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27 maggio 2012

Di Piazza e i suoi quattro canti



“ I Quattro canti di Palermo” è un romanzo composto da quattro lunghi racconti, il cui successo ne permetterà, presto, una trasposizione televisiva.


Pur essendo l'opera prima a livello di narrativa, Michele Di Piazza aveva già esordito pubblicando un libro legato ad una mostra fotografica incentrata su Palermo.
La prima domanda che gli viene posta, è quanto di autobiografico ci sia nel libro e quanto di inventato.

Di Piazza spiega che c'è molto, perché il protagonista del romanzo è ispirato alla sua vita. La storia segue le vicissitudini di un ragazzo nella Palermo della fine degli anni '70, quando si innescava la guerra di mafia, che portò ad una mattanza fra il '79 e l'84.

Si viveva in uno stato di guerra, ed il libro cerca di analizzare come fosse possibile amare, crescere e vivere, durante questa fase terribile ignorata dal resto d'Italia. Il protagonista prova a crescere in un inferno, attraverso, l'amore, la musica, la passione e le amicizie. Tutto quelle piccole cose normali, alle quali potersi aggrappare in un momento storico anormale.

Di Piazza racconta purtroppo di quanti episodi si potessero vedere all'epoca: latitanti che a Palermo passeggiavano tranquillamente senza che nessuno avesse la forza di denunciarli. Il confine fra legalità e illegalità era molto labile e la città era divisa in due  entità diverse, come se fossero nettamente separate. All'epoca scriveva per Antimafia, nettamente contrario a questo muro di omertà. Ma purtroppo la città che circondava questo progetto editoriale, vivacchiava all'ombra dell'omertà. Fino al delitto Dalla Chiesa la città subiva le morti, ma non se ne preoccupava molto.
Per uno strano ma interessante caso linguistico, i siciliani, usavano nel dialetto di quel periodo molto più facilmente il tempo presente o quello passato. L'uso del futuro era quasi obsoleto. A Palermo, epicentro di Cosa Nostra, c'era una guerra civile, ed il futuro era qualcosa di così lontano da non venire a volte nemmeno menzionato.

Dopo 5 anni di quella vita non era più possibile per lui restare a Palermo e questo perché non era attrezzato per subire quell'urto. A 20 anni si dovrebbe pensare alle fidanzate a divertirsi e ad immaginare un futuro. 
Il protagonista attraversa quattro storie differenti. Tre sono pubbliche e una più privata ma è comunque facile rintracciare in un ognuna di esse anche richiami alla nostra contemporaneità.

Passato e presente s'intrecciano, soprattutto oggi che il futuro è sempre qualcosa di irrealizzabile. Che cosa è cambiato da quei terribili fatti che sconvolsero Palermo? Poco o niente se consideriamo una regione come la Lombardia in cui si vive in una terra di conquista per gli esponenti della n’drangheta, e ci si è preoccupati più di cacciare i marocchini, che di creare un muro a protezione dalla delinquenza proveniente dal sud. 
Oggi un giovane cronista vive in una Sicilia diversa. Allo IULM, dove Di Piazza insegna giornalismo, si trova a contatto con molti aspiranti giornalisti e una gran parte di questi sono siciliani. Questi ragazzi sono come i loro colleghi del nord, senza tipizzazione, come avveniva prima. Ai suoi tempi i giornalisti di origine siciliana erano gli esperti di mafia. Ora questa differenza  non si avverte più. La sua scelta di fuga era legata anche a questo, ovvero ad ampliare i suoi  orizzonti, senza l'ossessione della Mafia. 
Arrivato a Roma, al Messaggero, affrontò qualcosa di diverso, scoprendo la cronaca e potendo  indagare sui delitti. In Sicilia questo non era possibile, nella Palermo degli anni '80, era inutile fare giornalismo investigativo.

Alcuni suoi amici di vecchia data, hanno cercato di ritrovarsi nel libro, anche se con difficoltà. Di Piazza spiega che la narrativa, a volte, è un pasticcio, ma che per un giornalista è come andare al Luna Park, avendo la possibilità di poter inventare, senza dover essere aderenti alla realtà degli eventi.

A cura di Davide Restelli

Consiglio per la lettura:


I Quattro Canti di Palermo di Giuseppe Di Piazza, Ed Bompiani, 213 pagg, 17 euro

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