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3 luglio 2012

LA FRASE CHE VALE UN LIBRO



"Pensò che i protagonisti di tutti i libri che si era divorato erano morti e che alla fine non era un delitto così grave."



É questa la frase che ho scelto per inaugurare la nuova rubrica di Reader's Bench intitolata "La frase che vale un libro" e nella quale cercheremo di partire da singoli versi o singole frasi per cercare di comprendere il valore di un'opera. 

Certo ogni libro non può essere ridotto ad una sua frase poiché il suo significato é comprensibile solo dall'analisi dell'intera opera. Ma a chi di noi non é capitato di incontrare poche parole disposte in modo tale da illuminarci la giornata e aprirci nuovi mondi?

L'obiettivo di questa rubrica é proprio quello di spingere ad avvicinarsi ad un'opera per scoprirne la bellezza. E tutto partendo da una frase. Quella riportata in apertura é tratta dalla parte finale di "L'eredità dei corpi" di Marco Porru (Nutrimenti), finalista al Premio Calvino 2011 e romanzo dai toni forti e incisivi che tratta di due giovani ragazzi alla presa con la scoperta di se stessi, del proprio corpo, della propria sessualità e della propria anima. 

Da tale frase emerge chiaramente la presenza, che poi torna più volte nel romanzo, di un sottile bovarismo, cioè la propensione a confondere la vita reale con la realtà costruita e descritta nei libri, nelle storie, nelle parole. Leggere per cercare se stessi, per trovare conferme alla propria vita, soluzione alle proprie paure e incertezze, leggere e desiderare di scappare, cercare la fuga per dimenticarsi di quello che si é o per immaginare di essere quello che si vorrebbe. 

Quanto di noi si ritrovano a divorare libri alla ricerca di storie sempre nuove nelle quali infilarsi per cercare quella parte che sentiamo mancarci? Ecco dunque che la "morte" dei personaggi di cui parla Marco Porru diviene la morte di un mondo illusorio, forse bello e ricco di serenità ma pur sempre distante da quella che é che la realtà. Con i personaggi muoiono pure le maschere che spesso ci imponiamo di indossare e con esse le finzioni, le paure, le vacue illusioni.

Questo é il sottile parallelismo che dalla lettura di questa frase emerge: personaggi/persone, fuga/ritorno. Sí, perché la consapevolezza dell'importanza di accettare e imparare a danzare nella realtà di tutti i giorni pur se dolorosa acquista nell'opera di Porru il valore di un ritorno a se stessi, di un piacevole riscoprirsi e accettarsi proprio come accadrà per Gabriele e Raniero, i due personaggi della storia che cercheranno passo dopo passo di capire il loro posto nel mondo.

I due, legati da un complesso e ambiguo amore omosessuale/ protettivo percepiscono sulle proprio spalle il peso del proprio essere ma nonostante tutto riusciranno a riemergere conquistando la propria libertà e una vera felicita. Con la morte dei personaggi dei libri, muore non la voglia e la fame di storie e di letteratura o il desiderio di estraniarsi momentaneamente da sé  per entrare in un mondo dove tutto é possibile e la poesia del vissuto diviene aria da respirare ma la paura di dover affrontare il mondo dopo aver navigato nei mari della letteratura stessa. 

Amare i personaggi immortali delle storie ma continuare ad essere persone.

A cura di Claudio Volpe

Suggerimento per la lettura:


L'eredità dei corpi di Marco Porru, Nutrimenti, 303 pagg, 18.00 euro

1 commenti:

claudia peduzzi ha detto...

Che bella questa nuova rubrica. Da quando Alberoni non scrive più sul Corriere mi mancava qualcuno che pubblicasse i miei pensieri in forma coerente

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