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2 maggio 2012

La storia dei tennisti sopravvissuti alla tragedia del Titanic



La lettura dei quotidiani mi porta spesso a pensare che in genere la realtà superi di gran lunga la fantasia. L'autore deve essere del mio stesso parere, infatti nella postfazione dichiara di aver lasciato ben poco spazio all'immaginazione. A parte ipotizzare che il racconto sia il resoconto dell'intervista ad un sopravvissuto realizzata - a 10 anni dalla tragedia (1922) – presso il circolo del tennis di Newport, da un giornalista, figlio di una delle vittime del naufragio, tutto il resto è il frutto di un'accurata ricerca documentaria, che ne fa il primo romanzo storico in chiave sportiva.


Il romanzo è edito dallo stesso autore per mezzo della società di servizi giornalistici Absolutely Free di cui è fondatore. La formazione giornalistica dello scrittore emerge chiaramente nella seconda parte del libro, interamente dedicata alle note biografiche di tutti i personaggi - non solo passeggeri - citati nel romanzo, a partire dal protagonista, Richard Norris Williams II

Il ventenne Richard, eccellente giocatore di tennis, era in viaggio con il padre dall'Europa, dove era nato e vissuto, verso gli Stati Uniti dove avrebbe dovuto frequentare l'università. Scampato miracolosamente al naufragio, dopo sei ore passate nelle gelide acque dell'oceano, riuscì a convincere il medico che lo soccorse a non amputargli le gambe. Giunto negli States si dedicò completamente al tennis annoverando nella sua carriera ben tre vittorie all'US National Championships (oggi US Open), due in singolo e una, a pochi mesi dalla tragedia, nel doppio misto; una vittoria in doppio a Wimbledon e dieci in singolo in Coppa Davis.  Uno degli episodi che lo vide protagonista, insieme al padre, nei concitati momenti del naufragio è citato anche nel famoso film Titanic di James Cameron. Il regista decise tuttavia di ometterne l'identità di personaggio famoso in quanto non funzionale alla narrazione. 

Il romanzo ripercorre le ultime ore a bordo del transatlantico prima dell'affondamento e i tre giorni di viaggio verso New York dei 705 superstiti sul Carpathia, il transatlantico inglese che deviò dalla sua rotta per rispondere all'SOS del Titanic. Come già evidenziato tutti i personaggi citati sono realmente esistiti e solo alcuni collegamenti sono frutto della fantasia dell'autore. Il filo conduttore è il tennis, dal momento che, per una singolare combinazione, sulla nave viaggiavano diversi esponenti di quel mondo. Il più famoso di essi era Karl Howell Behr, all'epoca affermato giocatore, che si era imbarcato per seguire l'amata, Helen Monypeny Beckwith Newsom in viaggio con la madre. L'aristocratica signora, per niente entusiasta della liaison amorosa della figlia, l'aveva portata in Europa proprio per allontanarla da lui, ma quando si dice il destino, la tragedia diede a Behr l'occasione per una richiesta di matrimonio alla quale l'arcigna mamma dovette arrendersi. 

Le storie di questi personaggi s'intrecciano con quelle di altri passeggeri, senza dimenticare coloro che a bordo del Carpathia tanto si prodigarono per i sopravvissuti, come il medico italiano Vittorio Risicato. Di lui in realtà si sa ben poco, ma nel romanzo svolge un ruolo chiave, chiara volontà dell'autore di commemorare la “partecipazione” italiana al tragico evento in maniera positiva e- non solo per l'alto numero di nostri connazionali che figurano tra le vittime –.

Nel complesso un'ottima e interessante ricerca storica, trattata in maniera originale. Un efficace contributo alle celebrazioni del centenario del naufragio. Gli appassionati di tennis inoltre potranno apprezzare più di me le numerose citazioni sui campioni degli anni '20, momento in cui questo sport si trasformò da passatempo per ricchi in attività professionale.

Alcune riserve solo sullo stile. Mentre la parte documentaria, di taglio giornalistico, è ben scritta, il racconto ogni tanto cade nella trappola dei periodi a cipolla, da rileggere un paio di volte per venirne a capo.  La punteggiatura non è sempre inappuntabile, così come la consecutio temporum. Errori senza dubbio evitabili con un editing più accurato. 

A cura di Claudia Peduzzi


I ragazzi di prima classe di Daniele Azzolini, Absolutly Free Editorem, 200 pagg, 15.00 euro. Anche in formato e-book.

Voto 7,5


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