Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

27 novembre 2012

NICOLAI LILIN A WRITERS



“Perché se io vi scrivo di una coltellata che mi hanno dato o di una pallottola che ho ricevuto, quella coltellata e quella pallottola li ho presi veramente”.


Parla così al suo pubblico, Nicolai Lilin, nell’ambito dell’incontro per la presentazione del suo nuovo libro “Storie sulla pelle” alla prima edizione di Writers, a Milano, presso i Frigoriferi Milanesi.

Vita per nulla semplice quella di Nicolai, di origini siberiane, ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza in Transnistria, dove lo stretto contatto che ha avuto con la criminalità, ed il modo in cui ne ha influenzato la sua esistenza, si traduce in simili frasi asciutte, ma dense di significato, che non possono lasciarti indifferente.

Filo conduttore del suo ultimo lavoro è il tema del tatuaggio, non come puro disegno estetico considerato nella nostra società, ma come simbolo, portatore di un messaggio al quale attribuire un certo significato che non tutti possono cogliere, ma solo chi conosce profondamente la criminalità siberiana. 

Nicolai evidenzia che sapere il significato di un tatuaggio criminale è ben lontano dalla lettura dei manuali di polizia che sono stati redatti sull’argomento, che bisogna avere delle vedute ampie, come d’altronde lo stesso paesaggio siberiano impone, e che la rappresentazione di un tatuaggio identifica la sacralità del crimine.

E’ fondamentale che ci sia la massima sincerità tra il tatuatore e chi si tatua perché il tatuatore deve sapere cosa sta raffigurando, qualcosa che resterà per tutta la vita sulla pelle e che, letta dagli occhi giusti, trasferisca quel significato che racconta le esperienze del tatuato. 

Il tatuatore deve inoltre rinunciare ad ogni forma di pregiudizio verso coloro che accetta di tatuare perché i simboli disegnati devono contenere la verità per chi, in futuro, sarà in grado di decifrarne il codice, e non una realtà falsata da una convinzione soggettiva: Lilin è il primo a svelare il suo errore, raccontandoci della vergogna che provava da adolescente per l’omossessualità di un suo caro amico, cosa che oggi ritiene essere priva di senso. Generare equivoci di interpretazione è facile, perciò il tatuatore è vincolato ad attenersi a questo patto di fedeltà, diventando il responsabile della vita e della morte di una persona.

“Storie sulla pelle” non costituisce un libro chiuso in se stesso, ma a partire da “Educazione siberiana”, il suo primo lavoro, sembra che la fine di questo sia l’inizio di quello successivo, anche se la tematica centrale del romanzo cambia. Alcuni personaggi li ritroviamo in più romanzi, come nonno Boris, che ci parla della geometria dei tatuaggi: è necessario studiare un corpo prima di inciderci per sempre un simbolo importante come un tatuaggio, bisogna sapere come è fatto per rappresentare nel giusto modo il significato veicolato da quell’immagine.

E a distanza di anni, quanto possono fare male a vedersi sulla pelle questi tatuaggi carichi di simbologia e di vissuto, sicuramente molto, soprattutto se non si è più gli stessi.

A cura di Cristina Monteleone



Storie sulla pelle di Nilcolai Lilin, Einaudi, 225 pagg, 19 euro



0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!