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12 giugno 2012

E ancora oggi la mafia non esiste...


L'acquisto di questo libro nasce da un senso di colpa. Avrei dovuto seguire la presentazione che l'autore doveva tenere alla rassegna “Libri da scoprire”, ma un improvviso acquazzone mi aveva tolto tutto l'entusiasmo e così, per sentirmi meno in colpa, l'ho acquistato. Eppure questo libro l'ho scelto, decidendo di seguirne la presentazione, quindi, ancora una volta, mi sento come se l'ultimo libro di Antonio Roccuzzo mi abbia chiamato e, quando un libro mi chiama, difficilmente sbaglio a leggerlo.


L'autore, giornalista con più di trent'anni di carriera alle spalle, in questo volume vuole ricordare la sua città, o meglio la sua provincia, quella di Catania, ai tempi del suo esordio del mondo del giornalismo. Roccuzzo racconta la sua storia, quella del suo mentore Pippo Fava, delle loro origini, del “Giornale di Sicilia” prima e de “I Siciliani” poi, per raccontare il coraggio di fare il mestiere del giornalista di cronaca in un ambiente in cui tutti dicono che la Mafia non esiste, mentre rappresenta la peggiore minaccia non solo per chi scrive, ma anche per chi legge. L'autore siciliano descrive la sua città, i suoi abitanti, racconta del rapporto tra intellettuali, giornalismo e politica, delle collusioni tra economia e mafia e descrive l'ambiente malsano cui molti, troppi suoi concittadini erano e forse sono ancora assuefatti. La narrazione procede fino ad un anno esatto dopo l'assassinio di Pippo Fava.

Forse questo libro avrebbe avuto una valenza maggiore, se pubblicato anni fa. Non sono mai stato un fan delle agiografie, ma devo dire che Roccuzzo ha il pregio di spostare il fulcro della narrazione dalla celebrazione del suo collega ed amico ucciso dalla Mafia alla descrizione delle difficoltà di svolgere un mestiere, quello di giornalista, in un ambiente omertoso ed alle volte, nella migliore delle ipotesi, colpevolmente indifferente.

Pur non raggiungendo l'organicità e la profondità di uno Stajano, rispetto a quest'ultimo l'autore riesce a coinvolgere di più emotivamente il lettore, incastonando le vicende nel quadro umano, talvolta anche folkloristico, della sua terra.

Un libro che dovrebbero leggere soprattutto quelle persone che a tutt'oggi considerano offensivo dire che nella loro terra c'è una qualsivoglia mafia, quelle persone che, per dirla come Churchill, danno ragione al coccodrillo nella speranza di essere mangiati per ultimi.

A cura di Diego Rosato


Mentre l'orchestrina suonava gelosia di Antonio Roccuzzo, Mondadori, 175 pagg, 17,50 euro

Voto 7,5/10

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