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30 ottobre 2012

HABIBI



È davvero difficile raccontarvi di questo magnifico graphic novel nato dalla penna e dall’intelligenza di Craig Thompson; ricordatevelo bene questo nome, perché l’Italia l’ha appena scoperto, ma lui ha ancora molto, molto da dire e da disegnare.


Vincitore di quattro Harvey Awards, due Eisner Awards e due Ignats Awards, Thompson è un tipo tutt’altro che choosy, come racconta lui stesso, e prima di raggiungere il successo come grafico e romanziere, ha fatto di tutto: "Ho guidato trattori, raccolto balle di fieno, allevato bestiame, coltivato radici e bacche di ginseng… Ho lavorato al McDonald's e come commesso di un grande magazzino, e mi è capitato di scroccare del cibo. Non avevo la macchina, ma solo una bicicletta sgangherata e uno skateboard con un teschio sopra. Ora, purtroppo, possiedo una macchina che uso soprattutto per andare sulla costa a fare surf. Lo skateboard è impolverato ed è dimenticato in fondo ad un armadio".

I suoi genitori sono dei "Born again Christian", letteralmente: cristiani rinati, cioè dei fedeli fondamentalisti di religione protestante, forse è per questo che Thompson si muove così bene tra i passi biblici e crea con facilità nessi con le Sure del Corano, il testo sacro dell’Islam che racconta e illustra con maestria in Habibi.

Attraverso un paesaggio tentacolare ed epico fatto di deserti, harem e grattacieli si fanno spazio i due protagonisti: Dodola e Zam, fuggiti dalla schiavitù alla quale li avevano costretti i predoni del deserto. Lei – bellissima - è un inno alla femminilità, si muove sinuosa tra le pagine, salva la vita al piccolo Zam, nero come i discendenti di Cam, il figlio maledetto di Noè; per lui sarà madre, sorella, maestra, amica e anche amata. Zam invece, per lei è semplicemente il suo indimenticato habibi, termine arabo per dire l’intimità dell’amore, traducibile con “amore mio”.

Siamo in un Medio Oriente nel quale Thompson mescola con facilità antico e moderno, convivono in questo libro sultani di harem viziosi, caotici suq, schiavi e carovanieri insieme al traffico e all’inquinamento della grande metropoli. L’effetto è straniante per il lettore, e come se non bastasse, la storia non segue un percorso lineare nel tempo ma si contorce come la lettera ب (baa’) dell’alfabeto arabo, riprendendo continuamente il filo del passato per meglio raccontare il presente. 

Habibi ci consegna una storia d’amore di grande intensità che è anche una parabola sul nostro rapporto con il mondo, una favola ecologica che gira attorno al tema attualissimo dell’acqua, quest’oro trasparente che è motivo di guerre e ingiustizie infinite, ma mette in luce anche lo straordinario patrimonio comune al Cristianesimo e all'Islam grazie ad una narrazione potente e al tratto denso e drammatico di Thompson.

Di lui Zadie Smith ha detto sull’Harper’s Magazine: “HABIBI è un'impresa notevole di ricerca, cura e inchiostro nero, e ci ricorda che tutti “popoli del Libro" nonostante la divisione delle loro tradizioni individuali, condividono un mosaico di storie". 

Il tratto pulito eppure lussureggiante di Thompson è in grado di catturare i più spaventosi e strazianti dettagli dei destini dei coraggiosi personaggi, il riferimento al grande classico della letteratura araba, le Mille e una notte è fortissimo, come forte è la tentazione di leggerlo tutto d’un fiato, di arrivare subito alla fine, perdendosi dentro la splendida calligrafia araba che rende ogni pagina un’opera d’arte.

Con quest’opera Thompson non solo amplia il nostro orizzonte di lettori di graphic novel, ma ci racconta con rispetto e audacia di un mondo lontano, mostrandoci come l’Oriente e l’Occidente (ma forse è meglio dire il Mondo Nord e il Mondo Sud) siano lontani a dispetto delle loro religioni, che invece sono intrecciate e sorelle, e come ambedue i mondi abbiano perso – speriamo non per sempre – il contatto con la natura.

A cura di Silvia De Marchi


Habibi di Craig Thompson, traduzione a cura di Randa Ghazy, Rizzoli Lizard, 672 pagg, 35.00 euro


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