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27 luglio 2012

THE BIG C: THE COMRADES MARATHON



Ancora poche ore e verremmo tutti catapultati nell'avventura olimpica. Non amo lo sport “televisivo”, soprattutto oggi quando la logica della performance atletica è stata quasi completamente sostituita da quella del ritorno economico. Per me essere sportivi vuol dire impegnarsi in prima persona, destreggiandosi tra sudore e fatica, e per quanto inevitabile sia il confronto mi dispiace sempre per chi non riesce a centrare l'obiettivo, consapevole che dietro ad ogni atleta c'è una storia di allenamento, d'impegno, di speranza.



Tra le discipline olimpiche la più antica e tradizionale, la maratona, è quella a cui oggi viene prestata meno attenzione, probabilmente proprio perchè poco “televisiva”. Naturalmente partecipare ad una maratona è il mio sogno, ma considerato che ho da poco raggiunto l'obiettivo dei 10 km in un'ora - e già mi sembra di aver compiuto un'impresa eroica - dubito che arriverò mai ad aggiungere i 32,8 km che ancora mancherebbero. A tutti coloro che in questo momento sogghignano pensando che per loro i 42,8 km di una maratona sono una passeggiata propongo una nuova sfida:

la COMRADES MARATHON - conosciuta anche come THE BIG C - “solo” 90 km, da Pietermaritsburg a Durban (Sudafrica) e ritorno, da coprire nel tempo massimo di 12 ore. La prima gara risale al 1921 e fu ideata da un veterano della I Guerra Mondiale, Vic Clapham, intenzionato a celebrare e commemorare le estenuanti marce sostenute con i suoi commilitoni durante il conflitto. Il percorso è caratterizzato da cinque colline dette “spezza gambe” e la partecipazione implica una buona dose di fede, indispensabile per arrivare fino al traguardo. La componente mistica è attestata dalle numerose leggende, che negli anni sono nate attorno all'impresa.  The Arthur Seat, ad esempio, è una nicchia a lato della strada, circa a metà percorso, dove si dice sieda lo spirito di Arthur Newton, cinque volte vincitore. Pare che lasciargli dei fiori e salutarlo con un “Good Morning Sir” sia di buon auspicio per la seconda parte della gara.


La durezza dell'impresa stimola d'altro canto la solidarietà tra gli atleti, spesso protagonisti di episodi di sostegno e aiuto reciproco. 

Questo aspetto ha ispirato lo scrittore George Stratford per il suo romanzo The Long Run, ambientato proprio in una ipotetica edizione della Big C. Per ora disponibile solo in lingua inglese è già entrato di diritto a far parte della mia wishlist.

Quattro corridori: un'idealista maratoneta inglese costretto ad assecondare un piano omicida; un famoso presentatore televisivo americano inconsapevole del fatto che in gioco ci sia ben più che la sua carriera; un giovane Zulu con innegabili doti atletiche naturali, ma anche con uno sconosciuto nemico; il dissoluto figlio di un ricco agente di cambio di Johannesburg che tenta disperatamente di salvare la sua eredità. Quasi un altro romanzo  la storia personale dell'autore.  Rimasto disoccupato all'età di 47 anni, Stratford era sicuro di non avere difficoltà a trovare rapidamente un altro lavoro. Nel 2005, dopo tre anni d'inutili ricerche, per non crollare, s'impose di scrivere un minimo di 1000 parole al giorno. Ne ricavò questo romanzo, oltre alla forza di riprendere gli studi. Con un diploma in Advertising Copywriting è riuscito a trovare un lavoro niente meno che alla prestigiosa agenzia pubblicitaria Saatchi&Saatchi di Londra.

Penso che la maratona dovrebbe diventare materia scolastica: la corsa allena la mente e la volontà e soprattutto insegna che nessun obiettivo è raggiungibile senza fatica.

A cura di Claudia Peduzzi

2 commenti:

Claudia Peduzzi ha detto...

Nel frattempo la lettura di The Big C è giunta quasi al termine e mi sono ancor più appassionata all'evento. devo anche correggere un piccolo errore: il percorso è solo Durban- Pietermaritsburg per un totale di 55 miglia. I primi compiono l'impresa in circa 5 ore e mezza ad una velocità di circa 17 km\h.......

Anonimo ha detto...

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