Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

11 luglio 2012

APERITIVO (parte 2)



Pier non scherza. Pier tira dritto. Io sono ancora accasciato per terra nel vano tentativo di ricomporre la natura morta del mio piatto, ma mi accorgo che non è una buona idea, perché la calca di persone non mi vede più, e si sente in diritto di urtarmi e strattonarmi. Oscillo, il ginocchio malandato non dà troppo affidamento. 


Lascio i resti del mio aperitivo per terra e sgattaiolo via, alla ricerca di Pier, che però ormai dista quei quattro o cinque metri di troppo: con la densità di persone che c'è qui è impossibile raggiungerlo. Si mischiano gli odori. L'alcool, il dopobarba, il sudore rancido, deodoranti improbabili, fumo. Ci provo a farmi largo, ma è difficile. Come vedo una piccola porzione di spazio che si libera, provo a occuparla, per riuscire ad avanzare di qualche centimetro. Chiamo Pier, ma non mi sente: è lanciato nel ferro di cavallo, un gorgo senza meta dal quale solo pochi eletti saranno in grado di uscire vivi. 

Dopo qualche minuto ci sono: il flusso mi ha catturato, ora non devo fare altro che seguirlo, a piccoli passi, nel casino e nei fiati pesanti. Urto e vengo urtato, maschi e femmine, incastri ai limiti della logica anatomica, con gran spregio degli affiatamenti di coppia e delle relazioni più rodate. Non ci sono regole, solo strusciamento ambo sessi, finché non mi ritrovo intoppato, forse in modo definitivo: una secca all'altezza del bancone fondo pista (un banco che noto solo ora, prima il muro di carne mi impediva di vederlo). Temo sia la fine. Doppiare Capo Horn non deve essere poi molto peggio. Pier è scomparso dal mio campo visivo. Non so dove sia. Vedo teste, parrucche, chiome, spalline, camicie, magliette. L'effluvio della birra rovesciata mi assale a zaffate. Sentore di vomito proveniente dal cesso. 

Ho avuto sfortuna, una deviazione del fluido umano mi ha catturato, accartocciandomi sull'argine del ferro di cavallo. Provo a ribellarmi al destino e a rimettermi sulla pista. Tento una, due volte. Sono sudato marcio. Al prezzo di due gomitate nelle costole e di un calcio negli stinchi riesco a rimettermi nella corrente. Sono contento, quasi in trionfo, mi volto un attimo per osservare il punto disgraziato in cui i miei sforzi hanno rischiato di arenarsi: è l'errore fatale. Peccato di superbia. 

I due energumeni in camicia Ralph Lauren che ho alle spalle mi gettano addosso ad una brunetta munita di bicchiere che sosta impunita a ridosso del privè. L'intruglio rossastro del bicchiere disegna una parabola insanguinata; urla, strepiti. Sono attimi concitati. Un tizio in uniforme camicia disinvolta barbetta incolta si alza con fare incazzato e mi punta il dito contro. Ma il portafoglio c'è ancora? Prego che non se la prenda con mia madre o con la sorella che non ho per non vedermi costretto ad attizzare una rissa. Non è poi molto grosso, ce la posso fare. E intanto la brunetta schiamazza, la sua amica tette fasulle labbra canotto le dà man forte, e il tizio disinvolto è ancora lì con il suo dito lievemente arcuato e l'aria di chi si racconta tutte le mattine che non bisogna farsi mettere sotto da nessuno. Sono pronto al peggio. “Ehi” sento alle mie spalle “Ma che ci fai qui?” La voce è di Pier. Pier conosce questo personaggio? “Borghi! Ma da quant'è che non ci vediamo?”

Si conoscono. Nuovo stallo. Pier si avvicina, stringe la mano al suo amico. Mentre le donne si placano e io mi ritrovo a margine del discorso, abbracciato di nuovo dal gorgo impazzito. Mi ritrovo verso l'uscita, schiacciato tra una seggiola in vimini occupata e l'esile cordicella che segna il confine di questo atollo di cemento sospeso. 

Dopo cinque minuti di sbandamento, in cui riprendo fiato e provo a spiegarmi che cosa è successo, ricompare Pier, sorridente e rigorosamente solo. “Era un mio amico, ma dovevi proprio aggredirgli la ragazza? Meno male che c'ero io a salvarti.”

“Scommetto che se ti dico che non ho aggredito nessuno non mi crederai.”
“...ti è andata bene, Borghi è una cintura nera di... di qualcosa insomma...”
“Senti, io dovrei proprio andare.”
“Ah, ma che storie sono? Andare? E dove?”
“Non ho voglia di raccontartelo.” 
“Hai confermato i miei sospetti, sei uno che non si sa divertire.”
“Qui di sicuro no, perché tu ti sei divertito?”
“Ah, ma se non ti sciogli non conoscerai mai nessuno amico mio... devi lasciarti andare, sei troppo ingessato, troppo, la gente è attratta dall'energia, dal movimento, è la prima regola, la prima regola...”

“Senti, io vado, ci vediamo in ufficio.”
“Eh, ma allora mi vuoi proprio rovinare la serata, e io che ci sto a fare qui da solo?”
“Lasciati andare, sii te stesso, attacca bottone e vedrai che rimorchi, ah se rimorchi.” Gli do una pacca sulla spalla e mi volto, deciso. 
“Aspetta va', che vengo con te.”

Supero il posto di blocco dei buttafuori e sono libero. Un senso di euforia improvvisa mi stordisce. Vado alla fontanella a ridosso del rondò per sciacquarmi la faccia. Pier è qualche passo dietro di me. Calcia una lattina con la punta del piede. “Magari settimana prossima andiamo al Port Royal” mi fa “se arrivi entro le sette il primo giro costa la metà.”

A cura di Ariberto Terragni

Se volete leggere la prima parte e tutti gli altri Colpi di Pistola, cliccate qui.

3 commenti:

Claudia Peduzzi ha detto...

Grazie per il finale, lo aspettavo! Complimenti per la descrizione di un mondo che non sarà mai il mio causa QI inadeguato. Continuo a correre che mi diverto di più :-)

Reader's Bench ha detto...

Aveva ragione Caparezza: la vita è fatta di momenti tristi e divertenti e non di momenti tristemente divertenti.

Ariberto Terragni ha detto...

E se posso rilanciare con un'altra citazione, di Michele Serra mi pare: il comico è il tragico visto di spalle.

Posta un commento

Lascia un commento!