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11 luglio 2012

DONNE E VELOCIPEDI



“Un velocipede! Il mio regno per un velocipede! Allo sbocciare della primavera (1898 n.d.r.) destinai una parte dei miei risparmi, ben 45 dollari, all'acquisto di un biciclo e con altri 5 dollari e 20 centesimi mi procurai, da Wanamaker, la divisa in voga fra le cicliste: giacchetta e una spudorata gonna a godet, che lasciava scoperto un palmo di gamba sopra la caviglia!” 
Susan Vreeland, Una ragazza da Tiffany
(titolo orig. Clara and Mr. Tiffany)


Le donne hanno una specie di sesto senso per le invenzioni potenzialmente capaci di cambiare il mondo. Probabilmente, avendo la curiosità inscritta nel DNA, siamo più attente alle novità ed anche molto più coraggiose di quanto gli uomini spesso ci vorrebbero.

Nel 1894 la rivista The Ladies Standard Magazine aveva pubblicato un articolo, che invitava le signore a montare in sella promettendo loro che l'esercizio le avrebbe aiutate a migliorare attenzione, vitalità e grazia. Anna Londonberry Kopchovsky prese l'invito alla lettera e nel 1895 - lasciati a Boston marito e tre figli - salì in sella per compiere il giro del mondo. In 15 mesi arrivò fino in Cina, passando da Parigi, Gerusalemme e Singapore e, oltre a guadagnarsi meritatamente i 5.000 $ messi in palio da un gentiluomo locale, dimostrò che le donne potevano competere con gli uomini sia per resistenza fisica, che per capacità di affrontare il mondo da sole. L’avventura di Anna è raccontata nel libro di Peter Zheutlin Il Giro Del Mondo In Bicicletta La straordinaria avventura di una donna alla conquista della libertà.




La Kopchovsky pedalò prevalentemente vestita da uomo, ma in quegli anni era in fermento un altro fenomeno che presto avrebbe radicalmente modificato l'abbigliamento femminile. Si tratta del movimento delle suffragette, la cui pioniera statunitense, Amelia Bloomer (morta proprio nel 1894 all'età di 76 anni), fu ideatrice di un capo di vestiario antesignano dei pantaloni noto come bloomers.

Grazie alle rivendicazioni e all’impegno politico delle suffragette negli USA le donne otterranno il diritto di voto nel 1920, mentre in Italia dovranno aspettare per altri 27 anni. Alla luce di queste date assume particolare rilevanza la sfida al mondo maschile compiuta negli anni '20 dall'emiliana Alfonsina Strada. Osteggiata anche dalla sua stessa famiglia d’origine, dopo aver sfidato in numerose gare campioni di sesso maschile del calibro di Girardengo, nel 1924 decide di partecipare al Giro d'Italia. Squalificata per aver superato il tempo massimo nella tappa L'Aquila-Perugia, le fu consentito di portare a termine la gara, impresa che non fallì insieme ai 30 colleghi maschi, sui 90 partiti, che tagliarono il traguardo. 

Nella sua carriera agonistica Alfonsina collezionò ben 36 vittorie guadagnandosi il rispetto dei ciclisti maschi, primo fra tutti lo stesso Girardengo. La sua storia è raccontata nel libro Gli anni ruggenti di Alfonsina Strada. Il romanzo dell’unica donna che ha corso il giro d’Italia insieme agli uomini di Piero Facchinetti.


In attesa della trasposizione cinematografica, in corso di realizzazione, l’impresa di Alfonsina Strada è stata ricordata dal gruppo romano dei Tetes de bois, che le ha dedicato una canzone nell'ultimo album intitolato Goodbike. Ma Goodbike non è solo un disco, grazie all’incontro con il palco a pedali è diventato un progetto molto più ambizioso: gli spettatori partecipano attivamente allo spettacolo pedalando per fornire l'energia necessaria (circa 10 Kw) ad illuminare ed alimentare il palco per un paio d'ore di musica, poesia, monologhi. Recentemente ho partecipato io stessa ed è stata un'esperienza tanto insolita, quanto piacevole. Per far girare la dinamo agganciata alla bicicletta è sufficiente una pedalata neutra, la fatica è davvero minima e l'unico inconveniente è l’eventuale “dolore” da sella … 

Quest'idea ha confermato una teoria che - da accanita praticante di spinning - sostenevo da un pezzo, ossia che quotidianamente nelle palestre vada sprecata un sacco di energia! Quello che mi manca evidentemente è l'imprenditorialità: l'americano David Butcher nel suo sito internet spiega come i suoi esperimenti, iniziati nel 1976; lo abbiano condotto ad elaborare un semplicissimo modello di ciclette grazie al quale, con una pedalata di 30 minuti ogni mattina, oltre a tenersi in forma immagazzina un centinaio di Watt, che utilizza per alimentare qualche lampada, il monitor del computer, ricaricare il cellulare, il robottino aspirapolvere e altri apparecchi a batteria (come ad esempio l'e-book reader). 

Il mio istinto di donna mi dice che i pedali possono riservare altre interessanti sorprese. 

I’ll keep you update, so stay tuned….

A cura di Claudia Peduzzi

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