Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

19 luglio 2012

I PEGGIORI



Cles, California. Tra le mura di quello che sembra un comunissimo liceo americano, un gruppo di ragazzi ribelli e problematici viene radunato con il pretesto di una punizione esemplare: proprio qui scatta il dramma, perché due professori usciti di senno utilizzano questo espediente per rapire i ragazzi e portarli in un casolare sperduto in mezzo al nulla, dove cominceranno a torturarli nei modi più brutali.


Come avrete notato, la trama di per sé non sembra brutta, ma risulta scontata fin dalle prime battute: sembra di leggere il copione di un qualsiasi B-Movie americano, pieno di teen-agers brufolosi e petulanti che non fanno altro che bere, scopare e cacciarsi nei guai. Nella prima parte del libro ci vengono presentati i vari personaggi, ciascuno con i propri disagi esistenziali tipici dell'adolescenza, ma è tutto un po' troppo abbozzato, non ci sono passaggi incisivi o tratteggi particolari; ogni singolo personaggio ricalca qualcosa di già visto, già sentito… e quindi via coi cliché: la ragazza ribelle, l'artista incompresa, il ragazzo perseguitato dalla figura del "padre padrone", la sfigata del liceo, il simpaticone svogliato e nullafacente…insomma, un'ottima ricetta per annoiare a morte il lettore più smaliziato. 

Nella seconda parte, dal rapimento in poi, il racconto prende una piega migliore: la narrazione si fa più serrata, ci sono un paio di trovate niente male (che non racconto per evitare spoiler; vi dirò solamente che la parte delle torture è quella più riuscita) e la storia comincia finalmente a diventare  interessante. 

Dal punto di vista stilistico, non c'è un granché da dire: classico romanzo in terza persona, narratore onnisciente, trama che si sovrappone all'intreccio, senza troppi fronzoli o abbellimenti narrativi: il linguaggio utilizzato è un Italiano pulito, scorrevole e per lo più colloquiale, scelta azzeccata in questo contesto. La nota dolente è rappresentata dagli errori grammaticali: non ce ne sono moltissimi, ma di quando in quando ne capitano di ricorrenti, il che mi fa pensare ad un problema un po' più serio del solito refuso… una tirata d'orecchie all'editor!

Tirando le somme, direi che I Peggiori non è il romanzo dell'anno, e nemmeno quello del mese o quello della settimana, ma ho letto cose molto peggiori, scritte purtroppo da autori più blasonati. Se poi teniamo conto che si tratta di un romanzo d'esordio, e che l'autrice è una ragazza di ventisei anni, possiamo quantomeno auspicare una maturazione futura.

Se devo dare un voto, do un 6 di incoraggiamento, e aggiungo un consiglio che rispecchia solo un mio gusto personale: siamo in Italia, proviamo ad ambientare i nostri romanzi nel nostro Paese, non cerchiamo a tutti i costi di americanizzare sempre tutto!

A cura di Mattia Galliani


I Peggiori di Chiara Zaccardi, Casa Editrice Noubs, 400 pagg, 15.00 euro

Voto 6/10




Il libro ci è stato gentilmente inviato dall'ufficio stampa della casa editrice.

7 commenti:

Stefano Salini ha detto...

Prova a leggerti "Il carnefice" di Francesca Bertuzzi. E' ambientato in Italia e ha una media di 40 errori a pagina. Forse questa Zaccardi non ha l'editor, ma la Newton Copton di sicuro ne paga uno per grattarsi.

Claudia Peduzzi ha detto...

Distinguiamo. Ci sono errori da editing ed errori tout court. Il 99% degli scrittori emergenti italiani sembra ignorare che al maschile il pronome è GLI e al femminile LE. Come dice un mio amico professore "se vuoi fare la sciampista" è lo stesso, ma chi ha velleità letterarie sarebbe meglio ripassasse la grammatica.

RolandOfGilead ha detto...

Verissimo, ma l'editor non dovrebbe comunque controllare un testo prima che venga pubblicato? Ci sta qualche refuso qua e là, nessuno è perfetto. Ma quando leggi certe aberrazioni ricorrenti, ti scappa proprio la voglia di andare avanti. Ma comunque questo è un discorso generico, non me la prendo solo con la Zaccardi...

...esempio lampante. Sto leggendo Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, di Martin. Il traduttore (di cui al momento non ricordo il nome) è convinto che il plurale di "dito" sia "dite". E lo ribadisce più e più volte... -.-

Sarà che sono un maniaco della lingua Italiana, boh, ma per me questi dettagli contano parecchio!

Mattia

Ambry ha detto...

Ma chi se ne frega se c'è qualche errore! C'è in tutti i libri, anche in quelli delle case editrici famose! E chi se ne frega anche di dov'è ambientato! Quello che voglio sapere è: se la prima parte non va, e quella centrale invece è buona, il finale com'è??

Claudia Peduzzi ha detto...

ah ah ah è arrivata la sciampista. Si dice "ce ne sono". E a me frega.
Anch'io sono una manica della lingua italiana (sarà l'età) e ho abbandonato molte letture proprio per questo motivo. La mia paura è che la cultura degli editor sia inferiore a quella dei sedicenti scrittori.
E' un lavoro che mi piacerebbe molto, però un impiego da laureata praticamente gratis ce l'ho già ......

Reader's Bench ha detto...

Stiamo calmi perché anche per me è importante soprattutto la trama! (Clara)

RolandOfGilead ha detto...

Per quanto mi riguarda, il finale non è all'altezza della parte centrale, ma non è nemmeno brutto come l'inizio del romanzo. Non posso dire altro, non voglio spoilerare la storia. Una recensione deve essere comunque un punto di partenza per avvicinarsi al libro, se ti racconto il finale, cosa lo leggi a fare poi? O-o

Sono d'accordo con Clara, la trama è la cosa fondamentale. Però non possiamo promuovere una cultura del menefreghismo sintattico e grammaticale. Lo stile, la sintassi e la grammatica sono l'intelaiatura della lingua, se mancano quelle crolla tutto. E' come ascoltare un brano di Mozart eseguito malissimo: puoi finire in maniera meravigliosa, ma le stonature comunque si sentono, e danno proprio fastidio!

Posta un commento

Lascia un commento!