Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

27 novembre 2012

STEFANO BARTEZZAGHI A WRITERS



Dei due motivi che mi hanno spinto a partecipare in quel di Milano alla prima edizione di Writers, nessuno era attinente alla manifestazione in sé. Infatti, indipendentemente dal programma per nulla al modo avrei perso l'occasione di conoscere, finalmente in carne e ossa e non solo virtualmente, almeno una parte della nostra redazione, in particolare il grande capo: Clara Raimondi. Credo sia stata per tutti una grande emozione e sarebbe bastato questo incontro a riempire la mia giornata, ma ero lì per lavorare e, se ancora non l'avete capito, la nostra direttrice non perdona...


Anche il secondo motivo per il quale ero sicura che la giornata non sarebbe andata sprecata non era strettamente attinente al programma. Ad intrigarmi - deformazione professionale da architetto - era la cornice dell'evento, ossia la riconversione in centro polifunzionale dell'antica fabbrica dei Frigoriferi Milanesi.

Dal punto di vista architettonico la ristrutturazione mi ha lasciato un po' freddina, per contro ho scoperto che gli spazi fisici sono solo la punta dell'iceberg. Il vero cuore del progetto si chiama Open Care e si tratta di un'organizzazione unica in Europa, che si occupa della gestione a vari livelli di opere d'arte di diversa natura (tappeti, arazzi, dipinti, ma anche strumenti scientifici). Per Open Care gestire vuol dire conservare, recuperare, valorizzare.

Questa premessa potrebbe sembrare out of topic, invece è fondamentale per inquadrare il primo incontro a cui ho partecipato nella Sala Caveau.

Faccio parte di quella categoria di persone neuralmente limitate, che da sole non sono in grado di capire l'arte moderna, tuttavia quando qualcuno di competente me le spiega mi entusiasmo come un bambino che cammina senza mani per la prima volta. La lettura che Stefano Bartezzaghi ha fatto dell'opera di Alighiero Boetti “Sragionare in lungo e in largo” è stata a dir poco appassionante. Quella che ai miei occhi profani sembrava un'accozzaglia di lettere senza senso si è trasformata in un messaggio profondo: il linguaggio è limitato e ancor più limitati siamo noi, condizionati dalle convenzioni e dalle regole. 


Boetti non fa niente di speciale se non scardinare le convinzioni sul linguaggio invertendo le direzioni ordinarie di lettura (da destra a sinistra, dall'alto verso il basso). Ogni riquadro contiene una serie di frasi, la maggior parte non di senso compiuto ad eccezione di “verba volant, scripta manet” (preciso che il refuso è suo non mio). D'altra parte una delle altre sentenze afferma “quando le parole sono stanche”. Qual'è la logica conseguenza, se le parole sono stanche, se non che i discorsi resteranno indeterminati? Il senso d'indeterminatezza è una caratteristica peculiare delle opere di Boetti. Ad esempio lo sfondo colorato su cui sono tessute le lettere non è stato scelto personalmente dall'autore. L'opera infatti è stata intessuta da ricamatrici di Kabul alle quali l'artista aveva lasciato la libertà di scegliere i colori, seppure all'interno di una paletta concordata insieme. 

Ormai affascinata dalla personalità di Stefano Bartezzaghi l'ho seguito anche nel successivo incontro, dove ho fatto un'altra interessantissima scoperta: la rivista Engramma. Si tratta di una rivista solo digitale (perchè come ha ricordato la direttrice Monica Centanni i soldi per stamparla non ci sono) nata con una duplice finalità: studiare divertendosi e giocare imparando. Sono due principi che io condivido in pieno e appena rientrata a casa ho subito spulciato tra i numeri monografici alla ricerca di spunti. L'incontro a Writers è stata l'occasione per presentare il nr. 100 (ottobre 2012) incentrato sul tema Pensare con le immagini

Mi ha fatto piacere veder confermata, e supportata da menti molto più eccelse della mia, la teoria che avevo appena finito di presentare ai miei colleghi Readers: la vera rivoluzione non sarà il passaggio dalla carta stampata al libro digitale, ma ad un tipo di comunicazione basato sull'interazione parole immagini. 

Rivoluzione o involuzione? Le cattedrali medioevali sono degli immensi libri 3D che noi oggi non sappiamo più leggere, ma che in tempi in cui l'analfabetismo era la regola erano perfettamente comprensibili alle masse. Quindi, siccome noi ereditiamo non dei geni fisici, ma anche un DNA culturale, quando sento parlare di video booktrailer la mia memoria storica sussulta.

E a proposito di memoria la giornata da Readers a Writers resterà senza dubbio indelebilmente scolpita nella mia. 

A cura di Claudia Peduzzi



0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!