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30 ottobre 2012

LA FORMA DEL LIBRO



Nel giro di qualche anno i libri forse saranno reperibili solo in formato digitale. Tutti gli addetti ai lavori lo sanno. Il mercato ha deciso, la praticità pure, e il resto del carrozzone con buona probabilità si muoverà di conseguenza. Per il momento appartengo all'ala dei dubbiosi più che a quella degli entusiasti: non sono un passatista, e tutto ciò che può semplificarmi la vita lo accolgo volentieri, ma non faccio nemmeno della accettazione delle mode tecnologiche (chiamiamolo 'futuro' se vogliamo fare più alla svelta) una ideologia. 

Cerco solo di capire il perché delle cose, e cerco di farmi qualche domanda. Fermo restando che anche io finirò per essere un consumatore di formati incorporei, perché vivo in questo mondo e sono soggetto come tutti alle scelte di massa. Ma ripeto: non sono prevenuto, e cercherò di spiegare il perché. 

Il libro in formato digitale cambia solo supporto, la sostanza resta invariata, o almeno così viene detto; in realtà mi pare che la faccenda non sia così semplice: un libro non è un prodotto di consumo come tutti gli altri, e ha significati che, come dire, vanno oltre il suo contenuto di lettere stampate. Un libro è un involucro di senso e di condivisione. Un libro ha uno spessore, una consistenza. In termini più schietti potrei provare a dire che ha una persistenza nella nostra vita: si impone come realtà materiale, come oggetto in fila con altri oggetti. Ci ricordiamo dove lo abbiamo comprato, quanto lo abbiamo pagato, se pioveva o c'era il sole, se ce l'ha regalato qualcuno o se lo abbiamo ereditato. Insomma, quel libro, quello che stringi tra le mani e vedi ordinato sullo scaffale, ha una storia che va oltre la storia che racconta, ed è la tua storia, è un pezzetto della tua identità.

Non voglio fare il sentimentale a buon mercato, ma non sono nemmeno disposto ad ammettere che sia così facile mutilare una parte della nostra esperienza in cambio della presunta praticità di una transazione immateriale. Di più, non sono nemmeno sicuro che sia salutare. Non possiamo accettare a cuor leggero che l'unico criterio ammissibile nell'equilibrio della nostra sfera emotiva sia la quantità: di spazio risparmiato, di strada percorsa, di capacità di archiviazione. Un libro rappresenta qualcosa di diverso rispetto ad una forchetta o una sedia o un videogioco. 

Con l'avvento della forma digitale un libro non viene più letto, viene consumato. Non è più una summa di competenze e capacità (dalla rilegatura alla bibliografia) ma un archivio di informazioni, come può esserlo un foglio Excel o un folder di foto porno. Saranno archivi privi di memoria, proprio perché la memoria che compone un libro va oltre al dato che contiene. 

E poi ho qualche difficoltà a capire come sia possibile leggere la Critica della ragion pura o l'Iliade su uno schermo, ma questo con ogni probabilità è un limite mio. O forse no, forse è un presentimento: un giorno potrebbero dirci anche che leggere è diventato obsoleto. Ci saranno tutorial (leggi bigini) che renderanno la lettura di testi complessi del tutto inutile. Nella vetrina virtuale saranno affiancati il Trattato teologico – politico di Spinoza e il suo riassunto semplificato e commentato che renderà del tutto inutile la lettura e la comprensione dell'originale. Sto giocando, ma non sto scherzando. Se la praticità e la facilità sono le vie maestre allora può succedere di tutto. 

Le previsioni non sono il mio forte, ma non ci vuole in genio per capire che le librerie chiuderanno tutte, con le eccezioni forse di quelle dedicate al collezionismo e alla nicchia, che sopravvivranno un po' come sono giunti fino a noi i residuati dei negozi di dischi (ma anche qui, un libro non è un disco, anche se la tentazione di fare paragoni può esserci). I luoghi di condivisione dei libri andranno perduti insieme alle librerie? Spero di no, ma anche qui sono solo ipotesi. Di certo rinunciare ai luoghi di dibattito e di incontro non potrà non portare conseguenze pesanti in termini di rapporti umani che, mi scuso, per  me continuano ad avere un valore. 

Nuovi spazi di socializzazione digitale già ci sono e rappresentano una solida e positiva realtà, ma fino a che punto è giusto sostituire la presenza fisica di amici e nemici con il loro avatar sullo schermo? 

Naturalmente, si farà economia di carta, le informazioni gireranno più velocemente. Ma un'informazione priva di riflessione è lettera morta, e l'illusione di sapere per il semplice fatto di possedere una biblioteca digitale di un milione di files, è una forma di infantilismo, visto che un migliaio di libri ben letti e digeriti sono forse tutto ciò che ci possiamo permettere in una sola vita.

Come dicevo, ho solo provato a ragionare sugli effetti di una dinamica recente e in rapida espansione. Non sono pregiudizialmente contro a nessuna evoluzione, ma se ho un pregiudizio, molto forte, è verso le mode e la loro sacralizzazione motivata dal “così fan tutti”. Mi trovo anch'io a leggere e – book, a consultarli, a lavorarci. In molti casi sono comodi e a portata di mano, di facile fruizione e reperibilità. Ma questi e – book che mi trovo a leggere negli ultimi tempi è come se non fossero miei: ci sono, ma tra dieci anni quasi certamente non ci saranno più: saranno dispersi in chissà quali supporti di memoria in chissà quali cassetti, come le migliaia di mp3 che ho sparpagliato da un disco rigido all'altro nel corso della mia vita. 

Per me un libro è un oggetto di lettura, studio, consulto, dibattito. Memoria, come dicevo, vita vissuta. Ricordi, storie nella storia. Io tengo tutte le porte aperte e mi accosto con curiosità a quanto di nuovo mi capiti a tiro, ma non so ancora se sono pronto a rinunciare a tutto questo. A questo punto potrei dire: il seguito alla prossima puntata. 

A cura di  Ariberto Terragni



5 commenti:

claudia peduzzi ha detto...

Caro Ariberto questa volta dissento. Io LEGGO i libri digitali, non li consumo. Mi ricordo anche su che sito li ho comprati, se sono stati un affare o se li ho pagati a prezzo pieno. Mi ricordo quelli che mi sono stati regalati e da chi (si può fare anche con gli e-book). Ricordo quali in italiano ho comprato per primi e anche cosa stavo facendo quando li ho letti (ero malata e capita raramente). Li sottolineo e spesso vado a ricercare le frasi che mi hanno colpito ripercorrendo la storia, cosa che non ho mai fatto con i libri di carta, anche perchè per problemi di spazio il 90% li rivendevo al mercatino dell'usato. Quelli sì che li consumavo, adesso leggo e conservo e sono molto più "gelosa" dei miei libri.

Ariberto Terragni ha detto...

Naturalmente il mio è un punto di vista. Le esperienze ci portano ad avere una diversa percezione delle cose, io per esempio non ho mai provato a vendere un libro. Ma alcune esperienze a cui fai riferimento (tenere, regalare e-book) le vedo come gesti sublimati, fatti da dietro uno schermo. Si possono ricordare anche le partite di calcio viste tv, non dico di no, ma giocarle magari correndo il rischio di farsi male penso sia ancora un'altra cosa.

claudia peduzzi ha detto...

Sono certa che se tu, come me, vivessi in un paese dove c'è una sola libreria che vende solo i libri scolastici e quelli in stile Fabio Volo ... saresti pronto a convertirti al digitale :-)

Ariberto Terragni ha detto...

Ma io non ho niente contro il formato e-book, e anzi, un po' sono già convertito anch'io per forza di cose, mi interrogavo solo su quanto questo cambiamento finirà per incidere sul nostro modo di vivere i libri. Poi capisco il tuo punto di vista, perché anche io vivo in una realtà abbastanza distratta rispetto ai contenuti culturali. Avrei potuto concludere dicendo che l'importante è leggere, e possibilmente leggere cose buone.

claudia peduzzi ha detto...

Per Natale ho ordinato un e-reader per mia mamma. Lo considero un test, visto che fin'ora non siamo riusciti a convertirla a nessuna tecnologia (non tollera nemmeno Skype, nonostante mio fratello viva all'estero e sia il suo unico mezzo di comunicazione). Io ho fiducia che si convertirà (ammetto che confido sul glaucoma che le rende sempre più difficile leggere i libri scritti con caratteri normali) ... non mancherò di relazionare sugli esiti. L'importante è essere pronta ad afferrarlo nel caso me lo lanciasse dietro :-)

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