffiguranti velieri in un mare in tempesta, anonime scene di campo, o volti di anziani sereni e con lo sguardo annebbiato dall’alcool, è per me l’idea intrigante di come passare una piacevole serata.


La situazione è stata creata dall’abile organizzazione dello staff de I Briganti, celebre locale nel cuore del centro storico di Avellino che ha deciso di incrociare i percorsi artisti di tre pittori davvero interessanti ed originali in quanto a tematiche e scelte stilistiche.


Fabio Mingarelli, sicuramente il veterano dei tre, nasce come ceramista, respira arte da sempre. La sua proposta sono volti, semplici, enigmatici, diversi tra loro e molto espressivi. Perfetta la resa stilistica, curata nei minimi dettagli, ogni muscolo facciale viene delineato e ben rifinito. Molto realistico e introspettivo, il pittore crea un contatto di pura empatia con il pubblico. La tela presenta una preparazione a vista molto particolare: è come se fosse graffiata e ciò conferisce all’opera un aspetto retrò ma anche molto misterioso, sembra quasi una foto consumata dal tempo e che abbia una storia da raccontare. I colori, opachi, quasi sbiaditi sono illuminati da lame di luce che appena attraversano i volti, rendendoli più umani e vulnerabili.

Potete trovare altre opere di questo pittore sul sito www.fabiomingarelli.it A completare questo discorso, consiglio un libro di Vittorio Sgarbi (anch’egli ha recensito Mingarelli), Piene di grazia. I volti della donna nell’arte, edito da Bompiani; un’analisi critica e molto delicata dei volti delle donne protagoniste di molte opere.


Giuseppe Sassone, di impostazione più accademica, presenta tre opere appartenente ad un ciclo pittorico intitolato Seven, riproponendo i sette peccati capitali. La scelta alquanto azzardata di presentare un contenuto già varie volte interpretato risulta, però, originale ed interessante nella sua variante: la figura femminile al centro del quadro, protagonista assoluta e indiscussa del peccato; i volti, bellissimi ed espressivi, hanno gli occhi coperti da un drappo rosso, il cui panneggio, ben raffigurato nelle pieghe e nelle ombre sembra leggero, appena si appoggia sui visi femminili, quasi a voler proteggere la loro sensibilità, la loro fragilità, trafitte dal peccato. I colori sono vivi e puliti, brillanti, intensi e vibranti e conferiscono all’opera un carattere forte, deciso e determinante. Il percorso di Sassone, però è in continua evoluzione; parte come informale per arrivare ad addentrarsi in concept artistici molto più articolati; per questo mi ha incuriosito molto: è un pittore ancora alla ricerca della sua dimensione ma convinto della sua arte.


In merito all’arte di Sassone, consiglio la lettura di un libro a me molto caro: Arte contemporanea. Dall’informale alla Pop Art, di Zambianchi, edito da Carocci, un completo excursus sul panorama contemporaneo partendo da due movimenti capisaldi di questo tratto di arte. Altro volume, interessante, di uno storico che apprezzo per le sue analisi, è Ultime tendenze nell'arte d'oggi. Dall'informale al postmoderno di Gillo Dorfles, edito da Feltrinelli.  


E poi, Carmine Valentino, pittore emergente, da poco ha deciso di dare le giuste attenzioni all’arte pittorica; devo dire che lo ha fatto in modo molto convincente e con un tono decisamente urban. Il suo stile è un chiaro richiamo a quello dei “graffittari”, i writers, e a me non dispiace: la scelta dei contenuti è molto personale, non segue una linea stilistica precisa ma solo l’ispirazione del momento. Un impulso che lo porta a catturare volti ed espressioni e a raffigurarli con una partecipazione originale e soggettiva. Le sue tele sono cariche di luce e di colori brillanti. 


Per questo genere consiglio la lettura di tre libri davvero unici ed interessanti, da non perdere: Pop art, di Tilman Osterwold, edito Taschen, Pop film art, Edizioni Sabinae e Il grande libro dell'arte. Dai graffiti delle caverne alla Pop Art, edito da Giunti, lo stesso libro è un vero capolavoro.

A cura di Floriana Villano




1 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti

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