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7 novembre 2012

LET THE SKY FALL


Skyfall é un luogo mitico del passato e del non ritorno, la possibilità di fare i conti con un’infanzia difficile e soprattutto il punto di partenza per una riflessione ben più ampia sui valori della propria esistenza e sul volto dei nemici e delle difficoltà da affrotare in un prossimo futuro.


Ha un retrogusto straordinariamente amaro l’ultimo appuntamento al cinema con l’agente James Bond che questa volta deve affrontare la più difficile delle missioni: affrontare sé stesso e fare una sorta di bilancio della sua esistenza.

A Sam Mendes (regista di American Beauty) tocca l’arduo compito di rifondare il mito di 007 e soprattutto di fare di Daniel Craig l’interprete di un personaggio che al cinema é sempre rimasto bidimensionale.

Il regista e l’attore devono compiere il miracolo e riuscire a fare dei cliché, dei riferimenti ai romanzi di Ian Fleming e alle pellicole precedenti, gli elementi di un passato recente che possano rigettare le base per un nuovo, profondo e potentissimo protagonista.



Ci riescono alla grande, direi, e tutti i rimandi presenti nella pellicola non fanno altro che avvicinare lo spettatore a James Bond che sembra quasi conoscerlo da sempre, senza però mai avuto l’occasione di scoprire il mondo che si cela dietro la sua personalità.

E il suo mondo ci viene, scena dopo scena, spiegato: dalla tragedia che ha colpito la sua famiglia, ai valori della patria, del servizio, all’amore per le donne che risultano, in questa pellicola, ancora una volta solo pedine di un gioco ben più grande.

Un James Bond disilluso ed invecchiato che non comprende il mondo che lo circonda e che sembra sul punto di mollare tutto, soprattutto dopo il presunto tradimento di M. Nei romanzi di Ian Fleming questo punto di non ritorno é sfiorato a causa della morte del suo secondo grande amore, la contessa De Vincenzo. Nel film invece non si fa nessun riferimento a questa tragedia che lo colpisce e l’obbiettivo sembra solo focalizzato sulla sua personalità, afflitta da un sostanziale sentimento d’inutilità.

Un incapace che però riuscirà a riprendere le fila delle sua vita e a ritrovare fiducia nel suo lavoro e nella figura materna di M. E non importa se il nemico non é più la Spectre ma un ex agente intento a consumare una vendetta freddissima, quasi congelata.



Uno straordinario Barden, perfetto per interpretare lo psicopatico di turno. Se avete amato Questo non é un paese per vecchi forse troverete l’agente Thiago Rodriguez quasi una brutta copia dell’assassino seriale del film. Ma l’attore spagnolo aggiunge anche qui del suo e rende un’interpretazione capace di restituire la complessità del personaggio e realizzare momenti forti, passionali e persino comici.

La sottile ironia di James Bond naturalmente resterà intatta come tutti gli altri elementi fondanti del personaggio più longevo della cinematografia mondiale. Mendes fissa alcuni punti cardine e ci restituisce un James Bond nuovo di zecca capace di affrontare, in queste condizioni, altre 100 pellicole.

Una menzione per la sigla d’apertura che vede il povero Bond in balia di una sorte solo apparentemente contraria e la canzone scritta e interpretata da Adele. Nella sua voce le parole sky e fall assumono tutto un altro significato. “Lascia che il cielo cada” canta l’interprete inglese e Bond lascerà che questo accada per tornare più forte che mai.

A cura di Clara Raimondi 




Casino Royale, il primo appuntamento con il personaggio di Flaming é in libreria grazie ad Adelphi, 227 pagg, 16.00 euro.


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