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4 luglio 2012

LONDON LIFE - THEATRE RATS





C'è un termine per descrivere coloro che vadano spesso a teatro: Theatre Rats.



C'è un topo all'Old Vic, come in parecchi altri teatri suppongo, ma questo l'ho proprio visto io. Ero al bar del teatro, a bermi un bicchiere di vino rosso e a sentirmi intelligente e trtrtrtrtrtrtrtr, passa un topolino. Prontamente ribattezzato Mickey ne seguo le sorti per il resto della sera.

"C'è un topo." dice ad un certo momento un cliente al barista.
"Eh lo so, mi spiace." Risponde quello.
Mi solleva sapere che Mickey non sia in pericolo.

Siamo diventate theatre rats ultimamente, la Ginger ed io, almeno un play a settimana.

E per il primo pezzetto che ho la fortuna di vedermi dedicato su RB ho voglia di raccontare di questo, e del giorno in cui ho visto nascere Frankenstein. 
I sogni possono dare parecchie idee per storie affascinanti, alcune volte va bene, come per Frankenstein, altre volte di becchi Twilight. Succede.


Questo sogno succede nel 1816, che fu soprannominato "l'anno senza estate". Il mondo è rinchiuso in una sorta di inverno vulcanico causato dall'eruzione del Monte Tambora, avvenuta nel 1815. Mary Shelley ha 18 anni, e con il suo allora amante poi marito Percy Bysshe Shelley va a trovare Lord Byron e Polidori a Villa Diodati, sul lago di Ginevra. Il clima è inospitale, sempre troppo freddo e lugubre per attività ricreative, e costringe la compagnia a trascorrere ogni sera al coperto. Tra i vari argomenti affrontati c'è il galvanismo, la possibilità di riportare un corpo in vita, gli esperimenti di Erasmus Darwin. Leggono storie di fantasmi davanti al fuoco, finché una notte fatale non decidono di mettersi alla prova, per vedere chi sia in grado di scrivere la miglior storia dell'orrore. Mary riflette per settimane, e alla fine sogna. Sogna di uno scienziato che crea la vita e finisce terrorizzato da ciò che ha fatto.


"Vidi un pallido studente di arti pagane inginocchiarsi accanto alla cosa che aveva messo insieme. Vidi l'orrido spettro di un uomo disteso e poi, attraverso il lavoro di un qualche potente congegno, lo vidi mostrare segni di vita e tremare con movimenti instabili ed incompleti. Deve essere spaventoso; perché sarebbe INCREDIBILMENTE spaventoso l'effetto di un qualsivoglia tentativo umano di imitare lo stupendo meccanismo del Creatore del mondo."


Il 2 Maggio 2011 il National Theatre ha messo in scena per l'ultima volta Frankenstein, riadattato per il palcoscenico da Nick Dear, Danny Boyle alla regia, Benedict Cumberbatch e Johnny Lee Miller ad alternarsi nei ruoli di Victor e della creatura. In entrambe le combinazioni è stato proiettato nei cinema ed è purtroppo solo così che l'ho visto io, in una forma snaturata, in realtà.


La scena si apre con una struttura circolare, prepotenti cuciture solide e brutali tengono insieme la forma che somiglia ad un utero. Con una lentezza lancinante la creatura si apre una strada al di fuori di quel sacco violaceo e per la prima volta, con violenza, respira, per la prima volta cerca di stare in piedi, emette suoni, piange.


E' evidente fin da questo primo momento come il punto di vista sia quello della creatura. Il resto dello spettacolo è veloce, la scenografia elaborata e minimale allo stesso tempo, il palco si muove cambia e pulsa, cresce quasi.


Frankenstein sarà nei cinema italiani a Settembre e dovrebbe anche uscirne una versione in dvd, prima o poi, chiunque sia appassionato della storia del moderno Prometeo non può perderlo. E gli altri? A chi parla Frankenstein? Di cosa parla Frankenstein?


Frankenstein, a mio parere, ha un'infinità di temi: parla della naturale curiosità degli uomini e dell'inarrestabile curiosità di alcuni uomini. Parla di natura, con un occhio attento al sublime mondo naturale, che il Romanticismo abbraccia ed esalta, lo trasforma in inesauribile fonte di esperienza emotiva e specchio perfetto delle vicende umane.

Frankenstein parla di mostri. La creatura è visibilmente mostruosa, orribile, il che in parte giustifica la società che lo teme e lo allontana. Ma la ragione principale per cui è un mostro è la condizione della sua nascita, avvenuta nel furto di cadaveri, affogata nelle bugie e nei segreti. La conoscenza quasi soprannaturale che permette a Victor di crearlo è mostruosa.
Victor è un mostro, Victor è il vero mostro.


Alcuni critici sostengono che anche il romanzo sia un mostro, un agglomerato di voci diverse, testi e tempi verbali che non si uniscono, ma che risultano quasi cuciti insieme, in modo troppo artificiale.


Frankenstein trabocca di testi diversi, lettere, appunti, diari. Li trovi uno dentro l'altro, o citati o in semplici allusioni. Le lettere di Walton coprono l'intera storia, la storia di Victor sta dentro quella di Walton, la storia della creatura dentro quella di Victor, la storia di Felix e Safie e le citazioni da Il Paradiso perduto dentro quella della creatura.


Le voci di tutti i coinvolti si fanno sentire chiaramente, ed il linguaggio è argomento portante del romanzo, nonché dell'evoluzione del mostro. Egli ascolta ed osserva e così impara, capisce. Può lasciare a Victor incisioni sugli alberi e sulle pietre, quando si inseguono verso i ghiacci del nord, trasformando così la natura in una superficie per l'espressione umana.


E poi ci sono la luce e il fuoco. In Frankenstein la luce è simbolo di scoperta ed illuminazione; il mondo naturale è pieno di segreti oscuri, passaggi nascosti e meccanismi sconosciuti, il ruolo di uno scienziato è portare la luce fin laggiù. Il fuoco è il fratello matto della luce, come la creatura scopre in fretta (proprio come un bambino): il fuoco può illuminare il buio, ma non lo si può toccare ed è facile farsi male vicino ad esso.


"Il moderno Prometeo" faceva parte del titolo completo del romanzo, nelle edizioni moderne viene spesso eliminato. Eppure il fuoco in Frankenstein è fondamentale quanto nel mito di Prometeo, che lo dona agli uomini e viene punito per questo.
C'è inoltre l'ovvia contrapposizione tra uomo e Dio e la discussione sui limiti della scienza, ma a mio parere il primo interrogativo del romanzo è:

l'uomo nasce puro e viene corrotto dal mondo o il male ha semi nel cuore di chiunque ed aspetta solo l'occasione per rivelarsi?

Una domanda che torturava gli uomini del tempo in cui è stato scritto, cui si trovano altre/diverse/simili risposte ne Il signore delle Mosche o nella pedagogia di Emilio.

Negli anni Frankenstein è diventato sinonimo di mostro, quando è in realtà il nome del suo creatore. Non viene quasi più considerato un errore, ma una convenzione. La storia raramente si sbilancia, nella versione originale, nell'identificare chi sia effettivamente cattivo. In questo è una narrazione incredibilmente moderna: i peccati vengono esaminati alla luce di quello che è stato, di quello che li abbia portati in essere, rendendoli conseguenze di torture, o soltanto torti, subiti.


Frankenstein parla di uomini che si credono mostri, di azioni mostruose compiute da uomini retti, e di cosa in realtà costituisca la vita.


La risposta che il romanzo trova a cosa sia effettivamente vivere, per cosa valga la pena vivere, è eterna, confido che, come non è cambiata dall'Ottocento ad oggi non sia destinata a cambiare a breve.


Ad altri duecento anni, Mary, che non si smetta mai di vivere per amare, per capire e per scoprire di non essere soli. 



A cura di Federica Frezza



Frankenstein è stato uno degli ospiti del nostro Speciale Horror

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