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29 agosto 2012

CARTOLINE DA CAUSEWAY BAY



BAVARESI


Certo che la Germania e' proprio uno strano luogo, mai vostro tanti corners dedicati  a praticamente qualsiasi tipo di attività: la smoking area, la relax area, la sleepping area, la massage area, la working area, la free drinking area, mi aspettavo di trovare solamente la "bagni derivativi area" e poi l'aeroporto di monaco avrebbe fatto l'amplein. Ho aspettato di imbarcarmi passando il tempo allo sports bar più discreto del mondo, dove educatissimi e silenziosissimi bevitori di birra festeggiavano le vittorie olimpiche con dei piccoli cenni di labbra,rigorosamente in silenzio.

Meglio limitarsi nella mimica facciale almeno fino a quando rimangono al di sotto dei sei boccali di birra.


ALLA RICERCA DELL'OSTELLO PERDUTO ALIAS EDILIZA MADE HONG KONG

Sembrava troppo semplice, difatti quando sei certo di una cosa puoi star sicuro che ti stai sbagliando.

Per trovare il nostro "magnifico" ostello abbiamo impiegato ben 3 ore, e non dall'aeroporto o da chissà quale meandro della citta' ma vagando come anime perdute su e giù per la via dell'ostello (500 m di strada).

Trovare un'attività e' praticamente impossibile per i seguenti motivi:

-le strade sono formate da edifici enormi di almeno trenta o quaranta piani che ospitano negozi, centri commerciali, ristoranti e alberghi. Questi edifici possono chiamarsi Buildings o Mansions. Quindi ad esempio la Kingston Mansion al terzo piano puoò ospitare due fatiscenti alberghi, un centro massaggi, una sala giochi abusiva, una friggitoria e ben 6 appartamenti privati.

Ovviamente non ci sono  insegne o indicazioni sui citofoni ed il portiere di solito è un vecchio e scorbutico cantonese che non sopporta più da anni queste anime perdute che vagano nel suo palazzo e quindi invece di aiutarci ci lancia addosso imprecazioni nella sua deliziosa parlata cantonese sputacchiandoci addosso.

Una volta trovato l'ostello entro in contatto per la prima volta con la gentile ospitalità cantonese: il "manager" dell'ostello non si ricorda di me, della mia prenotazione, della caparra già versata ed in ogni caso non vuole saperne nulla.

Ma si accorge del suo fatale errore, non conosce la mia potenziale capacita' distruttiva e quindi spaventato mi offre un'altra stanza paliativo per i primi due giorni. Giorni nei quali la mia stanza prenotata à occupata da due spagnoli frikkettoni con tanto di chitarra. Che smacco!

La stanza e' un cubetto equivalente a mezzo container, avete presente quelli parcheggiati nei porti?

Ecco immaginatevi di dividerlo a metà, aggiungete delle vecchie e pericolose prese elettriche, una finestra che si affaccia su un'impalcatura di bambù appiccicosa di fritto, un bagnetto che non sto qui a descrivervi ed un vago sentore di muffa, stantio e curry.

L'unica variabile simpatica del nostro alloggio è Chan, il vecchio portiere che attacca subito bottone e ti racconta la storia della sua vita mentre ti sputazza addosso le patatine con i suoi ultimi 4 denti.

Chan e' un cinese nato a Jakarta, si trasferisce poi  a Pechino per concludere gli studi superiori. Ha lavorato nell-esercito comunista come meccanico: "Riparavo carri armati, ma non sono mica comunista!" esclama lanciandomi addosso le patatine smangiucchiate.

Mi fa un lunghissimo discorso sul fatto che un tempo Roma era capitale del Mondo così come Pechino e che quindi siamo cugini di gloria, e lancia lì un "Marco Polo!".

Gli chiedo di consigliarmi un buon ristorante Pechinese e lui mi parla di una tavola calda dove fanno spiedini di agnello vicino a Piazza Tien an Men. Ora, siccome pronuncia Tien an Men esattamente come Time square, tiro fuori la cartina e gli chiedo di indicarmi il luogo.

"No, no e' a Pechino!" e se la ride di gusto.

Che bei discorsi surreali di fanno con i portieri a volte.

Alla prossima cartolina.

A cura di Nicoletta Tul, visitate la su Finestra sul tè

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