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6 novembre 2012

Se Stefano Lavori fosse nato a Cupertino



Straniamento: è quell'effetto che fa il prendere un elemento, estrapolarlo dal suo contesto ed inserirlo in uno diverso per vedere di nascosto l'effetto che fa. Nel libro “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” l'autore tenta questo approccio, con risultati a mio avviso molto modesti. L'idea non era male, ma non è stata sfruttata al meglio.


A Napoli, nei Quartieri Spagnoli, il giovane Stefano Lavori ha il sogno di costruire un nuovo tipo di computer, molto più leggero, performante ed accattivante. Decide di coinvolgere per il design il suo amico Stefano Vozzini: insieme vogliono ripercorrere (anche se a ruoli invertiti) le gesta di Wozniak e Jobs e fondare una nuova impresa. Ben presto si rendono conto che tra la Cupertino degli anni Settanta e la Napoli di oggi c'è una certa differenza.

Il pregio principale di questo libro non è certo il realismo (un nuovo tipo di processore ed un nuovo sistema operativo in venti giorni di lavoro e duemila euro scarsi di capitale, senza prototipi, né bug superano la fantascienza), ma ciò che meno ho apprezzato è stato il sistematico ignorare una differenza fondamentale tra il contesto in cui operano i nostri protagonisti ed i fondatori della Apple: il tempo. Se da un lato è vero che Wozniak e Jobs non avevano a che fare con la Camorra e (forse) con burocrati in aria di concussione, dall'altra è anche vero che le norme di sicurezza per i lavoratori e di rispetto per l'ambiente che Lavori e Vizzini giudicano un sopruso sono una conquista del diritto moderno, arrivate in altri paesi molto prima che a Napoli. 

E, se anche è vero che a Cupertino si può trovare più facilmente un imprenditore che finanzi una giovane impresa, in ogni luogo ed in ogni dove si ha bisogno di un capitale di partenza per avviare un'attività. Insomma, a me sembra che l'autore abbia volutamente dipinto la questione più nera di come sia, nel fin troppo comune spirito vittimista nostrano, quello per cui ci aspettiamo che l'unica soluzione possibile arrivi dall'alto, invece di fare qualcosa...

Lo stile del libro è leggero e scorrevole: si legge tranquillamente in mezzo pomeriggio. Ciò che manca è il divertimento. Di situazioni divertenti ce ne sono davvero poche e quelle poche strappano un sorriso, non certo una grande risata.

Secondo me, con la “capa fresca che tiene”, Stefano Lavori, anche se fosse nato a Cupertino, non avrebbe combinato granché.

A cura di Diego Rosato


Se Steve Jobs fosse nato a Napoli di Antonio Menna, Sperling & Kupfer, 192 pagg, 10,50 euro (6,99 euro in eBook)

Voto 5/10





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