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18 maggio 2012

Una tripla giornata da Readers: alla conquista di Julia Augusta Taurinorum



La partenza

Talvolta, parlando con i miei amici mi capita di parlare dei “Readers” e loro, non conoscendoli, chiedono chi siano: bene, sappiate che i Readers sono masochisti.



Prendete me: per andare a lavoro mi alzo alle 06:45, mentre per andare al Salone del Libro di Torino prendo un giorno di ferie e mi alzo alle 05:30.

Dato che sono paranoico (arrivo in stazione con un certo anticipo) e Trenitalia non è mai puntuale (il treno è in ritardo), invece del treno della 06:54, prendo il treno delle 06:26, quindi mancherò l'appuntamento alla stazione di Latina coi Readers. Poco male: li incontrerò direttamente a Termini. 

Il tempo di fare colazione, prendere in giro le ragazze per cosa avranno mai messo nel bagaglio e per il fatto che entrerebbero comodamente nella mia valigia e raggiungere i binari e arriva il nostro treno Freccia Rossa. 

Troviamo i nostri posti e ci sediamo. Io fortunatamente capito seduto di fronte a Eleonora, così posso stendere le gambe. Sarà che sono abituato ai regionali sulla tratta Roma - Napoli, ma il Freccia Rossa mi sembra un hotel a cinque stelle su ruote. 

Una volta partiti divento, come Davide, il mio compagno di sedile per il viaggio, può constatare, estremamente nervoso. A me non piace viaggiare e soprattutto non mi piace dover stare fermo e non potermi muovere. Non riesco a leggere, non riesco a giocare, non sono molto di compagnia. Il massimo che riesco a fare è sonnecchiare.

Giunti a Torino, prendiamo la metropolitana: la metro di Torino è fantastica! Completamente automatizzata, ha il solo difetto di non coprire tutta la città (lo vedremo quando parlerò di come raggiungere lo Stadio).

Il nostro albergo è un po' lontano dal Lingotto, vero obiettivo della nostra missione per conto dei Libri, ma è vicinissimo alla fermata della metro, quindi lo raggiungiamo senza troppa difficoltà.

Il tempo di fare il check-in e ce ne andiamo nelle nostre stanze a posare le valigie. Sto pensando se andare subito a fare la doccia o aspettare ben dieci secondi, quando gli altri Readers fanno irruzione!



Doccia rinviata di pochi minuti, così da poterci organizzare. Il piano è rinfrescarsi, riposarsi e poi sciamare senza esitazione sul Museo Egizio!

Indiana Readers e il museo egizio

L'appuntamento è alle 17:30 nella hall dell'hotel, ma come sempre Claudio fa tardi. Devo dire che il personale dell'hotel sembra gentile e cortese, come un po' tutte le persone con cui mi capita di avere a che fare, tranne qualcuno decisamente incivile, ma gli automobilisti a Torino sono molto poco disciplinati.



Con la metro in pochi minuti siamo in centro e ci incamminiamo in direzione del museo, approfittando della bella giornata, anche se troppo calda, per fare due passi e qualche foto.

Non abbiamo molto tempo per girare il museo, data l'ora, quindi cerchiamo di raggiungere la meta abbastanza celermente. Riesco comunque a trovare il tempo di acquistare una cartolina per la mia amica Emanuela ed un magnete per la mia collega Valentina, che ne fa collezione.

Giunto al museo ricevo una notizia buona ed una cattiva: posso scattare foto, ma non posso usare il flash e, dato che l'illuminazione degli interni dei musei di solito è ridotta (per lo stesso motivo per cui non puoi usare il flash: la luce forte alza la temperatura e danneggia i reperti), fare buone foto sarà un'impresa. Inizio ad aggirarmi per le stanze, ma perdo contatto con gli altri: mi ritrovo solo con Claudio ed Eleonora che uso come modella per alcuni esperimenti fotografici in condizioni di luce particolari e che proteggo nel caso qualche mummia dovesse svegliarsi.



Il museo egizio è bello, grande e pieno di reperti interessanti, ma ci vorrebbe tutto il giorno e megari una guida per apprezzare l'intera esposizione, così mi limito a lasciarmi guidare dall'istinto (in realtà da quello di Eleonora) per soffermarmi sugli oggetti più interessanti ed a cercare qualche buon soggetto per una foto, come la statua in diorite di Thutmosis III, cercando di creare qualche gioco di luce.



Dopo il museo, continuiamo a camminare e ci dirigiamo verso il Po. Si cammina, si chiacchiera, ci si prende un po' in giro e si arriva sulle sponde del fiume, dove guardo il panorama e faccio le poste ad un gabbiano che vola basso e, se bloccasse le ali a planare, mi permetterebbe di fare una bella prova di panning, ma non sono così fortunato: mi accontenterò di farmi fotografare in riva al primo fiume d'Italia.

Shakespeare Readers' on the Guinness Bench


L'anno scorso i Readers cenarono in un pub in cui trovarono una birra buonissima ed allora penso che, per una volta che non devo guidare, non mi dispiacerebbe una buona birra, soprattutto se è difficile da trovare altrove e, quindi, avrò poche altre occasioni di assaggiarla.

Rintracciamo il pub dell'anno scorso, lo Shakespeare, ma, purtroppo, non c'è quella meravigliosa birra: ripiego su una Guinness, come testimonierà l'autoscatto.



Tornati in albergo, si va subito a dormire: anche domani ci dobbiamo alzare presto.

Un Lingotto di libri

È sabato... almeno credo. Nei miei soliti sabato la sveglia non suona, invece stavolta sì. Non è un gran problema, perché quando cambio letto faccio fatica a dormire ed è quasi una benedizione alzarsi.

Il tempo di prepararci e ci vediamo nella hall dell'albergo per andare a fare colazione. C'è veramente di tutto, ma mi limito ad un cornetto ed un cappuccino, mentre intorno a me vedo mascelle che “lavorano” senza sosta torte, fette biscottate, marmellate, Nutella e quant'altro: devo riconoscere che Franz è il re indiscusso della devastazione da buffet.

Come vi ho detto, il lingotto si trova al capolinea più lontano dal nostro albergo, quindi ci vuole quasi mezz'ora per arrivare a destinazione e ciò che ci troviamo davanti non si preannuncia troppo entusiasmante: sotto un sole tutt'altro che delicato, i cancelli non sono ancor aperti, ma la coda è già bella lunga, anche per chi come noi ha acquistato i biglietti online.



Entro e non ho neanche il tempo di ambientarmi, prima di cominciare a studiare il percorso che mi porterà all'Auditorium, dove ho il mio primo incontro con l'autore. Ovviamente, sbaglio auditorium, così, quando mi rendo conto che la stanzetta in cui mi trovo è troppo piccola e poco sorvegliata per ospitare i miei tre autori, faccio uno scatto da centometrista e raggiungo l'Auditorium Lingotto, già quasi pieno, ma con un posto libero in quarta fila!



Dell'incontro vi ho già parlato, solo che non ho detto che davanti a me un tizio ha dormito e russato per quasi tutti il tempo e delle hostess molto maleducate hanno civettato per diversi minuti, non contribuendo alla mia serenità. Ormai sono abituato a guardarmi intorno a questo genere di eventi ed individuare sempre almeno una persona fuori luogo.

Dato che l'organizzazione dell'evento non è delle migliori, anche pagando un biglietto che di fatto è giornaliero, non possiamo uscire e poi rientrare, quindi ci accampiamo come meglio possiamo per consumare un pasto gentilmente offertomi dalla Magna Direttrice che mi vuole bello incarne per quando deciderà di farmi allo spiedo.

Fighting at Juventus Stadium

Nel pomeriggio, inizio a girare per gli stand alla ricerca di qualche libro, o meglio dell'autocontrollo che mi impedisca di comprarne qualche vagonata: mi limito ed a fine serata il conto non supera le sei unità, di cui vi renderò conto. Fortunatamente, Davide ed Eleonora mi portano via. In fin dei conti abbiamo una missione da compiere: visitare lo Juventus Stadium ed aquistare i souvenir richiestici dai nostri amici. Il primo tentativo lo facciamo alla JuveStore del Lingotto, ma le magliette celebrative dello Scudetto sono esaurite. Mestamente convergiamo verso la Stadio.



Per arrivare dobbiamo prendere metropolitana, tram ed autobus, ma alla fine lo vediamo, anche grazie alla guida della cortese popolazione indigena. Anche se ci hanno detto che le maglie che cerchiamo sono quasi esaurite, facciamo un tentativo allo store locale e siamo fortunati: magliette a bizzeffe, ma solo nere e taglia L. Alla fin fine, ci va bene. Io ne prendo una per me ed una per il mio collega Pierluigi, Davide ed Eleonora ne prendono altre. Sto per pagare, quando mi ricordo di prendere qualcosa per quella rompiscatole di Ilaria (sì, quella della saga della tabaccaia) anche se romanista ed i miei occhi cadono su un cubo di Rubik della Juventus: la mia juventinità e la mia nerditudine hanno trovato un punto di convergenza!



Quel sant'uomo di Davide (per quanto possa esserlo un interista, anzi, proprio perché lo è) ci accompagna e ci scatta pure le foto davanti allo stadio, anche sopportando tutte le mie richieste (“metti a fuoco così”, “blocca questo e quest'altro”, ecc) e le mie provocazioni varie sul tema “mi faccio le foto con la tua ragazza”.
La cena ed il vino

Ritornati in albergo, una bella rinfrescata a poi si va a mangiare alla Trattoria Cecere di cui Clara e gli altri mi parlano da mesi. Devo dire che mangiamo benissimo e, anche grazie al Mangiarozzo di Claudio, il conto è anche abbordabile, solo che, avendo prenotato a nome mio, credo che da adesso in poi il cognome Rosato non sia più spendibile in quel locale per effettuare una prenotazione: come ha giustamente detto Claudio ad una coppia di avventori che ci guardava incuriositi, il vino era buono!


E non mi guardate così! Per una volta che esco di sera e non devo guidare...! 

Per tornare in albergo, sfruttiamo l'astemio Davide, che si ritrova cane guida di un gruppo di ragazzi allegri, ma in fondo innocui (anche se lui si è preventivamente dissociato a mezzo Facebook da ciò che avremmo potuto combinare).
Stanotte si dorme!

Il terzo giorno... è stata dura!

Se le previsioni del tempo non avessero annunciato burrasca, saremmo andati volentieri a fare un giro in battello sul Po, ma in realtà la temperatura era scesa di una quindicina abbondante di gradi e da una specie di Africa siamo passati alla quasi Siberia. 

Eleonora è partita prima per partecipare ad una cerimonia e quasi quasi la invidio. Decidiamo di fare un giro per negozi, ma non ce la faccio a seguire gli altri in negozi di abbigliamento vari, così io e Davide ci smarchiamo e troviamo, indovinate un po', una libreria Feltrinelli.
In giro si respira aria di festa, nonostante il mal tempo. Siamo a Torino ed oggi si gioca l'ultima di campionato: lo scudetto è già matematicamente della Juventus e la festa e praticamente già iniziata. Si sentono in lontananza cori del tipo “Siamo noi, i campioni dell'Italia siamo noi” e si individuano facilmente drappelli di supporters tutti bianconeri... No, Claudio, non sono commessi di Foot Locker! 

Dopo aver visitato vari negozi, visto alcune stranezze, come negozi in cui si può annusare tutto, tranne il personale, mutande con la coda e cartelli di pericolo caduta castagne, mangiamo qualcosa al McDonald's di via Statuto e ce ne torniamo in albergo a prendere le valigie, per poi andare alla stazione. Il treno parte alle 16:47.

Il resto è un vago ricordo, una sequenza di immagini sfocate. Diego e gli altri arrivano al binario. Diego e gli altri aspettano che si aprano le porte del treno. Diego e gli altri sono seduti sul treno che è appena partito. Diego e gli altri sonnecchiano, ridono, scherzano, ascoltano musica, parlano.

Ricordo un tizio di ritorno da una gita a Firenze seduto abbastanza vicino a me che si lamenta del fatto che ha scattato foto a tutti e quelle poche hanno scattato a lui sono venute male: il mio lato Nikonnista spinge per dirgli che tanto lui ha una Canon, quindi le sue foto non verranno mai bene.

Mi risveglio solo quando a Termini prendo il treno per tornare a Fondi, lo stesso che i miei compagni di viaggio prendono per tornare a Latina, uno schifosissimo regionale per Formia che assicura mononucleosi e magari anche tetano a chi solo lo guarda. Non c'è nemmeno spazio per i bagagli: per fortuna non è orario di punta  (sono le 22:00) e possiamo approfittare di qualche sedile vuoto.

Tra bottigliette di coca-cola che esplodono, stanchezza ormai ai limiti ed oscurità (neanche le luci funzionano bene sul treno), saluto i miei amici a Latina e scendo a Fondi, dove mi aspetta mio padre per riportarmi a casa. Se mi becca l'ufficio d'igiene mi butta nell'acido muriatico: non vedo l'ora di farmi una doccia.

Ancora non credete che i Readers siano masochisti? Cosa credete che abbia fatto lunedì, giorno che ho preso di ferie, dopo che la sera prima sono andato a dormire alle 02:00, tra disfare la valigia, cenare, raccontare un po' com'era andata e le immagini della festa scudetto della Juve? Avrò dormito tutto il giorno? No! Ho scritto questo ed altri due articoli... ovviamente dopo aver sistemato tutte le duecentotrenta foto che ho scattato!

A cura di Diego Rosato

4 commenti:

claudia peduzzi ha detto...

Resoconto esilarante ... bella la vita da reader's e non solo da writer :-)

Diego ha detto...

Lieto che ti sia piaciuto.
È un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo! :)

Eleonora ha detto...

Splendido riassunto delle nostre mirabolanti avventure!

Diego ha detto...

Grazie! :)

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