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13 giugno 2012

CARTOLINE DA KYOTO



Kyoto è il cuore culturale del Giappone, una città ricca di tesori, templi, giardini e soprattutto culla della tradizione e della cultura antica.


A Kyoto i protagonisti sono la poesia, il teatro Kabuki ed il No, la cerimonia del tè, le danze delle geishe e l'arte dei giardini.

A ponto-cho, una strettissima via che corre di fianco al fiume nel centro cittadino, ricca di ristorantini suggestivi, incontro una geisha, una vera geisha.

Lei, vestita di seta con la sua acconciatura elaborata, la bianca pelle e le rosse labbra a cuore, mi sorride mentre scivola fra i drappeggi del suo pregiato kimono da una casa da tè e scompare nella folla con una grazie indescrivibile. Rimango incantata a guardare il suo obi (cintura del kimono) che si allontana fra le luci delle lanterne di riso.

Un incontro breve ma indescrivibile, una vera geisha si riconosce subito, dall'eleganza, dalla delicatezza, dalla magica atmosfera che riesce a creare ed è in base alla sua capacità di dialogare, di cantare e danzare che viene valutata, non in base alla sua bellezza.


NARA, UJI, INARI

Nei dintorni di Kyoto è possibile visitare molte altre bellissime città come Nara, la città dei cervi sacri ai monaci buddisti. I cervi vengono lasciati liberi di vivere nei parchi e sono molto amichevoli con i turisti dai quali cercano cibo.

Fate attenzione perché se sentite qualcuno che vi sta tirando con foga la maglietta alle vostre spalle, di sicuro è un cervo che si aspetta un biscottino.

Uji è la patria del matcha, il tè verde in polvere da cerimonia del tè. Qui si trovano i migliori ed i iù grandi campi di tè che vengono oscurati nelle ultime quattro settimane di crescita per rendere la pianta ricca di clorofilla e amminoacidi, queste sostanze creano un gusto particolare, l'umami.

Umami è il quinto gusto scoperto un secolo fa e caratteristico dei cibi giapponesi, un misto fra dolce e salato, riconducibile al sapore del mare, delle alghe e del brodo.


A Uji si trova forse il tempio più bello del Giappone, il Byodo In, e sul suo tetto svetta uno dei simboli del Giappone, la sacra fenice, ma la fenice giapponese è di una bellezza struggente, magra e dalle piume appuntite sembra rivivere sul tetto del tempio.

Il monte Inari è un monte sacro al dio del riso e del sakè, sul monte si trova un santuario Shinto al quale si accede dopo quattro chilometri di percorsi sotto i torii rossi, i laccati cancelli di legno.

Migliaia di torii che ti accompagnano fino alla cima della montagna, la salita è faticosa ed accompagnata da piccoli templi e lapidi protette dalle statue della sacra volpe, animale venerato come divinità Shinto perché si crede abbia il potere di possedere le anime degli uomini.

Per scendere dalla montagna decidiamo di cercare una via alternativa ai torii, molto frequentati da pellegrini e turisti e troviamo un grande cancello rosso, ornato da una grossa corda in paglia di riso, che ci invita ad entrare. Troviamo così un percorso nascosta ripido fra i boschi di bambù. Decidiamo di scendere anche se non sappiamo dove stiamo andando di preciso, ma dopo poco ci raggiungono due signori velocissimi che in giapponese ci fanno capire di seguirli. 


Lui ha settanta anni e lei sessanta cinque e fanno questa strada ogni giorno, sono appassionati di trekking ed a giudicare dalla loro velocità sono anche campioni di corsa, attraversiamo la montagna dal lato opposto rispetto al santuario, arrivati ad un certo punto ci offrono un passaggio in macchina ma noi preferiamo scendere a piedi. Crediamo di esserci persi in una foresta quando un monaco ci indica il sentiero, eccoli i torii rossi in lontananza, siamo salvi.

Ma è stato bello perdersi fra il canto dei bambù e le risate delle scimmie.

IL LINGUAGGIO DELL'OSTE DEL RYOKAN

Nel Ryokan dove soggiorno c'è un oste che parla un pò di inglese, ma la sua faccia buffa e la sua comica espressione rende assolutamente impossibile qualsiasi tipo di comunicazione. L'unica via di fuga è l'ascensore, per evitare di ridergli in faccia.

In primo luogo è assolutamente fissato con le ciabattine della sua pensione, come in ogni altro esercizio del Giappone prima di entrare si tolgono le scarpe, quindi c'è una zona dove si tolgono le scarpe, un'altra dove ci si mettono le ciabatte, ma tutte le calzature devono essere assolutamente rivolte verso un determinato angolo da lui calcolato e le scarpe devono essere ad una determinata distanza le une dalle altre in modo da creare una perfetta armonia.

Se ne vengono aggiunte delle altre lui velocissimo cambia posizione di quelle precedenti..... può stare ore a sistemare scarpe e ciabatte, ed io potrei stare ore a guardarlo mentre lo fa.


I Giapponesi hanno difficoltà a finire una frase con una consonante, quindi milk diventa miroku, hotel diventa hoteru, light diventa lightoru.

Ecco una nostra conversazione tipo:

LUI: arigato gozaimas!
IO: Hello do you have a bottle of water?
LUI: heru draieru?
IO: No, water plase, to drink.
LUI: (con sguardo spaesato, io fisso l'ascensore disperata) Ohhhhh, wateru! Yes Yes I have, later I give you up.
IO: But can you give me the water now plase? A Bottle.
LUI: A boteru? A bateru of wateru?
IO: Yes a boteru of wateru, please.
LUI: Ohhhhh, you want wateru in the boteru?

Niente da fare, non so di quale acqua stesse parlando, ma dopo dieci minuti si presenta in camera con un thermos di acqua calda, gli chiedo se era acqua da bere e lui mi guarda allibito: WATERU! BOTERU!

Alla prossima cartolina!



3 commenti:

Reader's Bench ha detto...

Sono morta dalle risate e poi scoprire ch l'oste parla il mio stesso inglese è una consolazione!!

Anonimo ha detto...

Favoloso racconto, pure io sono morto dalle risate!
Alberto

la signora delle camelie ha detto...

Se ci ripenso rido ancora....

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