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9 ottobre 2012

BARTHES D'OGGI



Miti d'oggi rappresenta qualcosa di più di un saggio eccentrico scritto da un filologo eterodosso e fuori dal coro come Roland Barthes; è il tentativo di analizzare la contemporaneità con gli strumenti della filologia, di decriptare i segni che compongono mode, parole, usanze per cercare di capirci qualcosa, per togliere al reale la patina di sporco del si dice e si fa. 


Barthes percorre vie che vanno apertamente contro il fare e il pensare bene. E' troppo insofferente, troppo disilluso per bersi, insieme a noi tutti, i linguaggi della pubblicità e della propaganda; non ci crede, sa che dietro un ammasso di parole può nascondersi il vuoto, e sa anche che niente come un discorso in malafede può manipolare le intenzioni, occultare i significati dietro una rete di suoni e imposture. 

Già nel titolo si scorge l'ossimoro che fa da trave portante a tutto il ragionamento di Barthes: il mito è una categoria che sta al di sopra del tempo; è un archetipo, un modello mentale che sta al di là e al di fuori della disputa quotidiana e che solo incidentalmente, solo a seguito di una forzatura può adattarsi a quell'oggi così meccanico e verboso con cui dobbiamo misurarci ogni giorno. Da questa collisione nasce l'analisi dei fatti e del presente: dall'assunzione del mito eterno come metro di giudizio dell'effimero, un processo che non può non produrre risultati fuori dagli schemi. 

L'intellettuale francese di muove con ironia e disincanto nelle pieghe di un presente tutto apparenza e niente contenuti, salvato solo da un senso dell'ironia sotterraneo eppure sempre presente, quell'ironia di matrice greca che, a volte, si rivela il solo palliativo possibile per una galleria degli orrori che sembra non conoscere il fondo del pozzo. Credulità popolare, mode, equivoci: la gran massa della cultura popolare, surrogata in una cultura di massa che non spiega nulla, apre le porte ad un'epoca in via di decomposizione, dove già si annuncia l'appiattimento acritico delle masse sui linguaggi della pubblicità, sugli slogan, sulle parole d'ordine. 

E intanto la libertà perde terreno, si vanifica nell'illusione che lo specialismo scientifico serva a dare risposte certe e definitive, visto che l'opinione pubblica si rivela sempre meno in grado di alimentare domande e di nutrirsi di dubbi. La certezza, ecco un altro mito. Ma è un mito contemporaneo, di cartapesta, destinato a sfasciarsi, a liquefarsi in presenza del prodotto nuovo che subito lo sostituisce, lo consuma, lo tritura nella catena di montaggio permanente che ormai ha inglobato anche il dibattito culturale, allegramente ridotto al rango di merce e prodotto. L'occhio allenato allo sfacelo di un intellettuale di razza non può fare finta di niente: mette insieme i dati, confronta. E trova le incongruenze, macroscopiche: trova che tutto ciò di cui ci nutriamo è in realtà il risultato di una sofisticazione o peggio ancora di una manipolazione della coscienza. Siamo in territorio di Huxley, ma non siamo nel terreno dell'improbabile, tutt'altro: siamo in una dimensione che conosciamo fin troppo bene, in quella specie di schiavitù consenziente in cui l'uomo rinuncia all'umanità per paura dell'ignoto. 

E allora: mitologie di oggi, per ingabbiare i segni e renderli leggibili. Come? In chiave di prodotto di consumo. Non c'è altro. La società dello sviluppo a oltranza non è capace di interpretare il reale se non a partire da se stessa. Bistecca e patate fritte, giornalismo di sensazione, cinema per le masse, il Tour de France, gli strip – tease. Un'iconografia varia quanto un arcipelago che però trova una sua misteriosa composizione in una forma di autosuggestione collettiva, dove l'unico rifugio è il luogo fisico dove il gruppo si scalda e si rincuora. Un tempo l'epos, ora il linguaggio corrotto della vendita. 

Oggi Miti d'oggi sarebbe un'esperienza ripetibile? No, non credo. Forse nemmeno per una mente libera e geniale come quella di Barthes. La strada dello sviluppo incontrollato ha generato figure contraddittorie, mostri che ci divorano, ma che allo stesso tempo ci nutrono, come l'estasi falsa e distruttiva di una droga dona al tossicodipendente l'illusione di in equilibrio. Ho parlato di Barthes al presente, ma il discorso andrebbe retrodatato a quasi quarant'anni fa: le sue parole sembrano di oggi, ma in realtà erano pura preveggenza. Ma non siamo al cospetto di un chiromante: siamo di fronte ad un uomo che aveva letto il suo presente, e con esso il nostro. 

Era un cercatore, Barthes, uno che sapeva dove andare a guardare e con quali occhi leggere le cose, ma le cose sono qui, ogni momento, sotto ai nostri occhi. 

A cura di Ariberto Terragni, accomodatevi sul suo Quaderno Sepolto


Miti d'oggi di Roland Barthes, Einaudi, 12.00 euro



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