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8 novembre 2012

IN BIBLIOTECA


In biblioteca ci si va solo per studiare. STOOOOP!!! Mi correggo. In biblioteca ci si va solo per dire di essere stati in biblioteca. 


Un enunciato che potrebbe alludere al fatto che ci si va per studiare, ma di questa cosa non ne sono convinti neanche quelli che la propinano quotidianamente ad amici, parenti e familiari. In Biblioteca ci si va, punto.

Se poi é per studiare, chattare, fumare, parlare, flirtare o scroccare la connessione wi-fi é un'altra cosa. Perché quelli (leggi sbarbati, ciovani, studentesse universitarie triste e solitarie) che si recano in biblioteca, ogni santo giorno, fanno tutte queste cose insieme ma siate certi che non trovino mai neanche un minuto per studiare.

Ma per la nostra indagine letterario-sociologica é necessario analizzare ogni singolo utente della biblioteca italiana.

I ciovani sono gli studenti universitari al primo/secondo anno. Quelli che si portano in libreria il kit del perfetto studente, che comprende: matite ben temperate, evidenziatori di 34 tonalità, leggio, bottiglietta d'acqua e fazzoletto aperto sul tavolo per essere pronti a temperare una delle matite prima citate.

Gli sbarbati (e non ho utilizzato un termine così antico a caso) sono quelli che al secondo anno di università ci stavano quattro anni fa. Sono più avanti degli altri ed é per questo non portano nemmeno più il libro con loro ma di certo non possono rinunciare al loro Mac Book Air e all'Iphone. Impossibili da rintracciare, di loro si possono seguire solo le labili tracce di giubbotti abbandonati sulle sedie. Prendono posto in sala lettura alle 16 per poi tornare a riprendere le loro cose solo all'orario di chiusura. Non si sa bene dove e come passino il tempo nel frattempo ma stai pur sicuro che se per sbaglio occupi il loro posto sono capaci di rientrare in fretta e furia e dirti:"Il posto é già occupato!".

Le studentesse tristi e solitarie: in memoria di una canzone di Cristicchi le studentesse di oggi non sono né triste e né solitarie ma mi piace citare il cantautore romano. Più truccate di Madonna ai tempi di Like a Virgin e vestite all'ultimo grido, impregnate di un fortissimo odore di fumo,  hanno sempre con loro una minuscola borsetta. Hanno di tutto in quel ritaglio di stoffa che si portano dietro ma non chiedetemi se al loro interno ci sono i libri per l'esame, perché vi risponderei con un laconico: no. Ovvio ... per il resto sono sempre pronte a dispensare fazzoletti per il bagno. Credevate che dispensassero perle di saggezza é??? Comunque anche di loro non c'é alcuna traccia in sala lettura ma ho il sospetto che se la facciano con i ciovani.

E poi ci sono tutti gli altri, i disgraziati come me che ci vanno dopo il lavoro. E li riconosci, eccome! Soprattutto dal fatto che portano borse enormi, nelle quali tengono un kit di sopravvivenza e primo soccorso (altro che cartoleria), hanno facce distrutte e sono gli unici che studiano. Forse perché come me sono studentiuniversitaribamboccionichoosyfuoricorso e sperano che questo sia davvero l'ultimo anno di università. AHAHAHAH (illusi)....

Ogni tanto (leggi ogni 3-4 mesi) arriva qualcuno che viene a chiedere davvero un libro e la signora della Biblioteca li guarda con gli occhi pieni di odio perché ha dovuto interrompere il suo solitario al pc. Il poveraccio di turno la segue terrorizzato e tremante promette di non rimettere mai più piede in biblioteca e per la consegna giura solennemente di assoldare un killer della yakuza.

Per il resto posso dirvi che in Biblio studio da dio, anche perché non c'è mai nessuno intorno a me .... anche se a volte ho come l'impressione che tutte quelle borse e quei giubbotti mi fissino.. .

Delle mie avventure da studentessauniversitariabamboccionachoosyfuoricorso vi parlerò in tantissimi altri appuntamenti!

A cura di Clara Raimondi


1 commenti:

Claudio ha detto...

Credo di essere uno dei pochi che andava in biblioteca per studiare e grazie a lunghi pomeriggi in biblioteca sono riuscito a laurearmi alla triennale.
Però di contro ammetto che la biblioteca era una sorta di ritrovo pomeridiano per la gioventù pontina, piuttosto che un luogo dove riuscire a concentrarsi, fare ricerche e comunque sforzarsi per raggiungere i propri traguardi

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